Questo è il link al quale potete rivedere, se vi fa piacere,
la mia intervista a Telefriuli per la trasmissione ''Il Punto'' in cui
parlo di commissione richiedenti asilo, polo intermodale, trasporti,
collegamenti del territorio, Coni e molto altro.
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mercoledì 4 ottobre 2017
martedì 31 gennaio 2017
Cie: il ministro rispetti quanto dichiarato
Nel 2014, in risposta a una mia interrogazione rivolta all'allora ministro dell'Interno Alfano sulla possibile riapertura del Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca, lo stesso ministro aveva messo per iscritto che “la riapertura del centro e l'ipotesi di una sua possibile destinazione all'accoglienza dei richiedenti asilo erano oggetto di un'attenta riflessione da parte del Ministero dell'interno, che non mancherà di confrontarsi con gli organi di governo locale'': ebbene, chiedo che nelle decisioni inerenti il futuro del Cara di Grasdisca si tenga conto di quanto il governo aveva già dichiarato.
Lo ricordo in un'interrogazione presentata al ministro dell'Interno specificando che parlare di un'eventuale riapertura del Cie di Gradisca comporterebbe tutta una serie di problematiche conseguenti.
Nel corso del tempo, il Cie aveva ospitato non solo gli stranieri irregolari del Friuli Venezia Giulia, ma anche quelli provenienti da tutto il Nord Italia, con conseguenti problemi di sovraffollamento e negli ultimi anni di attività era arrivato a contenere anche 500 persone, oltre il doppio della sua capienza, con ricadute drammatiche sia sul territorio che sulle condizioni di vita delle persone ospitate nel centro e degli operatori responsabili della gestione della struttura. Senza contare, che sul funzionamento dei C.I.E. è attualmente in corso una Commissione parlamentare di indagine, e che in caso di riapertura il Cie si troverebbe a dover convivere con l'attuale Cara che ospita a oggi più di 400 persone, causando non pochi problemi di gestione.
Per questo ben quindici sindaci dell'Isontino (Linda Tomasinsig di Gradisca d’Isonzo, Riccardo Marchesan di Staranzano, Davide Furlan di Romans d’Isonzo, Enrico Bullian di Turriaco, Alenka Florenin di Savogna d’Isonzo, Silvia Caruso di San Canzian d’Isonzo, Igor Godeas di Medea, Elisabetta Pian di Sagrado, Alessandro Fabbro di Farra, Cristina Visintin di Mariano del Friuli, Claudio Deffendi di Villesse, Luciano Patat di Cormons, Dario Raugna di Grado, Bruno Razza di San Lorenzo Isontino, Daniele Sergon di Capriva del Friuli) nonché i consiglieri comunali Giuseppe Cingolani di Gorizia, Silvia Altran di Monfalcone e Franco Cristin di S. Pier d'Isonzo, hanno scritto una lettera al ministero facendo presente la loro contrarietà alla ipotizzata riapertura del Cie, tanto più che al momento non è dato sapere le modalità di funzionamento degli ipotizzati nuovi Cie, né è dato sapere la durata massima della permanenza e neppure le modalità con le quali verranno rimpatriati gli stranieri identificati come illegali e non aventi diritto di protezione.
Chiedo quindi al ministro «se non ritenga necessario ridiscutere l'ipotesi di riapertura del C.I.E. di Gradisca, mantenendo l'attività del C.A.R.A. e sviluppando invece forme alternative di accoglienza diffusa, così da non concentrare l'intera pressione dell'immigrazione irregolare in un punto solo del territorio, ed evitare il ripetersi di situazioni critiche che già in passato si sono dimostrate di difficile gestione nella cittadina di Gradisca e nella provincia di Gorizia».
domenica 8 gennaio 2017
Attenzione continua sui Cie
Sto seguendo con grande preoccupazione la vicenda dei
Cie e della loro riproposizione (ancora non si sa in che forma) da
parte del nei ministro Minniti. Avevo già fatto presente al
precedente ministro Alfano i problemi legati alla presenza del Cie a
Gradisca, e da parte sua avevo ottenuto garanzie circa la chiusura
definitiva del Centro, da utilizzare solo come Cara. Il discorso
dell'eventuale riapertura del Cie di Gradisca è “ in forma ancora
troppo nebulosa”.
