venerdì 7 giugno 2013
Selex Ronchi: 33 esuberi. Richiesto l'intervento del governo
Nonostante sia un impianto di eccellenza, per il quale qualche anno fa si parlava addirittura di ampliamenti, la Selex Es di Ronchi dei Legionari rischia adesso di pagare le colpe degli altri stabilimenti. E non possiamo permetterlo. Questa la mia dichiarazione a conclusione dell'incontro avuto oggi con le Rsu dello stabilimento ronchese, che hanno comunicato l'intenzione della proprietà di procedere con 33 esuberi (13 mobilità volontarie e 20 in cassa integrazione a zero ore) e di prevedere una cassa integrazione collettiva di 4 ore ogni venerdì. Un segnale che ha fatto scattare un campanello d'allarme tra i lavoratori. «La nostra maggiore preoccupazione è che questi provvedimenti di fatto sconfessano il piano industriale – ha spiegato Flavio De Crignis a nome di tutte le Rsu – che prevede un rapporto tra lavoratori diretti e indiretti rispettivamente del 75 e 25 per cento del totale. A Ronchi questi numeri li abbiamo già, siamo al 20 e 80 per cento. Dunque, perché si va a toccare questa situazione? Siamo un'impresa di eccellenza, con i conti in ordine. Non è accettabile mandare a casa 22 persone in due anni». Una situazione che non può essere ignorata. Proprio ieri il sottosegretario all'industria, Claudio De Vincenti, ha riferito che le decisioni dell'azienda sono state prese in accordo con il sindacato locale, e che ne sono state informati i governi regionali. Quindi mi chiedo: il Governo ha provveduto a informare la presidente Serracchiani e l'assessore Bolzonello? Dal momento che lo stesso Sottosegretario De Vincenti ha fatto presente che il Governo si sarebbe fatto garante di una soluzione condivisa, voglio sapere in che modo si intenda intervenire. Ho intenzione di presentare un'interrogazione, che sarà condivisa con i miei colleghi di partito, per capire quali siano le intenzioni del Governo. Non è possibile che una realtà all'eccellenza e all'avanguardia come quella ronchese paghi solo per essere una sede periferica.
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lunedì 3 giugno 2013
Porto: bene Autorità unica regionale, ma sul modello Lazio
Un'autorità unica regionale, sul modello della Regione Lazio che ha messo in rete Gaeta, Civitavecchia e Fiumicino aumentando la sinergia e quindi la produttività dei due scali: questo è il modello a cui il Friuli Venezia Giulia dovrebbe aspirare, in materia di portualità ma non solo, e che può essere la spinta a realizzare la ''mozione Fvg'' auspicata dall'onorevole Michele Meta (Presidente della Commissione Trasporti) nella sua recente visita al Porto di Monfalcone.
In questo senso, quindi, si può parlare di autorità unica: non un aumento di competenze del Porto di Trieste, non un asservimento di Monfalcone e San Giorgio di Nogaro allo scalo triestino, bensì un ragionamento che funzioni sulla base dell'Alto Adriatico, e che quindi non può che partire a livello nazionale (si è visto infatti, con il naufragio della legge Riccardi, a cosa porti il voler fare le cose basandosi solo sulla realtà regionale). Per questo ritengo che sia passato il momento delle guerre di campanile, e che sia giusto il discorso che la presidente Serracchiani sta portando avanti in queste settimane: un discorso che potrebbe andare a confluire appunto nella ''mozione Fvg'' di cui si parlava, che non riguarderà solo il sistema portuale, ma l'intero sistema di infrastrutture regionale.
Da parte mia quindi condivido il discorso della Presidente regionale, garantisco la massima collaborazione all'amico e collega Paolo Maschio, nuovo presidente dell'Azienda Porto, e sono quindi a disposizione da subito per un ragionamento complessivo da portare poi a Roma.
In questo senso, quindi, si può parlare di autorità unica: non un aumento di competenze del Porto di Trieste, non un asservimento di Monfalcone e San Giorgio di Nogaro allo scalo triestino, bensì un ragionamento che funzioni sulla base dell'Alto Adriatico, e che quindi non può che partire a livello nazionale (si è visto infatti, con il naufragio della legge Riccardi, a cosa porti il voler fare le cose basandosi solo sulla realtà regionale). Per questo ritengo che sia passato il momento delle guerre di campanile, e che sia giusto il discorso che la presidente Serracchiani sta portando avanti in queste settimane: un discorso che potrebbe andare a confluire appunto nella ''mozione Fvg'' di cui si parlava, che non riguarderà solo il sistema portuale, ma l'intero sistema di infrastrutture regionale.
