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mercoledì 11 ottobre 2017

Dipendenti Aci: irrisolte questioni occupazionali

Il decreto legislativo 98 emanato lo scorso 29 Maggio 2017 (''Razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, finalizzata al rilascio di un documento unico'') non dà alcuna risposta al grave problema occupazionale che vede coinvolti migliaia di lavoratori operanti in ACI e nelle società collegate, specialmente nella regione Friuli Venezia Giulia.
Il testo del provvedimento evidenzia diversi gravissimi difetti, essendo state omesse o rinviate a verifiche successive le condizioni che il Governo avrebbe dovuto rispettare in base all'apposita delega parlamentare. Prima di tutto, manca qualsiasi indicazione circa i modi e i livelli relativi alla realizzazione dei "consistenti risparmi" che la normativa dovrebbe realizzare a favore degli automobilisti, né si comprende il motivo dell'aggravio di attività a carico degli uffici del Ministero dei Trasporti, già in grave ritardo nel disbrigo delle proprie attuali attività d'istituto, e in dichiarata grave carenza di personale.
Secondo il mio parere, è fin troppo facile prevedere che il D. Lgs. 98 non potrà produrre alcun beneficio né a favore dei cittadini né del bilancio dello Stato. Per questo interroga il ministro «su quali siano gli adeguati correttivi che si intenda assumere per garantire il rispetto della delega parlamentare ricevuta dal Governo in tema di "consistente risparmio" per i cittadini e assenza di oneri a carico del bilancio dello Stato, e soprattutto per garantire i livelli occupazionali esistenti sia dei dipendenti Aci che di quelli delle società collegate.

mercoledì 8 aprile 2015

Fondo non autosufficienze: quasi 9 milioni al Fvg

Il governo Renzi ha ripristinato, dopo anni di nulla (a eccezione della parentesi del governo Letta) il Fondo per le non autosufficienze, istituito dalla legge n. 296 del 27 dicembre 2006  “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” e finalizzato a garantire, su tutto il territorio nazionale, l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti. E la buona notizia riguarda anche il Fvg, che sarà destinatario di 8.970.000 euro.
Scopo del Fondo era assicurare omogeneità agli interventi finora realizzati dalle regioni in favore delle persone in condizioni di limitata autonomia, attraverso la progressiva costruzione di un sistema di assistenza che assicuri la piena integrazione delle prestazioni sociali con quelle sanitarie.
Gli scorsi Governi però, non finanziandolo, avevano di fatto annullato il fondo  a eccezione del Governo Letta che vi aveva inserito 250 milioni di euro. Adesso, come riferito dall'onorevole Franca Biondelli della segreteria del Sottosegretario di Stato che ringrazio per l'interessamento, il Fondo per le non autosufficienze per l’anno 2015 è di 400.000.000,00 di cui 390.000.000,00 destinati alle Regioni e 10.000.000,00 destinati al Ministero del Lavoro per progetti sperimentali in materia di vita indipendente. Di questi, appunto, 9 milioni di euro sono destinati al Fvg.
Si tratta di una cifra non enorme, ma comunque importante perché va sostegno delle famiglie che si trovano, troppo spesso da sole, a far fronte alla disabilità. Ora lavoreremo per aumentare ogni anno di più le risorse.