I problemi della riapertura del Cie a Gradisca, secondo
me, sono due. Il primo è il limite di tempo che si prevede per la
permanenza. Perfetto, se non fosse per la difficoltà di rimpatrio
che spesso impedisce di rispettarlo. E, se i tempi si allungano,
torneremo ai problemi di sovraffollamento già sperimentati in
passato. Il secondo è che è al momento al lavoro una Commissione di
indagine, con poteri giudiziari, proprio sul passato funzionamento
dei Cie, e dunque prima di riproporli si dovrebbe almeno attenderne
le conclusioni.
In ogni caso da lunedì porterò il problema
all'attenzione del ministro, nonché al Comitato per l'attuazione e
il controllo degli accordi di Schengen che si riunirà mercoledì.
giovedì 31 marzo 2016
Dare dati precisi su immigrazione!
Fornire dati precisi sulla situazione relativa al fenomeno dei flussi di profughi provenienti dalla cosiddetta rotta balcanica, in particolare dall’autunno 2015, e al fine di informare correttamente i nostri concittadini ed evitare dannosi allarmismi: questa la richiesta che ho rivolto al Ministero dell'Interno con una interrogazione che riporta i tanti titoli allarmistici lanciati dalla stampa regionale sul fenomeno degli ingressi a partire dai primi mesi del 2016, lungo la frontiera sud dell’Austria con Slovenia e Italia, affermando che al valico di Tarvisio esista una situazione di reinvio di migranti dal territorio austriaco a quello italiano (i cosiddetti flussi di ritorno o reflussi) dei quali non si ha ancora una contezza precisa. Le notizie riportate, in mancanza di una conferma ufficiale, stanno comprensibilmente generando nella popolazione italiana e in particolare friulana una preoccupazione se non di allarme verso questo fenomeno: per questo ho chiesto al Ministro quante sono effettivamente le presenze di migranti, rifugiati e richiedenti asilo ‘’reinviati’’ nel nostro Paese negli ultimi due anni, e in particolare nei primi 3 mesi del 2016, dai confini austriaci, quali iniziative siano effettivamente attive nel controllo di questi flussi (reflussi/rinvii), da parte delle polizia di frontiera, italiana e austriaca, e quali siano le iniziative poste in essere dal nostro Governo per affrontare questo fenomeno sia in sede locale/friulana sia in sede nazionale/governativa e diplomatica con l’Austria.
venerdì 25 marzo 2016
Subito Polizia unica europa. Il Belgio lo dimostra.
Molti, dopo quello che è accaduto a Bruxelles, salteranno su a dire che l'Europa è finita. E invece penso che sono proprio questi i momenti in cui c'è più bisogno di un'Europa unita, che condivida tutto, anche e soprattutto i servizi di ordine e sicurezza. Perché i casi di Parigi e Bruxelles dimostrano chiaramente che se i paesi pensano solo all'interno dei loro confini sono ancora più facilmente attaccabili. E' da anni che lo dico, e l'ho ricordato molte e molte volte all'interno del Comitato Schengen: quello di cui abbiamo bisogno è più coordinamento all'interno delle Polizie e dell'Intelligence dei singoli stati. Nel corso dell'ultima audizione con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sandro Gozi ci è stata data notizia che entro l'anno si dovrebbe arrivare alla creazione di una Polizia unica europea, e credo che a questo punto la questione sia di massima urgenza e che sia interesse di tutti accelerare il processo.
venerdì 26 febbraio 2016
Gozi in Comitato Schengen: nessun hotspot in Fvg
In Friuli Venezia Giulia non è previsto alcun centro di identificazione migranti (i cosiddetti hotspot): i sei in programma sono quelli già noti, e non ci ulteriori progetti per il Fvg o il Brennero: lo ha confermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sandro Gozi nell'odierna audizione del Comitato di controllo e sull'attuazione del trattato di Schengen in risposta a una mia domanda. E con uguale fermezza ha respinto la possibilità di rinunciare a Schengen. «La soluzione non è quella di escludere chi è in difficoltà, bensì mostrare capacità di intervenire insieme in suo sostegno – ha spiegato – Dobbiamo lottare continuamente per uscire dalla paura in cui qualcuno ci vuole rinchiudere». Gozi ha poi ribadito quanto costerebbe all'Europa la rinuncia a Schengen: 100 miliardi di euro, di cui solo 50-70 nel settore del turismo. Ha poi ribadito che le eventuali provvedimenti austriaci alle frontiere sono legate alle decisioni del Consiglio europeo e che potranno venire attuate solo al verificarsi di determinate condizioni. Infine ha annunciato che si sta lavorando per arrivare ad attuare un corpo di polizia europeo delle frontiere esterne, argomento oggetto di una proposta legislativa della Commissione europea attualmente in discussione entro giugno 2016.