Da parte mia quindi condivido il discorso della Presidente regionale, garantisco la massima collaborazione all'amico e collega Paolo Maschio, nuovo presidente dell'Azienda Porto, e sono quindi a disposizione da subito per un ragionamento complessivo da portare poi a Roma.
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giovedì 30 maggio 2013
Visita al Porto dell'on. Meta (presidente Commissione Trasporti)
Una ''mozione Fvg'' per portare all'attenzione nazionale la nostra regione, le sue potenzialità e le problematiche nel settore dei trasporti: questa la proposta dell'onorevole Michele Meta, presidente della Commissione Trasporti e Infrastrutture della Camera, in visita oggi al Porto di Monfalcone dove ha incontrato i vertici dell'Azienda Porto (il presidente dimissionario Emilio Sgarlata e il neo presidente Paolo Maschio), nonché il presidente della compagnia portuale Riccardo Scaramelli e gli operatori del porto.
Dopo una breve introduzione sulla situazione del porto di Monfalcone da parte dell'ex presidente Sgarlata («Solo adesso stiamo tornando lentamente ai livelli di traffico del 2006, stiamo lavorando per l'accesso al canale del porto e per rendere sempre più strategico lo scalo monfalconese»), è toccato al neo presidente Maschio elencare le cose di cui il Porto ha bisogno: l'escavo, per cui si deve velocizzare la procedura, e la ridefinizione della mission e del piano regolatore del porto. Presente anche l'assessore regionale Mariagrazia Santoro, che dopo aver ringraziato l'on. Meta per l'attenzione data al nostro territorio, ha ricordato che il porto di Monfalcone rientra nelle strategie dell'Unione Europea, evidenziando però il timore che l'attenzione rimanga alta solo fino a Venezia, e che la nostra regione rimanga schiacciata tra questo scalo e quelli di Fiume e Capodistria.
«Abbiamo la responsabilità di mettere al centro dell'attenzione la questione dei porti - ha esordito Meta – in un quadro che chiarisce la competenze dello Stato e quelle della Regione. La legge 84 ha funzionato, l'errore è stato quello di rimanere poi con le mani in mano». Come fare quindi? «Due sono le azioni possibili: un decreto che ponga al centro la sburocratizzazione, l'autonomia finanziaria e le concessioni (cosa che si può fare a breve), e una riforma organica che avrà tempi più lunghi». Il Fvg ha pagato un prezzo alto alla redditività delle infrastrutture, ed è ora di chiedere il conto. «Ecco quindi le mie proposte - ha concluso Meta - .Prima, una ''mozione Fvg'' che impegni il Governo a intervenire sui temi cari a questa regione. Seconda, una delegazione per verificare e velocizzare l'iter del Via al canale di escavo al Ministero dell'Ambiente».
Dopo una breve introduzione sulla situazione del porto di Monfalcone da parte dell'ex presidente Sgarlata («Solo adesso stiamo tornando lentamente ai livelli di traffico del 2006, stiamo lavorando per l'accesso al canale del porto e per rendere sempre più strategico lo scalo monfalconese»), è toccato al neo presidente Maschio elencare le cose di cui il Porto ha bisogno: l'escavo, per cui si deve velocizzare la procedura, e la ridefinizione della mission e del piano regolatore del porto. Presente anche l'assessore regionale Mariagrazia Santoro, che dopo aver ringraziato l'on. Meta per l'attenzione data al nostro territorio, ha ricordato che il porto di Monfalcone rientra nelle strategie dell'Unione Europea, evidenziando però il timore che l'attenzione rimanga alta solo fino a Venezia, e che la nostra regione rimanga schiacciata tra questo scalo e quelli di Fiume e Capodistria.
«Abbiamo la responsabilità di mettere al centro dell'attenzione la questione dei porti - ha esordito Meta – in un quadro che chiarisce la competenze dello Stato e quelle della Regione. La legge 84 ha funzionato, l'errore è stato quello di rimanere poi con le mani in mano». Come fare quindi? «Due sono le azioni possibili: un decreto che ponga al centro la sburocratizzazione, l'autonomia finanziaria e le concessioni (cosa che si può fare a breve), e una riforma organica che avrà tempi più lunghi». Il Fvg ha pagato un prezzo alto alla redditività delle infrastrutture, ed è ora di chiedere il conto. «Ecco quindi le mie proposte - ha concluso Meta - .Prima, una ''mozione Fvg'' che impegni il Governo a intervenire sui temi cari a questa regione. Seconda, una delegazione per verificare e velocizzare l'iter del Via al canale di escavo al Ministero dell'Ambiente».
