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giovedì 18 ottobre 2012

I nostri dieci ''no'' al PGT

Perchè abbiamo detto ''no'' al Piano di Governo del Territorio? Perchè la giunta regionale pretendeva una sorta di "firma in bianco“ su una cambiale che non si sa chi riempirà di contenuti chiari, concreti e coerenti. Il progetto attuale, frutto del lavoro svolto dagli uffici con il supporto delle Università di Udine e Trieste, rappresenta solo una base di partenza analitica e di proposizione di argomenti. Con il parere negativo espresso alla fine della IV commissione, si è inteso evidenziare le molte incongruenze sulle modalità, sui tempi e sui contenuti del progetto.

Tutti i soggetti auditi finora hanno criticato il modo semplicistico di coinvolgimento (assemblee al posto delle conferenze di pianificazione). La Regione, poi, non considera nè “lo scenario di riferimento” (sviluppo euroregionale?), nè gli obiettivi e i tempi in cui raggiungerli. Anzi, nel documento si legge che la Regione non intende operare con la copianificazione per realizzare il passaggio delle decisioni assunte a livello statale ed europeo: parla di ''Sistemi territoriali locali'' senza precisare quali siano i criteri di riconoscimento, se la loro costituzione sia obbligatoria, nè entro quali limiti temporali dovranno essere operativi e con che funzioni. Non si specifica neppure chi approva l'accordo di pianificazione (i sindaci? La giunta o i consigli comunali dei comuni facenti parte dei sistemi?). Infine, nel progetto di PGT si afferma che “nell’area vasta si studiano le compensazioni”, ma non si chiarisce con quali fondi e con quali meccanismi. E sono solo alcuni dei punti critici....
In sintesi, il progetto di PGT risulta del tutto in contrasto con le Linee guida tuttora vigenti e approvate nel 2010, con tali e tanti punti di domanda e nodi irrisolti da aver portato la maggioranza del CAL ad esprimere pare negativo.

martedì 9 ottobre 2012

Disegno di legge sull'energia e carburanti: la Regione Ponzio Pilato

Chi sperava che il nuovo disegno di legge riguardante l’energia e la distribuzione dei carburanti, appena approvato in consiglio regionale, risolvesse i problemi del territorio su questi temi, è rimasto deluso: il documento infatti che non affronta le questioni strategiche in materia di energia, rinviando tutte le scelte importanti al futuribile Piano regionale dell’energia che non è dato sapere quando vedrà la luce. La maggioranza quindi si comporta come Ponzio Pilato: nel testo sui rigassificatori, ad esempio, ha abrogato dal testo inizialmente presentato la previsione che fosse la Regione a dare l'autorizzazione alla realizzazione di questi impianti, e quindi lasciando al Governo nazionale la decisione e rinunciando così a svolgere le proprie competenze. Una vera ‘’volontà di non scegliere’’.
Il Gruppo regionale del PD ha manifestato con forza la propria contrarietà anche sulla frammentazione delle competenze tra Comuni, Province e Regione e sugli eccessivi strumenti, piani e programmi che dovrebbero regolare la materia.
C’è da registrare però almeno un risultato positivo raggiunto dal gruppo del PD: grazie ad una nostra proposta, l’aula ha votato quasi all’unanimità, escluso la Lega Nord, un emendamento che elimina la possibilità del commissario ad acta per le amministrazioni comunali resesi inadempienti per il rilascio di autorizzazioni per nuovi impianti energetici, prevedendo invece un meccanismo di coinvolgimento attivo per il Consiglio regionale e il Consiglio delle autonomie locali per gli impianti ritenuti di pubblica utilità e quindi strategici dalla Giunta regionale. In questo modo si è evitato che la Giunta regionale decida sulla testa dei comuni e delle loro comunità senza che questi possano opporsi.
Questa piccola ma importante vittoria dimostra che è fattibile trovare una strada democratica e partecipativa per fare bene le cose, basta poi aver voglia di farle.
 

mercoledì 25 luglio 2012

Raccordo Schiavetti-Ronchi Sud: la regione Fvg condivide le nostre preoccupazioni


«Non condivido la linea di Rfi: non può essere un mero calcolo ricavi/costi, ma è necessaria anche una valutazione di generazione di traffico». Questa la risposta che l'assessore Riccardo Riccardi ha dato alla mia interrogazione sul futuro del raccordo Schiavetti allacciato a Ronchi Sud dopo gli annunci di dismissione da parte di Rfi. Una risposta che ho apprezzato, perchè condivide le mie preoccupazioni, e che adesso però vogliamo passi dalle parole ai fatti. Per questo continueremo a vigilare.

Nella mia interrogazione, avevo ricordato che per il raccordo sono stati spesi nel tempo svariati milioni di euro (parte con contributi regionali) sia per ammodernamenti sia per manutenzioni, e che la fornitura via rotaia è la principale previsione di approvvigionamento della costruenda centrale a biomasse in località Bistrigna (il principale attuale fruitore del raccordo, ovvero Mulini De Franceschi, rinuncia però all’utilizzo per gli alti costi imposti da Trenitalia). Esiste inoltre una volontà, supportata dagli enti locali, di prolungare il raccordo, per raggiungere altri insediamenti produttivi ancora non serviti (Ansaldo, Fincantieri). La dismissione, quindi, vanificherebbe tutti gli sforzi compiuti per la infrastrutturazione delle aree del Consorzio Industriale e sarebbe un altro duro colpo per la delicata situazione dell’economia del monfalconese.

