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giovedì 10 aprile 2014

Schengen della salute in vigore dal 5 aprile

E' entrato in vigore lo scorso 5 aprile il Decreto legislativo 38/2014 sulle cure nell'Unione Europea, noto come lo ''Schengen della Salute''. Come ha spiegato il Ministro alla Salute Lorenzin, uno degli obiettivi a cui il nostro sistema sanitario nazionale deve tendere è quello di attirare pazienti stranieri e guadagnarsi quindi una posizione di ancora maggiore spicco in ambito europeo. E questo vale ancora di più per un territorio come quello del Fvg. L'Italia è stata uno dei primi paesi a recepire la direttiva Ue, attivando un contact point per informare i cittadini che fornirà informazioni sugli standard di qualità e sicurezza delle cure, accessibilità delle strutture e soprattutto procedure di rimborso e di autorizzazione. Informazioni che sono utili sia per chi dall'estero arriva nelle nostre strutture, sia chi dall'Italia sceglie di curarsi all'estero. Il punto di contatto e tutte le informazioni si trovano sul sito del Ministero della salute, http://www.salute.gov.it, seguendo il percorso Home > Temi e professioni > Sanità internazionale > Cure nell'Unione Europea.





mercoledì 13 febbraio 2013

La sanità trasfrontaliera sarà presto una realtà


Un progetto di cogestione del Punto Nascita con Šempeter tramite una troupe di medici, infermieri e ostetriche bilingui italo-sloveni appositamente creata e utilizzando il Punto nascita sloveno per i parti e il percorso Nascita italiano per il percorso preparto, mantenendo lo stato di ''nato a Gorizia'': questo il progetto che il direttore generale dell'Azienda Sanitaria Isontina, Marco Bertoli, mi ha illustrato. Solo in questo modo, infatti, Gorizia potrà mantenere una struttura ostetrica sul territorio. «La sanità trasfrontaliera è già allo studio» ha confermato il direttore.
Progetto, quello della sanità trasfrontaliera, che ho detto di apprezzare e sostenere. A distanza di tanti anni non siamo riusciti ancora a capire le potenzialità della caduta del confine, e lo dimostrano le infelici dichiarazioni di Gergolet e le altrettanto infelici reazioni di oggi. Invece mi auguro che il prossimo governo regionale supporti fortemente questo progetto. Da parte mia, mi impegnerò a sostenere questa sanità transfrontaliera all'interno del Gect. Proprio da lì infatti potrebbero arrivare i fondi per la realizzazione del progetto, come ha spiegato il direttore Bertoli: «Un punto nascita transfrontaliero sarebbe una vera novità in Europa, e metterebbe assieme le eccellenze italiane e slovene».

Per Monfalcone, invece, si potrebbe fare un discorso analogo con il Burlo triestino. «In questi tempi non si possono sostenere doppioni di attività – ha spiegato Bertoli – bensì sviluppare le eccellenze, specializzando le diverse strutture». Questo, anche e soprattutto nell'ottica della prevista fusione con Trieste. E, a tal proposito, ho anche sottolineato la necessità di garantire una rappresentanza goriziana nell'alta dirigenza di una futura Azienda unica.

lunedì 9 luglio 2012

Punti nascita: alcune riflessioni

Prima di tutto, non spaventiamoci più del necessario: è impossibile che un'azienda sanitaria perda entrambi i Punti Nascita.. ciò infatti significherebbe di fatto chiuderla. Un Punto nascita sul territorio provinciale, quindi, ci deve necessariamente essere.


Il problema però va oltre una decisione politica che, criticabile nella forma (impensabile che decisioni di questo tipo vengano prese senza che nessuno ne sappia nulla!) si basa sui numeri, ovvero i parti che ormai da anni sono in calo sia a Gorizia che a Monfalcone

A questo punto, prima di lanciarsi in una guerra tra Monfalcone e Gorizia (che, come si è visto, causa più danni che altro), si deve capire che il solo modo per riuscire a sostenere un Punto Nascita è quello di garantirne la qualità, per far sì che sia scelto dai cittadini. Altrimenti, c'è il rischio che anche una sola struttura provinciale non sia in grado di garantire i numeri previsti, e che sempre più numerose diventino le ''fughe'' verso Trieste o verso Palmanova (come sta accadendo da tempo), anche per via del mancato coordinamento con i medici di base.