Sono assolutamente d'accordo con il sottosegretario nella necessità di non lasciarsi impressionare dalla troppa disinformazione che si sta facendo su questo tema, per non lasciar vincere la ''dittatura della paura'' che sarebbe la fine dell'Europa.
G.B.
Il filmato è disponibile cliccando qui: http://webtv.camera.it/archivio?id=9025&position=0 .Il mio intervento è al minuto 36.
Sono assolutamente d'accordo con il sottosegretario nella necessità di non lasciarsi impressionare dalla troppa disinformazione che si sta facendo su questo tema, per non lasciar vincere la ''dittatura della paura'' che sarebbe la fine dell'Europa.
G.B.
Il filmato è disponibile cliccando qui: http://webtv.camera.it/archivio?id=9025&position=0 .Il mio intervento è al minuto 36.
mercoledì 17 febbraio 2016
Ambasciatore Austria smentisce chiusura ai confini - oggi in Comitato Schengen
«Quello che si sta facendo è programmare adeguate misure per rispondere a un'emergenza legata all'aumentare di flussi migratori che potrebbe verificarsi nei prossimi mesi. Ai confini tra Austria e Italia quindi per ora non cambierà assolutamente nulla». A spiegarlo è stato, nell'odierna seduta del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione degli accordi di Schengen, l'ambasciatore d'Austria in Italia, Renè Pollitzer, a una mia precisa domanda circa le notizie riportate dalla stampa sulla prossima chiusura dei confini con il ripristino di controlli alle frontiere tra Austria e Italia. L'ambasciatore ha quindi smentito questi provvedimenti, affermando che «si sta semplicemente procedendo, come previsto dall'articolo 26 del trattato di Schengen, a predisporre le misure che si potranno attuare lungo i confini con un ampliamento del controlli nell'eventualità di un'emergenza». I confini non saranno quindi chiusi né nell'immediato né in futuro, anzi, l'ambasciatore ha dichiarato che «Schengen è una conquista che va difesa. Nell'ambito dell'articolo 26 del trattato è però previsto che dietro delibera del Consiglio Europeo possano essere disposte delle misure straordinarie ai confini». Il Consiglio europeo quindi dovrà valutare la questione delle carenze ai confini esterni dell'Unione Europea, e deliberare in merito. Solo su questa base poi potranno essere previsti ampliamenti dei controlli.
Ringrazio l'ambasciatore per aver chiarito una questione che, così come era stata presentata finora, ha creato soltanto allarmismo. Ribadisco ancora una volta che Schengen non è in pericolo, e che non si parla di chiusura dei confini ma soltanto di un eventuale ampliamento dei controlli in risposta a una possibile futura emergenza.
il filmato è disponibile cliccando qui: http://webtv.camera.it/archivio?id=8991&position=0
La mia domanda e la risposta dell'ambasciatore sono al minuto 47.
Ringrazio l'ambasciatore per aver chiarito una questione che, così come era stata presentata finora, ha creato soltanto allarmismo. Ribadisco ancora una volta che Schengen non è in pericolo, e che non si parla di chiusura dei confini ma soltanto di un eventuale ampliamento dei controlli in risposta a una possibile futura emergenza.
La mia domanda e la risposta dell'ambasciatore sono al minuto 47.
mercoledì 25 novembre 2015
Convegno - Il futuro non aspetta: dialogo su immigrazione, sicurezza e accoglienza
In Italia, nel corso del 2014, sono stati 180.000 gli arrivi di immigrati, ma solo 60.000 sono quelli che hanno chiesto asilo, e solo il 5% di questi ottiene lo status di ''profugo''. Tanto per fare qualche confronto, in Tunisia su una popolazione di 10 milioni di persone si contano 2 milioni di profughi, in Libano su una popolazione di 4 milioni i profughi sono quasi 2 milioni. Con l'entrata in vigore di Triton al posto di Mare Nostrum, e soprattutto con l'operazione militare Eunavformed, nel 2015 si prevedono 20.000 ingressi in meno.