La risposta fornitami dalla Giunta Regionale riconosce che Rfi non ha investito risorse proprie nel raccordo, e nonostante ciò ha richiesto un canone di 50.000 euro non sostenibile al confronto con la gomma.

Sul tema è in corso un confronto serrato, e la Regione Fvg sta da tempo tentando una mediazione con Rfi: nei giorni scorsi, ha comunicato l'assessore, c'è stato un confronto «dai toni duri», di cui si relazionerà ai raccordati il prossimo lunedì.

venerdì 20 luglio 2012

Elettrodotto: la Regione ha abbandonato i Comuni

«Che fine ha fatto il lavoro del consulente, pagato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che aveva individuato alcune ipotesi alternative al tracciato dell'elettrodotto Redipuglia-Udine proposto da Terna, contraddistinto da un forte impatto ambientale? Che fine hanno fatto gli impegni assunti dal Presidente Tondo e dalla Lega in Consiglio Regionale solo un paio di mesi fa per individuare una soluzione progettuale condivisa?»


Queste le domande che ho posto, assieme al Segretario Provinciale del PD udinese Andrea Simone Lerussi, dopo la comunicazione dell'avvio delle procedure per l'approvazione definitiva del progetto proposto da Terna nella costruzione dell'elettodotto Redipuglia-Udine e le sollecitazioni delle imprese.

Con la decisione di procedere con il progetto, la Giunta Regionale e la Lega, dopo quattro anni di inerzia e di impegni al dialogo e alla valutazione delle ipotesi alternative, hanno preso in giro il territorio e le istituzioni locali. La Giunta ha quindi preso in giro il territorio e le istituzioni locali rinunciando al governo della Regione limitandosi a fare il passacarte.

Non si discute la necessità di rafforzare la rete per trasferire elettricità e a gestire i picchi o le cadute energetiche, ma ciò deve e può essere fatto con la partecipazione e condivisione delle amministrazioni locali. La Regione, paralizzata per 4 anni, ha dapprima garantito che l’opera non sarebbe stata fatta (!) e, successivamente, si è svegliata dimenticandosi del proprio ruolo e del dovere di valutare correttamente i progetti che le competono.

Va poi ricordato che la Giunta, oltre a non avere formulato il Piano Energetico Regionale, non ha affrontato le modalità di coinvolgimento delle due centrali che producono energia, a Monfalcone e a Torviscosa, al fine della fornitura di elettricità alle imprese nell'ambito delle liberalizzazione del mercato.
Per il PD la soluzione doveva e poteva essere presa due anni fa, senza sprecare tempo come colpevolmente ha fatto la Giunta Regionale, dando il via libera a un tracciato che utilizzasse corridoi o dorsali esistenti e l'interramento della linea a doppia terna laddove le circostanze lo richiedevano.

martedì 19 giugno 2012

Imu: applausi per la Lega Nord!

Applausi per la Lega Nord, che è riuscita a far pagare l'Imu entro la scadenza a oltre il 70% degli italiani (compresi i suoi sindaci, consiglieri e amministratori). In pratica, l'invito alla disobbedienza fiscale (''Le multe le pagheremo noi!'') lanciato dalla Lega Nord e in particolare dal consigliere regionale Razzini è caduto nel vuoto. Evidentemente, i cittadini hanno pensato che «fidarsi è bene e non fidarsi è meglio».... e come dare loro torto?


Ancora una volta la Lega ha dimostrato l'inconsistenza della sua demagogia. Farebbe bene, quindi, viste le vicende di alcuni suoi esponenti nazionali e regionali, a non dare lezioni di moralità. La gente è evidentemente più intelligente di quanto loro ritengano, e certe cose se le ricorda.

lunedì 28 maggio 2012

Disinteresse sul Porto? Tutto del centrodestra!

Come gruppo consiliare,abbiamo lavorato a fondo alla nuova legge sul Porto: ci siamo impegnati nellecommissioni e nelle audizioni, abbiamo incontrato i lavoratori, le imprese e gli operatori degli scali, ci siamo fatti portatori delle loro esigenze. Quando però ci siamotrovati di fronte a un netto rifiuto alla discussione, specialmente su duepunti per noi pregiudiziali, non abbiamo potuto soprassedere. Ecco il perchè del nostro ''no'' alla nuova legge.


Non è, come afferma ilconsigliere Razzini, un ''tradimento'' del territorio, anzi. Avevamo chiestodue cose a questa giunta: primo, che ci fosse un confronto con il Governo perevitare future conflittualità tra la legge regionale e nazionale (cosa fattasolo in parte). Secondo, e importantissimo (anche perchè su richiesta deisindaci di Monfalcone e San Giorgio di Nogaro) prevedere la partecipazione, enon solo la consultazione, degli enti locali nella progettazione delle opereinfrastrutturali attrraverso lo strumento dell'intesa. Qui da Riccardi è arrivato un secco no, e anche Razzini non ha voluto sostenere la richiesta: di conseguenza, ha votato contro gli interessi del Comune in cui è consigliere comunale.