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giovedì 18 aprile 2013
Pisus: il solito pasticcio della giunta Tondo
L'assegnazione dei fondi Pisus ricalca, quasi in fotocopia, la vicenda del Cda della Git di Grado: entrambi i provvedimenti sono stati presi di corsa, a pochi giorni dalla scadenza della giunta regionale, ed entrambi hanno suscitato un mare di polemiche (giustificate). La vicenda del Pisus è però ancora più grave per i suoi pregressi: oltre quindici mesi di attesa per i Comuni, poi una decisione che affida tutti i fondi a quattro progetti (poi ampliati a sei dopo le proteste di Udine e Maniago) sui quindici approvati (e anche i Comuni che si sono visti assegnare i fondi avranno un bel daffare: pochissimo tempo per affidare le opere, appaltare i lavori e rendicontare. Praticamente un'impresa impossibile), e in mezzo, la richiesta di proroga all'Unione Europea, il cambio di composizione della commissione, rinvii vari. Insomma, il solito pasticcio della giunta Tondo che ha fatto infuriare ben più di qualche amministratore locale. La speranza è che adesso la nuova amministrazione regionale ci metta una pezza, oppure il Pisus, da ''boccata d'ossigeno'' che poteva essere per i Comuni, si rivelerà una farsa, e ci andranno di mezzo, come al solito, le attività economiche e i lavoratori della regione.
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lunedì 15 aprile 2013
Incontro con Rsu Selex
Lo stabilimento Selex di Ronchi dei Legionari non è attualmente compreso nel piano di ristrutturazione dell'azienda, ma questo comunque non evita le preoccupazioni, che son state espresse dalle Rsu aziendali nel corso del nostro incontro. «Siamo una realtà industriale all'eccellenza per i simulatori di volo – hanno spiegato – e, almeno per il momento, non colpiti in modo pesante dai piani di ristrutturazione». I tredici dipendenti identificati come esuberi, infatti, sono già destinati alla pensione. «Ma quello che preoccupa – hanno continuato – è il futuro: nonostante il carico di lavoro che non manca, è possibile che non ci siano richieste da parte dello Stato di prodotti che sono all'eccellenza nel mondo?» . Il riferimento è al fatto che il Ministero della Difesa, invece di sostenere aziende italiane che assicurano un elevato standard, si muova su altri mercati esteri. Proprio in tale senso è stato richiesto il mio impegno. E io farò tutto il necessario perché tale situazione sia portata all'attenzione di chi di dovere. E' un obbligo dello Stato sostenere, nelle modalità a esso consone, realtà come questa, che sono fondamentali sia per l'occupazione che per l'economia locale».
lunedì 8 aprile 2013
Ennesima scorrettezza istituzionale sull’iter del Piano di Governo del Territorio
A pochi giorni dalle elezioni regionali l’assessore Riccardi e la maggioranza di centrodestra hanno commesso l’ennesima scorrettezza in merito alla formazione del nuovo Piano di Governo del Territorio, esprimendo un parere a maggioranza sull’ultima delibera della giunta regionale che riguardava l’istruttoria sulle osservazioni pervenute sul piano stesso. Lo denuncia il gruppo consiliare del Partito Democratico.
Con una convocazione lampo della commissione consiliare a ridosso delle festività pasquali, mettendo a disposizione del consiglio una documentazione molto corposa solo pochi giorni prima della seduta, l’assessore si è addirittura dimenticato di sentire il parere del CaL previsto dalla procedura. Il fatto grave che le amministrazioni locali non abbiano espresso nessun pare in merito, la dice lunga sull’uso disinvolto delle regole e del buon senso da parte di codesto governo regionale.
Che senso ha voler procedere con colpi di mano in questa materia così complessa e delicata? Forse solo smania di annunciare prima del voto regionale che la giunta Tondo ce l’ha fatta ad approvare il nuovo PGT, magari con una delibera di giunta a pochi giorni dal voto. Poi, se nella sostanza questo strumento sia condiviso o meno dal territorio regionale e dagli attori protagonisti del suo governo, non sembra interessare.
Una delle prime cose di cui si dovrà occupare la nuova presidente della regione Serracchiani sarà mettere mano a questa materia, bloccare tutto l’iter in corso e purtroppo rifare gran parte del lavoro fatto male dai suoi predecessori. Come sarà importante per il Friuli Venezia Giulia poter disporre di una nuova legge sull'urbanistica che fornisca certezze e semplicità operativa ai Comuni, ai cittadini e alle imprese.
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sabato 6 aprile 2013
Unione delle università: un passo importante.
Un plauso alle Università di Udine e Trieste che decidono di fare strada assieme! E' questo il solo modo per garantire la formazione migliore ai nostri giovani.
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