Sono i dati ufficiali, resi noti dai rappresentanti delle istituzioni, che spesso non vengono diffusi, e che ho presentato nel convegno 'Il futuro non aspetta: dialogo su immigrazione, sicurezza e accoglienza'' organizzato dal Pd provinciale a Monfalcone. Come anche sono poco noti alcuni provvedimenti presi negli ultimi mesi dal governo: l'apertura delle commissioni di esamina di Padova e Verona, e la possibilità data a ciascuno degli otto componenti di verificare una domanda di asilo, invece di richiedere la presenza congiunta di tutti e otto.
Allo stesso modo, non è corretto parlare di ''sospensione'' di Schengen, quando invece quello che si attuerà sono controlli più approfonditi alle frontiere esterne dell'area. Per quanto riguarda la sicurezza, un altro provvedimento preso riguarda il Pnr (passeger name record) che registra i movimenti di chi viaggia in aereo, e che d'ora in poi terrà in memoria tali dati per un anno anziché per un mese, e li condividerà tra gli stati membri. Dobbiamo prevedere un limite al nostro diritto alla privacy in nome di un concetto più alto, cioè l'idea di Europa unita.
A concludere il convegno è stato un excursus storico-culturale sul concetto di immigrazione da parte del direttore dell'Isig Alberto Gasparini, mentre la segretaria del Pd monfalconese, Lucia Giurissa, ha ricordato che «l'immigrazione è una questione con cui ci si deve confrontare volenti o nolenti, specie in una realtà come Monfalcone, che ha ancora la mentalità del borgo ma che deve confrontarsi con i problemi di una grande città».
Sono i dati ufficiali, resi noti dai rappresentanti delle istituzioni, che spesso non vengono diffusi, e che ho presentato nel convegno 'Il futuro non aspetta: dialogo su immigrazione, sicurezza e accoglienza'' organizzato dal Pd provinciale a Monfalcone. Come anche sono poco noti alcuni provvedimenti presi negli ultimi mesi dal governo: l'apertura delle commissioni di esamina di Padova e Verona, e la possibilità data a ciascuno degli otto componenti di verificare una domanda di asilo, invece di richiedere la presenza congiunta di tutti e otto.
Allo stesso modo, non è corretto parlare di ''sospensione'' di Schengen, quando invece quello che si attuerà sono controlli più approfonditi alle frontiere esterne dell'area. Per quanto riguarda la sicurezza, un altro provvedimento preso riguarda il Pnr (passeger name record) che registra i movimenti di chi viaggia in aereo, e che d'ora in poi terrà in memoria tali dati per un anno anziché per un mese, e li condividerà tra gli stati membri. Dobbiamo prevedere un limite al nostro diritto alla privacy in nome di un concetto più alto, cioè l'idea di Europa unita.
A concludere il convegno è stato un excursus storico-culturale sul concetto di immigrazione da parte del direttore dell'Isig Alberto Gasparini, mentre la segretaria del Pd monfalconese, Lucia Giurissa, ha ricordato che «l'immigrazione è una questione con cui ci si deve confrontare volenti o nolenti, specie in una realtà come Monfalcone, che ha ancora la mentalità del borgo ma che deve confrontarsi con i problemi di una grande città».
lunedì 11 maggio 2015
Richieste Anci su profughi: da sostenere
Sostengo in toto le richieste dell'Anci, e già dalla prossima settimana ho intenzione di visionare l'elenco delle caserme dismesse e oggetto di ristrutturazione al Ministero dell'Interno per capire sze l'ipotesi dell'Associazione Nazionale Comuni di ospitarvi i rifugiati sia praticabile.
La prima richiesta dell'Associazione Comuni è di definire un piano regionale di accoglienza che però tenga conto, nel determinare le ''quote'' per territorio, sia del carico di profughi arrivati via mare che via terra. E questo posso assicurare che è già all'attenzione del governo. Proprio in una delle ultime sedute del Comitato Schengen è stata sottolineata la particolarità di regioni come il Trentino e il Friuli Venezia Giulia, che non devono sopportare solo la pressione di arrivi via mare, ma anche via terra. L'Anci ha poi richiesto un censimento dei rifugiati e l'utilizzo di alcune caserme dimesse come ''hub di prima accoglienza''. In merito a questo, mi impegno a portare questa richiesta davanti al Ministro dell'Interno, verificando se in Fvg ci sono strutture obiettivo di recupero che potrebbero essere convertite a tale scopo.