Con i nostri emendamenti, votati all'unanimità, abbiamo inserito due importanti modifiche. La prima all'articolo 1, dove viene ribadita la necessità di coordinare lo sviluppo dell'intero sistema portuale regionale, Monfalcone, Porto nogaro e Trieste (ovviamente dopo la modifica della legge nazionale, ed ecco l'importanza di un confronto con lo Stato). La seconda, all'articolo 13, dove per evitare speculazioni e monopoli sulle strutture portuali, abbiamo inserito un comma (votato all'unanimità) che nel progetto di finanza salvaguardia imprese, lavoratori ed operatori degli scali. Razzini e il centrodestra non hanno proposto alcuna modifica sostanziale, a dimostrazione non solo di una mancata analisi approfondita del tema, ma anche della sudditanza all'autoritarismo dell'assessore regionale.

Adesso, che dire? Speriamo. Speriamo che la legge favorisca e non ostacoli le due opere di cui lo scalo di Monfalcone ha bisogno, ovvero il piano regolatore e l'escavo del canale (che sicuramente, però, questa legge non accelererà). Noi il nostro lavorol'abbiamo fatto, speriamo di non dover adesso fare quelli che dicono «Ve l'avevamo detto».

martedì 7 febbraio 2012

Pisus: a rischio i finanziamenti per i Comuni

C'è il rischio, concreto, che i Comuni non riescano a rispettare i termini per rendicontare le iniziative, e quindi perdano i fondi del Pisus: e tutto perchè la Regione Fvg è fortemente in ritardo nell'elaborazione della graduatoria dei progetti. E' la denuncia che ho fatto in un'interrogazione all'assessore per chiedere lumi sull'iter del procedimento, e domandare anche se non sia possibile, vista la quantità di domande di partecipazione, ampliare il fondo previsto (pari attualmente a 18.850.000,00 euro).


Premesso che il 1 dicembre 2011 è scaduto il termine per la presentazione delle domande relative al bando della misura POR FESR asse 4, attività 4.1.a., con riferimento al sostegno alla realizzazione dei Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile (PISUS), cui tempi di redazione già hanno subito un notevole ritardo e vista il rigido scadenziario dei termini e durata delle azioni del bando (31 dicembre 2014: conclusione degli interventi previsti e pagamento di tutte le spese da rendicontare da parte dei beneficiari, pena l’inammissibilità delle stesse; 31 marzo 2015: rendicontazione delle spese sostenute per la realizzazione del PISUS; 30 giugno 2015: approvazione della relazione finale e della rendicontazione del Comune da parte della Struttura responsabile dell’Azione, cioè la Direzione centrale attività produttive), ci si chiede se si ritengano compatibili i termini individuati per stilare la graduatoria definitiva con quelli assai stretti per concludere, pagare e rendicontare le iniziative, con il forte rischio che i beneficiari non riescano a rispettarli.

Al momento infatti, quasi quotidianamente si legge sulla stampa che i Comuni interessati pongono estrema fiducia nel finanziamento delle proprie iniziative e confidano in una rapida valutazione delle domande, e si tratta di un numero elevato di amministrazioni locali, dal momento che dalla stampa risulta che praticamente tutti i Comuni interessati dal bando abbiano partecipato.

Chiedo dunque quando sarà resa disponibile la graduatoria dei Pisus ammissibili a finanziamento, atteso che il bando prevede 150 giorni (più deroghe per richieste di integrazioni e numero di domande presentate), e se l'assessore non ritenga utile, data la grande quantità di domande pervenute, rimpinguare la dotazione del fondo in modo da soddisfare quante più domande possibile.

sabato 22 ottobre 2011

Porto: necessario il ruolo di Monfalcone!

Premesso che sul futuro del Porto e di una possibile Autorità regionale stiamo attendendo che il testo ufficiale esca dalla giunta regionale, faccio presente che esiste un documento su cui si è espresso l'intero consiglio comunale di Monfalcone e che parla chiaro.
Una Governance del porto di Monfalcone e di San Giorgio di Nogaro è fattibile solo se vedrà come attore principe il Comune di Monfalcone, rappresentante legittimo della comunità, che come tale deve essere coinvolto nel piano regolatore e nella pianificazione evitando invece qualsiasi parcellizzazione.
Il Pd regionale ha sostenuto e continuerà a sostenere questa convinzione in Commissione e Consiglio Regionale, seguendo una strada precisa: premesso che dell'allargamento dell'Autorità al Porto di Trieste non si deve proprio parlare, per il resto un'ipotesi di Governance deve essere sempre e comunque in condivisione con il Comune. Per questo coinvolgerò il partito a livello regionale e locale a fianco del Comune di Monfalcone, titolato a rappresentare la comunità monfalcone e non solo.

giovedì 29 settembre 2011

Terex: la Regione fa lo gnorri!

Una richiesta al ministero per una Cigs di 24 mesi, e il riassorbimento di almeno parte del personale attualmente in forza: queste le due strade che la Regione comunica essere state prese in considerazione sul futuro della Terex, l'azienda che ha tutte le intenzioni (come comunicato alla organizzazioni sindacali) di cessare l'attività in quel di Monfalcone.