lunedì 11 agosto 2014

Grande Guerra: ricordo alla Camera in occasione del centenario

L'intervento letto alla Camera dei Deputati sullo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Esattamente cento anni fa, il 28 luglio 1914 iniziava la prima guerra mondiale, a seguito dell’attentato di Sarajevo del 23 giugno, con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico e con il conseguente coinvolgimento di tutte le principali potenze europee e con i seguenti schieramenti: da una parte la Germania, Austria- Ungheria e Impero Ottomano, dall’altra Francia, Regno Unito e Impero Russo. Solo un anno dopo il Regno d’Italia entrò in guerra. Ricordo solo alcune cifre di quel massacro: dieci milioni di soldati morti, sette milioni di vittime civili e ventuno milioni di feriti. Tra il milione e mezzo di morti fra i combattenti austro-ungarici si stimano circa trentamila morti di italiani di lingua slava, friulana, veneta e tedesca abitanti dei territori delle cosiddette nuove province corrispondente all’attuale Trentino Alto Adige, provincia di Trieste, Udine e soprattutto di Gorizia. Morti questi militari italiani delle “nuove province” con la divisa dell’esercito austro-ungarico dimenticati per un secolo dalla storiografia ufficiale italiana e austriaca che ha rifiutato di considerare quei combattenti nati e vissuti nelle cosiddette nuove province, subendo l’oblio delle politiche nazionalistiche e delle tragedie del novecento. Solo da pochi anni infatti, nel silenzio generale delle istituzioni, i Comuni dei territori appartenuti alla contea di Gorizia, unitamente ad alcune benemerite associazioni culturali hanno ufficialmente incominciato a ricordare questi caduti e questi italiani combattenti con l’esercito Austro-Ungherese. Un territorio, la provincia di Gorizia che un anno dopo maggio 1915, con l’entrata in guerra del Regno d’Italia ha subito l’immane tragedia del fronte dell’Isonzo e del Carso con più di trecentomila morti tra i soldati italiani e altrettanti fra quelli dell’esercito austro-ungherese, ma che ha visto anche la tragedia dei centomila sfollati tra i residenti in Austria e ventimila in Italia con famiglie, affetti, paesi e comunità divise e abbandonate a se stesse. Di quei militari di lingua slovena, friulana e veneta, militari con divisa austro-ungherese si persero le tracce, considerati questi “austriacanti e nemici”. Alcuni ritornarono dopo anni di prigionia in Russia alla fine della guerra attraversando mezza Europa, il Giappone e il Pacifico non trovando al loro ritorno né la casa distrutta dalla guerra, né la famiglia, né la loro comunità. Oggi questo mio intervento alla Camera non vuole essere solo un ricordo, ma una testimonianza per eliminare l’oblio in cui sono finiti questi giovani militari e soprattutto ricordare ai nostri giovani di oggi quanto importante sia costruire giorno per giorno, ciascuno per la sua parte, nella comunità di appartenenza, in Italia e soprattutto in Europa e nel mondo la pace. Finisco con le parole del giornalista giuliano Paolo Rumiz, in visita al cimitero austro-ungarico di Redipuglia dove riposano quindicimila soldati dell’Impero austro-ungarico e che si trova a cento metri dall’imponente Sacrario di Redipuglia dove sono sepolti centomila soldati italiani. “ Al Sacrario a lettere cubitali incise su pietre “ i morti, la gloria, gli invitti”. La sacralizzazione della guerra, la mobilitazione permanente. Al cimitero austro-ungarico lapidi nell’erba con nomi polacchi, dalmati, slovacchi, tedeschi e magiari. C’era tutto l’Impero austro-ungarico e il suo ordine plurale in quel perimetro minimo di cimitero, qualcosa di molto simile a ciò che oggi l’Europa unita non è capace di essere. Pioveva sulle tombe degli italiani e degli austro-ungarici, il quadro sembrava completo ed equanime ma vivaddio mancava una cosa: la mia gente. Dov’erano i triestini , gli istriani, i goriziani e i trentini? I figli delle terre conquistate dall’Italia nella grande guerra, non gli arditi che avevano scelto di scavalcare le linee per combattere col tricolore: ma gli altri, cento volte più numerosi, coloro che, prima di essere ribattezzati “italianissimi” erano stati “austricanti “ e perciò “nemici”. I nostri vecchi andati in guerra “fùr kaiser un Vaterland” sotto la bandiera giallo-nera. Dalle mie parti, bastava grattare un po’ sotto l’epopea del gli irredentisti perché uscissero i racconti sui nonni in divisa austriaca. La loro memoria era ben sveglia nelle terre strappate all’Impero. Ma quella notte a Redipuglia cambiava qualcosa. Stavolta erano i ragazzi di Redipuglia, erano gli italiani a dirmi: “vai nei giorni dei morti, va da chi non ha tomba. Vai dagli innominati, dai dimenticati della storia. Solo dopo ritorna da noi” Per non dimenticare.