A questo punto, quindi, va fatto un ragionamento di tipo tecnico internamente alla struttura, e una riflessione generale sulla necessità di garantire sia una qualità sempre più alta al servizio che una collaborazione proficua anche con i medici di base e gli specialisti sul territorio. E in questo la parola spetta quindi all'azienda sanitaria e ai suoi medici, mentre la politica può solo smetterla con le guerre di campanile e prendere atto della situazione che si presenta.

martedì 28 febbraio 2012

Welfare ''padano'': i Comuni hanno ragione!

La Lega accusa le amministrazione di centrosinistra di aver boicottato la legge sul welfare? Ma se è grazie alle sue leggi antistoriche e antieuropee che centinaia di famiglie in tutta la regione hanno rischiato il blocco delle graduatorie per l'assegnazione delle case Ater, andate per le lunghe proprio a causa dei problemi sorti nell'applicazione delle normative razziste volute dalla Lega Nord.



Bisogna sapere che non sono i sindaci a non voler applicare la legge, bensì è la legge che di fatto mette a rischio ricorso centinaia di amministrazioni, che non sanno più che criteri seguire per non incorrere in sanzioni.


Il fatto è che per inseguire le loro fobie, i leghisti non hanno favorito i cittadini del Friuli Venezia Giulia, ma anzi hanno rischiato di bloccare centinaia di procedimenti amministrativi anche per i ''nostri'' abitanti. Il caso delle graduatorie dell'Ater è solo l'ultimo della serie. Quindi per favore che la smettano di accusare a vanvera e si vergognino, come è una vergogna questa legge sul welfare da loro voluta.

mercoledì 30 novembre 2011

venerdì 10 dicembre 2010

Sui movimento ''poco rassicuranti'' nella Sanità regionale

Ormai i buoi sono scappati dalla stalla. Nonostante i nostri interventi pare che il futuro dell'Azienda Sanitaria Isontina sia segnato, ovvero venga inglobata da Trieste e, da lì al suo ridimensionamento non passerà molto. Si dice ciò venga fatto per evitare i doppioni. E allora, se si vuole evitare i doppioni, che si faccia pure un'Azienda unica per tutta la Regione Fvg. Vediamo se si ha il coraggio.

È il mio intervento ''provocatorio'' sui movimenti che si stanno verificando in queste ore nel settore sanità: da una parte la presentazione di una proposta del Pdl di unificare le aziende sanitarie, che nel caso dell'Isontino farà passare Gorizia sotto Trieste, e dall'altra la notizia del potenziamento dei reparti di Chirurgia di Cattinara per servire anche Gorizia e Monfalcone. Tutto fa pensare che ormai il passaggio dell'Azienda Isontina sotto quella triestina sia cosa fatta. Un'ipotesi che era stata fortemente contestata sia sul territorio che in consiglio regionale dal gruppo del Partito Democratico. Credo che prima o dopo sarà questo il punto a cui arriveremo, e questo nonostante le nostre opposizioni, sul territorio o nelle sedi politiche.

Più volte nei mesi scorsi avevo avvisato che quello a cui si puntava, con il nuovo piano sanitario, fosse di unificare Gorizia a Trieste e, da lì in avanti, farla diventare una sede staccata dell'Azienda triestina, depauperandola della sua autonomia e dei reparti più importanti. Si sostiene che sia un'azione necessaria per evitare i doppioni e razionalizzare le spese.

Va bene, ma allora facciamolo fino in fondo: creiamo un'azienda unica regionale che gestisca tutto il territorio, senza distinzioni tra province. Vediamo se la maggioranza vuole arrivare a questo punto. Perchè altrimenti sorge il sospetto che non di razionalizzazione si tratta, quanto dell'egemonia di una provincia sull'altra.

domenica 3 ottobre 2010

La risposta di Kosic: deludente!!!!

Delusione e sconcerto. Sono questi i sentimenti che ho espresso a nome del gruppo regionale sulla risposta fornita dall'assessore alla Salute Kosic all'interrogazione sull'Ospizio Marino di Grado. Interrogazione che, ricordo, chiedeva l'intervento della Regione, magari tramite l'Ass1 Isontina, per una riapertura almeno temporanea della struttura. Invece le risposte dell'assessore sono state un ''no'' su tutta la linea e questo, dopo l'affermazione di Tondo di qualche giorno fa sul massimo interesse della Regione verso il futuro dei lavoratori, ci ha quanto mai deluso e sconcertato. Anche perchè ora il rischio, più che concreto, è che la struttura perda la sua funzione socio-assistenziale per diventare una clinica privata a tutti gli effetti.