Ma, per quanto sia stata sollecitata, nessuna risposta è stata fornita in merito alla creazione di un tavolo di lavoro specifico per la situazione, come da me richiesto ricordando che, in altre occasioni (come ad esempio per la crisi ultima nel distretto pordenonese del mobile) siano stati attivati strumenti di analisi e discussione quali il tavolo degli “attori” del sistema e istituzionali, Regione inclusa.
Questo risponde la Regione alla mia Interrogazione a risposta immediata sul futuro della Terex che rischia di mettere in crisi un centinaio di famiglie che si trovano, di punto in bianco, senza stipendio.

L'assessore al Commercio e al Lavoro infatti mi scrive: «sono in corso trattative tra le parti in vista di una possibile richiesta al Ministero del Lavoro di Cigs per cessazione di attività per 24 mesi, previa sottoscrizione di un apposito accordo governativo. Nell'ambito del piano di gestione delle eccedenze, necessario al fine della stipula di tale accordo, sono in corso contatti con alcune imprese del territorio in vista del possibile assorbimento di almeno parte del personale attualmente in forza al sito di Monfalcone della Terex».

Nella risposta si specifica che «in sede di tavolo regionale di concertazione l'Amministrazione regionale ha condiviso con le parti sociali l'estensione al 31 dicembre 2012 dell'efficacia dei Piani di gestione di tutte le situazioni di gravi difficoltà occupazionale dichiarate». Quanto all'indotto, spesso escluso dalla vigente normativa di Cigs, «l'amministrazione regionale ha appena condiviso con le parti sociali l'aumento delle ore di Cig in deroga utilizzabili nel 2011».

E per Monfalcone? La Regione parla di «piani regionali e provinciali di fronteggiamento della situazioni di crisi», «interventi a difesa del reddito dei lavoratori» come Cigs e Lsu, la riqualificazione professionale, e altri provvedimenti di cui già si sapeva e che sono comunque di valenza regionale.
La mia interrogazione era invece chiara: chiedevo di attivare un tavolo tra Regione, Comune, sindacati per analizzare specificatamente la situazione monfalconese. Quindi mi sono dichiarato per niente soddisfatto della risposta, e già da ora sono pronto a continuare la battaglia accanto a lavoratori e sindacati.

mercoledì 20 luglio 2011

abolire le Province? Meglio unire i piccoli comuni...

L'abolizione delle Province proposta da Romoli? Solo una 'discussione ''estiva'', che serve a prendere un po' in giro gli elettori e lascia il tempo che trova. Come anche la proposta di Razzini di unire Trieste e Gorizia. Quello che la Regione potrebbe fare, invece, è unificare i piccoli Comuni e non per risparmiare sui costi della politica, bensì sulla burocrazia.



Romoli dovrebbe infatti ben saperlo che la Regione non può abolire le Province: serve una legge costituzionale, e l'occasione c'era la scorsa settimana in Parlamento con la proposta bocciata dal centrodestra (Pdl e Lega) e con l'astensione – discutibile - anche del Pd. Quindi si finisca di parlare a vanvera e ci si occupi di cosa concretamente si può fare per venire incontro ai cittadini.
E questo vale anche per il consigliere Razzini: sa benissimo che la soluzione per il territorio di Trieste dovrebbe essere una grande città metropolitana, e basta. Quindi parlare di unione tra provincie non ha nessun senso.



E allora non c'è niente da fare? No. Una cosa la Regione potrebbe farla: prevedere l'accorpamento tra i piccoli Comuni, magari non mettendo la soglia dei 18mila abitanti di cui ha parlato il presidente Napolitano bensì una più bassa, ma comunque facendo in modo di rendere i servizi più efficienti: per esempio nella Provincia di Gorizia basterebbero cinque Comuni(ovvero Monfalcone, Gradisca, Cormons, Grado e Gorizia) così da garantire i servizi a un costo minore. Ci sono infatti piccole amministrazioni che non riescono più neppure a pagare il personale. E alcuni Comuni questa strada la stanno già percorrendo: penso ad esempio all'unione tra le Polizie municipali, che ha permesso di creare economie di scala notevoli.
Ecco quindi la mia proposta: invece di puntare all'obiettivo impossibile di abolire le Provincie, si cominci con il creare Comuni più grandi invece di tante piccole amministrazioni, non solo per risparmiare i posti di sindaco e consigliere, ma soprattutto per evitare, ai cittadini, le lungaggini della burocrazia.