lunedì 15 luglio 2013

Terza Corsia: emendamento per trovare i fondi necessari

Un testo firmato da Pd, Pdl e Scelta Civica per chiedere 120 milioni in due anni per realizzare la terza corsia. Un lavoro condotto assieme ai colleghi del vicino Veneto, per un totale quindici deputati (dal Fvg arrivano le firme di Tamara Blažina, Gianna Malisani, Paolo Coppola, Giorgio Zanin, Sandra Savino e Gianluigi Gigli, oltre ovviamente alla mia) per arrivare all’emendamento bipartisan al “decreto del Fare” con l’obiettivo di sbloccare l’ampliamento dell’autostrada A4, nelle secche per via della mancanza di fondi. L’obiettivo è ottenere dal governo un finanziamento statale che faccia chiarezza: in tutti questi anni Tondo ha sostenuto di essere in grado di finanziare autonomamente l’opera, senza il bisogno di ricorrere a fondi allo Stato. Purtroppo così non è, e ci troviamo ora a dover coinvolgere il governo per risolvere la situazione. Lo si dovrà fare mettendo sul piatto risorse adeguate: chiediamo di «attribuire alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia un contributo di 40 milioni di euro per l'anno 2013 e di 80 milioni di euro per l'anno 2014 per la realizzazione della terza corsia della tratta autostradale A4 Quarto d'Altino-Villesse-Gorizia». Purtroppo, visto l'atteggiamento della giunta precedente, portare a casa il risultato non sarà facile. Ma dobbiamo fare di tutto per dare le giuste garanzie ai cittadini e anche alle ditte e imprese già coinvolte nell'opera.

venerdì 21 giugno 2013

Udine, San Polo e Trieste-Divaccia nei fondi nazionali ferrovie

La circonvallazione ferroviaria esterna di Udine, il bivio S. Polo di Monfalcone, il collegamento Trieste-Capodistria -Divaccia (SLO), il raddoppio Cervignano-Udine: questi gli interventi che saranno inclusi nelle priorità che il Governo si darà nella ripartizione di fondi per l'infrastruttura ferroviaria nazionale. Tutto ciò grazie a un Ordine del giorno a firma Brandolin, Rosato, Blasina, Coppola, Malisani, approvato oggi dalla Camera. Nel provvedimento in esame, che reca disposizioni urgenti per l'infrastruttura ferroviaria nazionale, era autorizzata la spesa di 120 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2024, per il finanziamento degli investimenti relativi alla rete infrastrutturale ferroviaria nazionale, da attribuire con delibera Cipe, con priorità per la prosecuzione dei lavori relativi al Terzo Valico dei Giovi e per il quadruplicamento della linea Fortezza-Verona di accesso sud alla galleria di base del Brennero. Accanto a questi provvedimenti è ora previsto che si valutino anche la realizzazione di interventi localizzati all’incrocio tra il corridoio mediterraneo (ex corridoio 5) e il corridoio Adriatico-Baltico. L’avvio immediato di tali interventi si rende necessario per garantire collegamenti efficienti tra Comuni, anche contermini, e con importanti nodi ferroviari di confine, ma in particolare per il superamento delle strozzature di trasporto e logistiche con i corridoi transeuropei intermodali di trasporto.

giovedì 30 maggio 2013

Visita al Porto dell'on. Meta (presidente Commissione Trasporti)

Una ''mozione Fvg'' per portare all'attenzione nazionale la nostra regione, le sue potenzialità e le problematiche nel settore dei trasporti: questa la proposta dell'onorevole Michele Meta, presidente della Commissione Trasporti e Infrastrutture della Camera, in visita oggi al Porto di Monfalcone dove ha incontrato i vertici dell'Azienda Porto (il presidente dimissionario Emilio Sgarlata e il neo presidente Paolo Maschio), nonché il presidente della compagnia portuale Riccardo Scaramelli e gli operatori del porto.