Diciamo poi che sono otto mesi che ricordo la necessità di un piano regionale dell'accoglienza, come anche sono otto mesi che invito i Comuni ad applicare la possibilità dei lavori sociali per i profughi. Alcuni sindaci hanno provveduto (e li ringrazio), altri no. Certo è che sentire Salvini dare dello schiavista ad Alfano perché propone questa azione è osceno, oltre che sintomo di ignoranza politica.
La prima richiesta dell'Associazione Comuni è di definire un piano regionale di accoglienza che però tenga conto, nel determinare le ''quote'' per territorio, sia del carico di profughi arrivati via mare che via terra. E questo posso assicurare che è già all'attenzione del governo. Proprio in una delle ultime sedute del Comitato Schengen è stata sottolineata la particolarità di regioni come il Trentino e il Friuli Venezia Giulia, che non devono sopportare solo la pressione di arrivi via mare, ma anche via terra. L'Anci ha poi richiesto un censimento dei rifugiati e l'utilizzo di alcune caserme dimesse come ''hub di prima accoglienza''. In merito a questo, mi impegno a portare questa richiesta davanti al Ministro dell'Interno, verificando se in Fvg ci sono strutture obiettivo di recupero che potrebbero essere convertite a tale scopo.
Diciamo poi che sono otto mesi che ricordo la necessità di un piano regionale dell'accoglienza, come anche sono otto mesi che invito i Comuni ad applicare la possibilità dei lavori sociali per i profughi. Alcuni sindaci hanno provveduto (e li ringrazio), altri no. Certo è che sentire Salvini dare dello schiavista ad Alfano perché propone questa azione è osceno, oltre che sintomo di ignoranza politica.
venerdì 27 marzo 2015
Richiedenti asilo, audizione schengen: urge piano regionale accoglienza
Due sono i motivi per i quali le città di Gradisca e Gorizia si trovano a dover assorbire quasi l'intero carico dei richiedenti asilo in provincia: primo, che le commissioni territoriali di Padova e Venezia non sono ancora completamente a pieno regime; secondo, la mancanza di alternative per l'accoglienza a parte il Cara. Questo, spiega il deputato Pd Giorgio Brandolin, è quanto è emerso nel corso dell'audizione del Capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno, prefetto Mario Morcone al Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen. Il primo problema risolverà a breve, visto che già entro qualche settimana le due commissioni saranno del tutto operative, con notevoli sgravi per il nostro territorio. Il secondo invece si risolverà quando la Regione Fvg determinerà, con il Piano regionale di accoglienza, quali Comuni saranno dotati di strutture di accoglienza e per quanti rifugiati. Morcone ha ricordato che in tutta Italia si parla di 80.000 richieste, che dovrebbero essere divise proporzionalmente alla popolazione. La quota del Fvg dovrebbe aggirarsi sui 1.500-2000. Il che significa che,
se in rapporto alla popolazione meno di 10 Comuni saranno individuati in tutto il territorio
dell'Isontino, a ognuno di loro farà riferimento solo una decina di rifugiati. Infine, lo stesso capo dipartimento ha sottolineato, facendo riferimento proprio alla nostra realtà, la necessità di utilizzare i fondi messi a disposizione per i lavori socialmente utili riservati ai richiedenti asilo. Non si prevedono compensi (è prevista solo la copertura degli oneri assicurativi) ma si otterrebbero, facendone ricorso ogni volta possibile, due risultati: molti vantaggi per la comunità, e l'innescarsi di ''buone pratiche'' per l'integrazione.
se in rapporto alla popolazione meno di 10 Comuni saranno individuati in tutto il territorio
dell'Isontino, a ognuno di loro farà riferimento solo una decina di rifugiati. Infine, lo stesso capo dipartimento ha sottolineato, facendo riferimento proprio alla nostra realtà, la necessità di utilizzare i fondi messi a disposizione per i lavori socialmente utili riservati ai richiedenti asilo. Non si prevedono compensi (è prevista solo la copertura degli oneri assicurativi) ma si otterrebbero, facendone ricorso ogni volta possibile, due risultati: molti vantaggi per la comunità, e l'innescarsi di ''buone pratiche'' per l'integrazione.