venerdì 24 giugno 2011

Un piano per la Laguna di Grado e Marano

Aprire un tavolo di crisi sulla situazione economica della laguna di Grado e Marano, realizzare il Piano di Gestione delle risorse Ittiche dell’Alto Adriatico e prevedere uno specifico Piano della Laguna di Grado e Marano Lagunare, avviare il programma di sviluppo dell’acquacoltura, semplificare le operazioni di sdemanializzazione: queste le principali richieste del documento presentato da me e dal consigliere Pd Travanut (e firmato da tutti gli altri consiglieri dell'Isontino) per dare una nuova marcia al settore pesca, che in questi mesi sta vivendo un forte periodo di crisi.
La crisi è senza precedenti:l'attività di pesca della laguna registra flessione delle catture, riduzione dei ricavi e calo dei prezzi più elevati raggiunti dalle località marinare dell’Alto Adriatico e questa situazione influisce negativamente sul tasso di sviluppo e sulla produzione di valore aggiunto. Come conseguenza, non solo gli operatori e gli addetti sono costretti a lavorare meno ore sulla barca, ma importanti cooperative dei pescatori, come la Coop. San Vito di Marano Lagunare, sono coinvolte da seri problemi che ne mettono in discussione l’operatività e il futuro degli associati.
Come rispondere a questa situazione? Secondo noi, la prima azione da fare è quella di aprire il “tavolo di crisi” regionale e concordare con le Regioni Adriatiche misure urgenti comuni da presentare al Governo e ai Ministri competenti per presentare all’Unione Europea progetti sin da subito cantierabili.
In secondo luogo, si deve completare la formazione del Piano di Gestione SIC/ZPS IT3320037 della Laguna di Marano e Grado e del Piano di Gestione Regionale della Pesca e i suoi Regolamenti, e contemporaneamente realizzare il Piano di Gestione delle risorse Ittiche dell’Alto Adriatico condiviso tra i vari sistemi di pesca, realizzando filiere competitive e partecipando ai mercati transnazionali stabilendo procedure e rapporti di collaborazione nel settore con la Slovenia e Croazia.
In particolare, nell’ambito della programmazione regionale e del Piano di Governo del Territorio si dovrà prevedere uno specifico Piano della Laguna di Grado e Marano Lagunare in cui integrare le politiche ambientali, industriali, della pesca, della nautica e della ricettività in modo da considerare quel "territorio" unico ed unitario. Tre gli strumenti necessari: una sintesi delle proposte di investimento private nei campi del diportismo e dell’attrattività turistica, dispositivi di “compensazione ambientale” sia naturalistici sia territoriali-paesaggistici che prevedano la riprogettazione del territorio nel suo complesso, e tener conto delle “capacità di sopportazione” e della “sostenibilita’” data dalla somma degli interventi ipotizzati nella Laguna di Grado e Marano.
Altra azione è quella dello sviluppo dell’acquacoltura attraverso progetti specifici che favoriscano la ristrutturazione del comparto, l’accrescimento delle competenze professionali sulla base di “progetti pilota”, favorendo la ri-capitalizzazione delle imprese e delle cooperative di pescatori su progetti di crescita e innovazione.
Infine, è propritario semplificare le operazioni di sdemanializzazione di aree idonee e riconosciute dai Prg per l’insediamento di attività produttive e di supporto all’economia della nautica locale, come ad esempio l’Isola Dossat a Marano Lagunare.

lunedì 30 maggio 2011

Il premio Noè

La vicenda del “Gran Premio Noè”, in origine Noè d’oro” di Gradisca approda in consiglio regionale, con una mia interrogazione firmata da tutti i consiglieri regionali della provincia (Valenti, Marin, Brussa, Antonaz) ad eccezione del consigliere leghista Razzini, che evidentemente antepone le sue logiche politiche agli interessi del territorio.

Il Gran Premio Noè è un riconoscimento nato nel 1965 a Gradisca d’Isonzo come vetrina dei migliori vini e delle migliori aziende vitivinicole regionali, premiando ogni anno le eccellenze delle diverse categorie del settore.

L’evento era promosso dalla Regione in collaborazione, oltre che con il Comune di Gradisca d’Isonzo (finora) con associazioni di settore quali AISFVG (Ass. Italiana Sommelier), Assoenologi FVG, Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino), Slow Food FVG, e la Sala Bergamas a Gradisca d’Isonzo era sempre considerata sede storica del Gran Premio Noè.

A tal proposito ricordo le parole del vicepresidente della giunta regionale Ciriani del 2010, che in un’intervista a Fvg Tv ringraziava Sindaco e Comune di Gradisca d’Isonzo per l’aiuto dato al rilancio del Gran Premio Noè proprio a Gradisca, avendo aperto l’invito a tutte le aziende produttrici della regione e ad esperti e guide anche di fuori regione per dare più forza e valore al Premio.

Quest’anno però la Regione si avvale dell’Ersa (e non di Turismo Fvg) per l’organizzazione del Premio, e avrebbe già inviato ai produttori di vino del Fvg l’invito e il regolamento per la partecipazione, che prevede l’allestimento della “Enoteca del Gran Noè“ alla manifestazione Aria di Festa a San Daniele del Friuli dal 24 al 27 giugno 2011. Eppure, solo venti giorni fa la giunta di Gradisca d’Isonzo sarebbe stata rassicurata dall’assessore Violino e dal Direttore dell’Ersa Bellini sul regolare svolgimento a Gradisca del Premio.

Per questo, ho deciso di interrogare l’assessore competente per capire come mai a fronte di tali rassicurazioni, l’Ersa stava contemporaneamente inviando il regolamento dell’edizione 2011 con sede a San Daniele ai produttori vinicoli del Friuli Venezia Giulia.

lunedì 28 marzo 2011

La Regione investa sulla Meteor!