Dopo una breve introduzione sulla situazione del porto di Monfalcone da parte dell'ex presidente Sgarlata («Solo adesso stiamo tornando lentamente ai livelli di traffico del 2006, stiamo lavorando per l'accesso al canale del porto e per rendere sempre più strategico lo scalo monfalconese»), è toccato al neo presidente Maschio elencare le cose di cui il Porto ha bisogno: l'escavo, per cui si deve velocizzare la procedura, e la ridefinizione della mission e del piano regolatore del porto. Presente anche l'assessore regionale Mariagrazia Santoro, che dopo aver ringraziato l'on. Meta per l'attenzione data al nostro territorio, ha ricordato che il porto di Monfalcone rientra nelle strategie dell'Unione Europea, evidenziando però il timore che l'attenzione rimanga alta solo fino a Venezia, e che la nostra regione rimanga schiacciata tra questo scalo e quelli di Fiume e Capodistria.
«Abbiamo la responsabilità di mettere al centro dell'attenzione la questione dei porti - ha esordito Meta – in un quadro che chiarisce la competenze dello Stato e quelle della Regione. La legge 84 ha funzionato, l'errore è stato quello di rimanere poi con le mani in mano». Come fare quindi? «Due sono le azioni possibili: un decreto che ponga al centro la sburocratizzazione, l'autonomia finanziaria e le concessioni (cosa che si può fare a breve), e una riforma organica che avrà tempi più lunghi». Il Fvg ha pagato un prezzo alto alla redditività delle infrastrutture, ed è ora di chiedere il conto. «Ecco quindi le mie proposte - ha concluso Meta - .Prima, una ''mozione Fvg'' che impegni il Governo a intervenire sui temi cari a questa regione. Seconda, una delegazione per verificare e velocizzare l'iter del Via al canale di escavo al Ministero dell'Ambiente».

mercoledì 20 febbraio 2013

Visita alle aree industriali e nautiche

Assieme ai candidati al Parlamento per il Partito Democratico Ettore Rosato, Ivano Strizzolo, Tamara Blazina, Carlo Pegorer e Laura Fasiolo ho visitato, ieri mattina, la zona industriale e nautica di Monfalcone. Dopo una prima tappa al Consorzio Industriale, dove siamo stati ricevuti dal presidente del Csim Enzo Lorenzon e dal direttore Giampaolo Fontana, abbiamo visitato lo stabilimento Mangiarotti.

I responsabili del Csim hanno illustrato gli scopi del Consorzio Industriale, e in particolar modo la prossima infrastrutturazione che collegherà il sistema di rotonde dell'aeroporto con l'area industriale Fincantieri-Ansaldo, di fatto bypassando l'intera Monfalcone e creando contemporaneamente nuove infrastrutture che renderanno appetibili nuove aree industriali.
 
E proprio per dimostrare cosa significa avere un territorio infrastrutturato e con accesso al mare, abbiamo visitato lo stabilimento Mangiarotti, insediatosi a Monfalcone nel 2009, e che ha investito sul territorio 120 milioni di euro assumendo 200 lavoratori: la maggior parte giovani, diplomatisi nelle scuole locale (il Malignani di Udine). L'età media dei dipendenti è infatti di 38 anni. Si tratta di una realtà di eccellenza, che fornisce macchinari all'avanguardia ad aziende cinesi, australiane, europee, sudamericane, e che ha scelto Monfalcone per un un motivo principale: l'accesso diretto al mare. Conclusa la visita allo stabilimento, ci siamo spostati al Canale Est Ovest per una rapida visita alle realtà della nautica. 


«E' stata un'esperienza molto interessante – è stato il nostro commento – .Rendersi conto che la realtà di Monfalcone e del Fvg in genere sa attrarre eccellenze di questo tipo, che lavorano a livelli di qualità internazionali, è un bel segnale».