Kosic ha infatti escluso la possibilità di una gestione provvisoria. Tale eventualità è «stata esclusa dagli stessi commissari liquidatori che, invece, hanno deciso di sciogliersi dal contratto di affitto stipulato dal commissario straordinario dott. Zilli, che appunto una tale tipologia di gestione prevedeva e che era l'unica possibilità per evitare l'interruzione dell'attività e il mantenimento dei posti di lavoro, e hanno optato per la vendita». Per quanto riguarda poi il finanziamento dei lavori, ha affermato Kosic, «è evidente che il finanziamento e realizzazione dei lavori verrebbero fatti in maniera molto più celere da parte dei futuri acquirenti, che ne scomputerebbero i costi dal prezzo di acquisto, oltre che per le inevitabili lungaggini delle procedure a evidenza pubblica».

Infine, conclude Kosic, «quanto alla possibilità di acquisto da parte pubblica si ribadisce che era prevista dagli atti di pianificazione regionale la funzione e non l'acquisto o la costruzione di una struttura. In ogni caso appaiono di difficile soluzione, al riguardo, anche altre problematiche quali quelle connesse con il personale, disciplinato dal contratto di sanità privata, e l'assorbimento del medesimo, visto che un ente pubblico non può assorbire dipendenti come un ente privato: problematiche che non sussistono nel caso di un acquirente o un affittuario privato».

La Regione specifica anche l'inapplicabilità dell'articolo 28 del codice civile che consentirebbe di trasformare la fondazione allontanandosi il meno possibile dallo scopo statutario, visto che «un tanto è possibile qualora il patrimonio sia sufficiente per fare altro. Nel nostro caso il patrimonio non era in grado di assicurare alcuno scopo, visto l'indebitamento e la crisi di liquidità». Unica apertura, il fatto che «l'assessorato di riserva di valutare tutte le possibilità alla luce degli eventi che saranno via via forniti dai commissari liquidatori».

Per me, tali affermazioni rappresentano un ''no'' a tutte le richieste avanzate per salvare l'Ospizio. La Regione ha risposto negativamente anche alla possibilità di modifiche legislative per ovviare alle osservazioni presentate. Ci sconcerta questa giunta che dice una cosa (''la regione non abbandonerà l'Ospizio''), e ne fa un'altra.

Lo scandalo dell'Ospizio Marino

Massima fiducia nell'autorità giudiziaria, ma allo stesso tempo un pressante invito affinchè la Regione faccia quanto in suo potere per rimediare, quanto prima possibile, alla situazione grave dell'Ospizio Marino di Grado.

È questo il senso dell'interrogazione che ho presentato in consiglio regionale. Mai infatti ho voluto sostenere che la politica dovrebbe ostacolare l'autorità giudiziaria, anzi, la giustizia deve assolutamente fare il suo corso. Ma, fermi restando questi paletti, la Regione deve adoperarsi per risolvere, almeno temporaneamente, la situazione che si fa di ora in ora più drammatica. L'interrogazione si apre infatti manifestando «massima fiducia nei tre commissari liquidatori e nell’operato del Tribunale di Gorizia per l’accertamento delle varie responsabilità» ma anche premettendo che «la situazione di invivibilità che ha portato alla chiusura, per sequestro da parte dell’autorità giudiziaria, dell’attività dell'“Ospizio Marino”, sembra in realtà solo il “casus belli” conseguente alle intricate vicende finanziarie che si sono giocate sotto il sole di Grado tra l’Ospizio stesso, la Clinica Sant’Eufemia e l’Hotel Rialto».

La situazione però è chiara: la «Fondazione ONLUS “Ospizio Marino di Grado” non è stata in grado di gestire le nuove attività (Clinica e Hotel), con conseguente commissariamento nell’ottobre 2009 da parte della Regione», e nemmeno i privati da ultimo coinvolti «hanno portato alcun beneficio alle attività nel loro complesso, ma anzi, con un gioco societario di “scatole cinesi”, appare che l’attività sia stata più finanziaria che medico-riabilitativa».

A rimetterci, finora, sono stati «oltre agli utenti (con i loro problemi), anche i lavoratori, che con professionalità mantengono alti gli standard di cura e riabilitazione per gli utenti stessi» visto anche che «con l’attività circoscritta al solo Ospizio marino (ora Istituto Barellai) non solo non c’erano problemi gestionali, ma si producevano utili».