Si parla di incentivare le eccellenze. Ebbene, quella della Selx-Galileo è un'eccellenza e la Regione deve fare tutto il possibile per consolidare politiche di crescita futura. In che modo? Investendo in nuove produzioni per il futuro, quali ad esempio la realizzazione di simulatori per uso civile. Questo è il concetto, condiviso dai sindacati, emerso dall'incontro con le Rsu dello Stabilimento Selex Galileo di Ronchi dei Legionari, alle cui vicende mi sono interessato fin dai tempi  in cui ero alla presidenza della Provincia di Gorizia.

I velivoli senza pilota e i simulatori prodotti a Ronchi dei Legionari sono un’eccellenza primaria nel panorama industriale del Friuli Venezia Giulia. In un contesto globale che richiede sempre più specializzazione ed eccellenza, questo patrimonio sia progettuale che produttivo deve venir capitalizzato con politiche adeguate: ritengo infatti e che le attività sui target, gli UAV  e quella di Simulazione rappresentino un’importante potenzialità di occupazione di alto livello per i giovani del territorio.

Si parla tanto di creare eccellenze, e ancora di più in questo caso la Regione dovrebbe attuare politiche specifiche per ancorare al Friuli Venezia Giulia una realtà nota a livello mondiale che esiste, opera da tempo  e crea  prospettive di crescita e  ricadute industriali. Se a Ronchi dei Legionari sono decenni che i bersagli teleguidati  vengono venduti con successo su diversi mercati mondiali, non è certo un caso.
E’ basilare che  gli impegni, assunti da Finmeccanica ai tempi dell’assorbimento di Meteor, trovino compiuta attuazione nella realizzazione di prodotti per il futuro con più versioni per l’aerobersaglio  Mirach e per il tattico Falco oltre che ovviamente  per tutta la gamma dei simulatori anche nell’ottica del loro importante impiego in campo civile. Investire oggi per raccogliere domani  dovrebbe essere una parola d’ordine  per i vertici regionali, ai quali non può sfuggire  il contenuto concreto offerto dalla missione industriale di questo Stabilimento.

martedì 8 marzo 2011

Il bilancio dell'attività 2010

Mi sembra giusto, a conclusione dell'anno e adesso che sono stati resi noti i dati regionali, fare un piccolo bilancio del mio lavoro come consigliere regionale. Nel 2010 ho totalizzato 65 presenze in aula e nessuna assenza.

Ho portato all'attenzione dell'assemblea due interpellanze, sei interrogazioni a risposta orale, cinque interrogazioni a risposta scritta, nove mozioni, tre ordini del giorno e sette proposte di legge, di cui in tre casi sono stato relatore di minoranza (nel 2011, peraltro, sono già due le proposte di legge di cui mi sono fatto portavoce per l'opposizione). In tutto, quindi, trentadue provvedimenti oltre alle normali attività di esame in commissione.

In particolare sottolineo le sette proposte di legge, che da sole sono un terzo dell'attività annuale del Consiglio: in tutto il 2010 infatti sono state 23 le leggi approvate.

Di questo devo ringraziare tutti voi, che da sempre mi avete fato spunti e segnalato fatti che poi ho provveduto a portare all'attenzione della giunta regionale. Adesso si comincia con il 2011, e ho intenzione di fare altrettanto se non di più.

martedì 22 febbraio 2011

Incidente in Fincantieri: il momento della riflessione

Questo è il momento del silenzio. Della vicinanza alle famiglie, della riflessione. Il tempo per parlare verrà dopo. Al momento, quello che mi sento di fare, da figlio di operaio del cantiere, è rivolgere il pensiero alla famiglia e ai colleghi dell'operaio vittima del suo lavoro, e mandare loro le mie più sentite condoglianze.

domenica 6 febbraio 2011

I tir turchi a Monfalcone: ripensare una sinergia con Trieste

Che il passaggio dei tir turchi a Monfalcone sia l'occasione per ripensare a una nuova sinergia tra i porti di Trieste e Monfalcone anche e soprattutto in vista del Superporto: è questo il mio auspicio per il futuro. L'attuale arrivo dei tir dal Porto triestino, infatti, è un caso di emergenza e come tale va risolto in fretta. Ma perchè non farne il primo passo per una nuova collaborazione tra Trieste e Monfalcone? Ovvero, si potrebbe prevedere anche per il porto monfalconese agevolazioni e tariffe uguali a quelle triestine, così da poter ospitare sempre a Monfalcone i traghetti che non trovano posto a Trieste. In questo modo il passaggio dei tir non sarebbe più solo un passaggio, ma creerebbe un valore aggiunto sul territorio sia in fatto di introiti che di persone impiegate. E il modo anche ci sarebbe: basterebbe che la Camera di Commercio completasse progetto delle Autostrade del Mare per creare una vera sinergia tra Monfalcone e Trieste così da favorire entrambe le realtà. Quella di questi giorni, come detto, è l'emergenza: ma è anche, secondo me, il punto di partenza da cui lavorare.

martedì 11 gennaio 2011

Fincantieri e la mancata firma

L'argomento principale delle vicende di questi ultimi giorni non può essere la critica a Fincantieri per la decisione di non rinnovare l'adesione alla Confindustria locale. Il vero punto focale della questione, a mio giudizio, è invece il dover constatare che l'organizzazione del lavoro pensata negli anni '80 e '90 (che vedeva gli operai schierati da una parte e la direzione aziendale dall'altra) è ormai tramontata, e che ci si dovrà muovere di conseguenza.

È inutile quindi agire ''per partito preso'', si deve iniziare a invece ragionare sul fatto che siamo tutti sulla stessa barca: quello che interessa alle aziende è continuare a lavorare, e quello che interessa alle persone è trovare un lavoro o mantenerlo. Invece di andare allo scontro, come invece si sta facendo, si dovrebbe superare la contraddizione sindacati-azienda. Questo, chiaramente, non significa che si deve derogare da diritti acquisti e sacrosanti che non vanno toccati, ma sicuramente significa che si dovrà riflettere sul modo di organizzare il lavoro anche a Monfalcone, non pensando magari solo alle garanzie dei lavoratori ma anche a chi nel mondo del lavoro non riesce più ad entrare, come i giovani.

Si tratta di un compito che non può essere della politica locale, bensì del governo nazionale, sulle orme di quanto hanno fatto altri esecutivi: mi viene in mente Ciampi con la ''nuova concertazione'', un sistema che adesso è passato e che si dovrà superare con altri interventi, magari trovando uno strumento più agile, che possa essere adattato alle esigenze dei vari territori. Un altro esempio, nel nostro piccolo, lo abbiamo con l'azione provinciale nell'ambito del Patto Territoriale, che puntava proprio a trovare delle risposte adatte alle esigenze locali, mettendo assieme tutti i soggetti interessati. Purtroppo il governo è invece immobile e delega agli imprenditori il compito di ripensare il lavoro: una cosa assolutamente inaccettabile.

giovedì 30 dicembre 2010

La finanziaria regionale

Adesso che si sono calmate le acque, possiamo pensare con più tranquillità alla Finanziaria regionale 2010, che grazie agli emendamenti presentati riserva delle buone notizie anche per la Provincia di Gorizia, a cui andranno circa il 10 per cento dei fondi dei vari capitoli.

Tre sono stati gli interventi principali: il primo ha riguardato il capitolo dell'edilizia agevolata, ovvero fondi per i mutui e le case Ater: 90 milioni per i primi, altri 14 per le seconde; importi che come detto avranno ricadute per circa il 10% sul nostro territorio.
Lo stesso di può dire del discorso del credito d'imposta sull'Irap per le piccole e media imprese, che avranno dei vantaggi se decideranno di non licenziare; un fondo che potrà arrivare fino a 10 milioni di euro.

Infine, abbiamo combattuto sulle singole decisioni riguardanti i capitoli della cultura e dello sport, personalmente in quanto ritengo che il lavoro del volontariato sia uno dei cardini della nostra società.

Quello che invece abbiamo criticato, nel documento di fine anno, sono gli emendamenti per il pubblico impiego: in primo luogo perchè i nostri dipendenti hanno comunque una paga del 20% più alta rispetto ad altre zone d'Italia, ma in particolare, andando oltre la questione monetaria, perchè si è voluto fissare per legge quanto invece sarebbe stato necessario delegare alla contrattazione sindacale.

Sicuramente un nostro impegno è stato riservato alla situazione dell'Ospizio Marino di Grado: con un apposito documento abbiamo impegnato la giunta a far sì che si attivi presso i tre liquidatori perchè intraprendano le azioni necessarie affinchè l'Istituto barellai prosegua nella missione sociale a favore di tanti pazienti (specie disabili e anziani) e affinchè vengano salvaguardati i posti di lavoro qualificati e specialistici, al fine di dare garanzie ai lavoratori e serenità alle loro famiglie.

Un altro risultato è stato quello di salvare il Centro Studi e Restauro di Gorizia: abbiamo fatto presente che il Centro deve non solo portare a termine i lavori, ma anche prefinanziarli, e quindi corrispondere tutti gli stupendi e pagare tutte le spese senza ricevere e alcun importo in anticipo dalla Regione. Quindi il sistema di pagamento pensato dalla Regione, che prevedeva di saldare il previsto solo a completamento del programma, avrebbe implicato una fideiussione bancaria a garanzia con conseguenti rischi e oneri a carico della Cooperativa. Considerato questo, la giunta regionale (che inizialmente si era rifiutata, ed ha dovuto cambiare idea dopo il voto in Consiglio) si è impegnata a ridefinire i termini dell'attuale contratto venendo incontro a quanto segnalato.

Sempre nell'ambito culturale, un nostro ordine del giorno ha impegnato Tondo e la giunta a pensare a un maggior sostegno economico del festival E' Storia, che a causa dei tagli al budget rischiava di non vedere realizzata la sua settima edizione. Tondo si è impegnato a trovare non solo i finanziamenti necessari a mantenere il livello attuale di qualità, ma anche a farlo ulteriormente crescere.