Prendendo atto di tutto questo nonché «dell'avviso dei commissari liquidatori con l’invito a manifestare l’interesse a rilevare il Barellai con scadenza 08/10/2010 e delle ultime dichiarazioni del Presidente Tondo per rassicurare dipendenti e utenti che si concludono con un “non vi lasceremo soli”», chiedo all'assessore competente «se non ritenga che la Regione abbia tutto l’interesse a mantenere in ambito pubblico l’attività del solo Barellai, finanziando i lavori strettamente necessari alla riapertura da rimborsare in sede di bando di gara, contestualmente verificando la possibilità di manifestare, attraverso l’ASS n. 2 Isontina, l’interesse all’acquisto del Barellai entro il 08/10/2010 e la fattibilità, attraverso la predisposizione di un piano aziendale, di una gestione provvisoria da parte dell’ASS n. 2, coinvolgendo gli attuali operatori oggi in cassa integrazione».

giovedì 2 settembre 2010

Allarme oculistica

Il nuovo passo per depauperare l'ospedale San Polo di Monfalcone (e quindi la sanità Isontina) a favore di Trieste sono le politiche decise sulla gestione del reparto di Oculistica dell'ospedale monfalconese.

A denunciarlo assieme a me è il gruppo consiliare del Partito Democratico, che citando il resoconto di un incontro del Comitato per le funzioni coordinate di Area Vasta (avvenuto lo scorso 26 luglio) evidenzia quali siano le minacce sul futuro della sanità goriziana.

Come si legge nel documento in futuro ''saranno individuate delle precise specificità sia in campo diagnostico che in quello terapeutico e medico e chirurgico che richiedono la presenza di costose e sofisticate attrezzature, oltre a una necessaria consuetudine assistenziale''. Questo comporta che le specificità di glaucoma, chirurgia, retina medica, laser-terapia e chirurgia vitreo-retinica, nonché per fisiopatologia corneale e trattamento chirurgico, una volta punti di forza di Monfalcone, vedranno come azienda di riferimento l'Azienda Ospedaliera Universitaria degli Ospedali riuniti di Trieste.

L'Ass di San Polo, recita ancora il documento, ''è di riferimento per fisiopatologia e chirurgia delle vie lacrimali'', e niente altro. Trieste sarà poi riferimento anche per l'oculistica pediatrica, che ''viene trattata esclusivamente presso l'IRCCS Burlo Garofalo di Trieste'', così come l'assistenza ai bambini strabici.

Per il gruppo del Pd, questo significa una cosa sola: che gli allarmi lanciati gli scorsi mesi sul depauperamento di Monfalcone e Gorizia a favore di Trieste (che si troverebbe ad avere in tal modo più trattamenti di patologie di conseguenza un maggio numero di pazienti che le due strutture isontina) non erano campati per aria. Questa infatti è solo l'ennesima dimostrazione che le politiche regionali non vanno a privilegiare Gorizia su Monfalcone o viceversa: quello a cui si punta è evidentemente una riorganizzazione che va tutta a vantaggio di Trieste.

A questo punto però ci si deve chiedere una cosa: che ruolo hanno in questo gli amministratori locali? Perchè se non sapevano di questa decisione è scandaloso che non siano stati coinvolti; e se invece sapevano e hanno ritenuto di non intervenire allora non possiamo fare altro che alzare anche noi bandiera bianca.

mercoledì 12 maggio 2010

Domani la verità sul piano sanitario

La conferenza dei sindaci che domani si dovrà esprimere sul piano sanitario e sul lavoro delle due commissioni tecnico-amministrative incaricate di effettuare una “ricognizione” della sanità isontina, è l'ultima possibilità che l'Isontono (e intendo Gorizia e Monfalcone assieme) hanno per salvaguardare un patrimonio che rischia di andare perduto.

Ecco perchè, essendo più volte intervenuto lanciando l'allarme sulle conseguenze che il piano sanitario regionale riveste per la nostra provincia (a cominciare dal Punto nascita per continuare con la Medicina nucleare e gli altri reparti, ovvero Pronto Soccorso, Anestesia e rianimazione, Terapia intensiva e semintensiva e Terapia del dolore) colgo questa ultima occasione per appellarmi ai sindaci perchè trovino un fronte comune, evitando le polemiche tra azienda sanitaria monfalconese e goriziana: produrre un documento di ''contrasto'' infatti metterebbe a rischio l'intero sistema, con il beneficio di altre realtà limitrofe (prima tra tutte Trieste) che sarebbe il ''terzo che gode'' tra i due litiganti.