Infine, un terzo ordine del giorno ha permesso di garantire, anche in futuro, l'attività didattica della scuola merletti di Gorizia, che si trova da tempo alle prese con un drammatico problema per quanto riguarda il personale (per via dei pensionamenti sono rimaste solo due insegnanti inquadrate in ruolo regionale). Il personale che viene assunto con contratti temporanei per garantire l'attività didattica non è sufficiente a garantire anche la presenza a mostre e manifestazioni del settore, con evidente danno all'ottima reputazione di cui gode la scuola in Italia e all'estero. Ecco quindi che la giunta si è impegnata a promuovere iniziative concrete per l'aggiornamento delle disposizioni normative che regolano la gestione della scuola.

Per ultimo, con un ordine del giorno su Savogna, la giunta si è impegnata a prevedere un intervento regionale pluriennale, in un'ottica di sviluppo dei valori ambientali, sociali e culturali, per la ricostruzione e riqualificazione urbanistica dell'area interessata ai lavori di realizzazione dell'autostrada Gorizia-Villesse, onde evitare che l'impatto di tale intervento diventi permanente.

martedì 26 ottobre 2010

La collaborazione transfrontaliera...

C'è una precisa volontà nel non pubblicizzare la collaborazione della Slovenia per le modifiche alla viabilità in occasione dei lavori alla rotonda di Sant'Andrea? Oppure dobbiamo pensare che il ''dimenticare'' uno dei primi esempi di ''collaborazione transfrontaliera'' sia solo un caso?

Me lo sono chiesto di recente (avrete letto forse gli articoli sui quotidiani Il Piccolo e Messaggero Veneto) prendendo spunto dalle segnalazioni arrivate dagli stessi cittadini goriziani.

Ecco la vicenda: a causa delle modifiche alla viabilità previste da Autovie Venete, il traffico in entrata a Gorizia viene deviato, e a un certo punto passa anche ''oltreconfine'' per poi arrivare a Gorizia. Nella parte slovena sono stati sistemati dei cartelli con la dicitura ''deviazione'' in italiano per aiutare gli automobilisti. Un esempio perfetto di collaborazione transfrontaliera, da parte però dell'amministrazione di Nova Gorica. E tutto grazie a quanto portato avanti da Prodi nel 2006.

Mi domando come mai dalla nostra amministrazione goriziana non sia giunta notizia di questo fatto, che ha positivamente impressionato molti concittadini: è uno dei primi veri esempi dei vantaggi che deriverebbero da una vera politica transfrontaliera a Gorizia. La domanda quindi viene rivolta al sindaco di Gorizia: il fatto che tale evento sia passato sotto silenzio è un caso, oppure una precisa (e criticabile) scelta politica?

E già che ci sono mi rispondo: Romoli dimostri che si tratta della prima ipotesi facendo due gesti simbolo: rimuovere la garrita al valico San Gabriele, e togliere i vasi di fiori, ultimo ostacolo, alla Transalpina.

giovedì 2 settembre 2010

Allarme oculistica

Il nuovo passo per depauperare l'ospedale San Polo di Monfalcone (e quindi la sanità Isontina) a favore di Trieste sono le politiche decise sulla gestione del reparto di Oculistica dell'ospedale monfalconese.

A denunciarlo assieme a me è il gruppo consiliare del Partito Democratico, che citando il resoconto di un incontro del Comitato per le funzioni coordinate di Area Vasta (avvenuto lo scorso 26 luglio) evidenzia quali siano le minacce sul futuro della sanità goriziana.

Come si legge nel documento in futuro ''saranno individuate delle precise specificità sia in campo diagnostico che in quello terapeutico e medico e chirurgico che richiedono la presenza di costose e sofisticate attrezzature, oltre a una necessaria consuetudine assistenziale''. Questo comporta che le specificità di glaucoma, chirurgia, retina medica, laser-terapia e chirurgia vitreo-retinica, nonché per fisiopatologia corneale e trattamento chirurgico, una volta punti di forza di Monfalcone, vedranno come azienda di riferimento l'Azienda Ospedaliera Universitaria degli Ospedali riuniti di Trieste.

L'Ass di San Polo, recita ancora il documento, ''è di riferimento per fisiopatologia e chirurgia delle vie lacrimali'', e niente altro. Trieste sarà poi riferimento anche per l'oculistica pediatrica, che ''viene trattata esclusivamente presso l'IRCCS Burlo Garofalo di Trieste'', così come l'assistenza ai bambini strabici.

Per il gruppo del Pd, questo significa una cosa sola: che gli allarmi lanciati gli scorsi mesi sul depauperamento di Monfalcone e Gorizia a favore di Trieste (che si troverebbe ad avere in tal modo più trattamenti di patologie di conseguenza un maggio numero di pazienti che le due strutture isontina) non erano campati per aria. Questa infatti è solo l'ennesima dimostrazione che le politiche regionali non vanno a privilegiare Gorizia su Monfalcone o viceversa: quello a cui si punta è evidentemente una riorganizzazione che va tutta a vantaggio di Trieste.

A questo punto però ci si deve chiedere una cosa: che ruolo hanno in questo gli amministratori locali? Perchè se non sapevano di questa decisione è scandaloso che non siano stati coinvolti; e se invece sapevano e hanno ritenuto di non intervenire allora non possiamo fare altro che alzare anche noi bandiera bianca.