Infine, d'accordo con quanto sostenuto dal segretario del Pd di Monfalcone Frisenna, questa è anche l'occasione per ''pesare'' le dichiarazioni di sostegno alla sanità isontina pervenute finora dagli esponenti del centro destra, gli stessi che sostengono la maggioranza che ha redatto il piano in questione.

lunedì 14 dicembre 2009

Sanità Isontina: e noi dove siamo?!?!?

Un mio intervento sulla sanità isontina. Polemico anche verso il Pd, perchè no.



Le problematiche al settore di Chirurgia dell'ospedale San Polo di Monfalcone, la mancanza di turn over con conseguente depotenziamento del Centro Antidiabetico di Gorizia, le previsioni di riduzione dell'attività in tutta l'Azienda Sanitaria Isontina a cominciare dal calo dei posti letto: tutte questioni per cui si dovrebbe fare ''fronte comune'' e invece ci si trova a essere ormai fuori tempo massimo. È questo il commento del consigliere regionale Giorgio Brandolin (Pd) alle allarmanti notizie che di settimana in settimana si susseguono sulla condizione della sanità isontina. «Ci sarebbe da chiedersi: i Romoli, i Gherghetta, i Razzini, ma anche i Pizzolitto e i Maran, dove sono? Quando sarebbe ora di intervenire con decisione, e tutti assieme, su un tema così importante? Perchè nessuno si muove? Non si capisce che ormai si rischia di trovarsi fuori tempo massimo?».

Le notizie allarmanti di questi ultimi mesi infatti, spiega ancora Brandolin, arrivano dalle anticipazioni del Piano Sanitario regionale. «Ad esempio, i problemi relativi alla Diabetologia di Gorizia e ai settori dell'ospedale di Monfalcone sono legati alla mancanza del turn over, che viene in pratica azzerato dal piano Sanitario. Il motivo è evidente: si tratta di un depotenziamento che si protrae nel tempo, passo dopo passo, volto a far perdere di importanza Gorizia con la conseguenza logica di un trasferimento di tutte le competenze a Trieste». Il problema è che da un depotenziamento di Gorizia non arriverà automaticamente un guadagno di Monfalcone, anzi. «Ecco perchè, come ho sempre fatto negli anni della mia presidenza provinciale – conclude Brandolin – continuo a spingere per la creazione di un ''fronte comune'' tra Gorizia e Monfalcone, perchè è la sola via d'uscita. Non solo: questa coesione ci dovrebbe essere anche tra i diversi esponenti politici della provincia, che al di là dell'appartenenza politica dovrebbero avere a cuore il destino di questo territorio. E c'è davvero da chiedersi dove sono, in questo momento».

sabato 12 dicembre 2009

Povero Razzini....

Il mio intervento sul Messaggero Veneto, dopo che Razzini minacciava il ''no'' al Piano sanitario perchè "svilente per la sanità isontina"...

Il consigliere Razzini si è svegliato, ma si è svegliato tardi». Così il consigliere del Pd Giorgio Brandolin commenta l'intervento del vice capogruppo della Lega Nord Federico Razzini sul piano sanitario regionale, che minaccia importanti tagli e depauperamenti in particolare per l'area Isontina. Se Razzini dice infatti ''no'' al piano, minacciando un ''voto di coscienza'' alla votazione in Consiglio regionale, il consigliere del Pd replic: «Forse era il caso di svegliarsi un po' prima, e non certo alla vigilia dell'approvazione». Una critica che però non rimane fine a se stessa, in quanto è seguita anche da una proposta costruttiva. «Dire che si voterà contro il provvedimento in consiglio è una dichiarazione che lascia il tempo che trova – spiega Brandolin –. Quello che invece sarebbe utile, e che invito il consigliere leghista a fare, è creare un fronte comune tra maggioranza e opposizione, ma anche operatori medici e sanitari dell'Isontino, per difendere con un'azione forte e chiara la nostra sanità locale». Il piano di ristrutturazione previsto dalla Regione, spiega Brandolin, ha in realtà radici antiche. «Tanto è vero che un primo nucleo si trova già nel piano elaborato dall'allora assessore leghista Piero Fasola – continua il consigliere del Pd - .Per cui ora trovo alquanto intempestivo che Razzini si sgoli contro questo provvedimento. Quello che dovremo fare è creare un fronte comune, e intendo anche tra Gorizia e Monfalcone, per difendere la sanità isontina in toto, per evitare che alla fine 'il terzo goda'', ovvero il centro decisionale e la ''testa pensante'' vengano spostate a Trieste».