lunedì 16 marzo 2015
Cara Gradisca: si dia risposta a esigenze dei lavoratori
Ho presentato al Governo un'interrogazione sulla situazione al Centro Cara Cda di Gradisca d’Isonzo, che attualmente ospita i richiedenti asilo in attesa di esame presso la commissione territoriale di Gorizia, e che in precedenza ospitava anche un Cie, ora riqualificato come Cara-2, originariamente solo per rispondere a ''situazioni di emergenza'', ma di fatto ormai utilizzato continuamente visto il continuo afflusso di richiedenti asilo sul territorio. L'interrogazione ricorda la drammatica situazione professionale e lavorativa dei 70 dipendenti del Consorzio Luoghi Comuni – Connecting People fino a ora gestore del Cara, che a oggi hanno ricevuto appena lo stipendio di ottobre 2014, e che con la ventilata ipotesi di gestione affidata a volontari della Croce Rossa rischiano il posto di lavoro, con evidente ricaduta disastrosa sulle loro famiglie e sull'economia del territorio goriziano.
Le organizzazioni sindacali hanno già tentato due volte la via della conciliazione obbligatoria senza risultato, e si sono dichiarate preoccupate sia per la situazione dei pagamenti, che per le mancate novità rispetto alla ipotetica risoluzione consensuale dell'appalto, nonché per la mancata volontà annunciata dal Ministero in merito all’inserimento della clausola di salvaguardia occupazionale per i 70 lavoratori, nonostante essi abbiano maturato nel corso delle varie gestioni una notevole esperienza
lavorativa, che tornerebbe di sicuro utile a un futuro gestore.
Chiedo quindi al governo quali misure si stiano prendendo sia per assicurare ai lavoratori del Centro Cara Cda di Gradisca d’Isonzo la dovuta corresponsione delle retribuzioni finora maturate e non ancora corrisposte, che per assicurare la loro occupazione, rivedendo ad esempio la posizione del Ministero sul mancato procedimento di applicazione della clausola sociale.
Le organizzazioni sindacali hanno già tentato due volte la via della conciliazione obbligatoria senza risultato, e si sono dichiarate preoccupate sia per la situazione dei pagamenti, che per le mancate novità rispetto alla ipotetica risoluzione consensuale dell'appalto, nonché per la mancata volontà annunciata dal Ministero in merito all’inserimento della clausola di salvaguardia occupazionale per i 70 lavoratori, nonostante essi abbiano maturato nel corso delle varie gestioni una notevole esperienza
lavorativa, che tornerebbe di sicuro utile a un futuro gestore.
Chiedo quindi al governo quali misure si stiano prendendo sia per assicurare ai lavoratori del Centro Cara Cda di Gradisca d’Isonzo la dovuta corresponsione delle retribuzioni finora maturate e non ancora corrisposte, che per assicurare la loro occupazione, rivedendo ad esempio la posizione del Ministero sul mancato procedimento di applicazione della clausola sociale.
lunedì 23 febbraio 2015
Ok ai lavori Lsu per immigrati dalla Regione
La regione Fvg sta andando nella direzione giusta con il programma 2015 per l'immigrazione che prevede il sostegno di progetti per richiedenti asilo e rifugiati, a cura degli Enti locali, per favorire l'integrazione (ovvero lavori gratuiti di cura del verde e pulizia della città per i richiedenti asilo in attesa di essere esaminati dalla commissione territoriale). Voglio sottolineare che che le risorse sono attinte dal Fondo regionale per l'immigrazione, istituito nel 2008, e che i fondi saranno utilizzati solo per coprire gli oneri relativi alle assicurazioni, visto che il lavoro prestato dai profughi sarà completamente gratuito. Invito quindi tutti i Comuni interessati a premunirsi, preparando i progetti per quanto il documento sarà definitivamente approvato. Se infatti non possiamo dirci sicuri di ridurre i flussi che interessano il nostro territorio in tempi brevi, almeno facciamo in modo che siano meno impattanti possibile. Ricordo che già da mesi avevo invitato a seguire questa strada, forte anche della lettera con cui il capo del dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione Mario Morcone aveva invitato le prefetture italiane a stringere accordi con gli enti locali per favorire «lo svolgimento volontario, da parte degli immigrati ospitati, di attività socialmente utili, che avrebbero il doppio vantaggio di creare un terreno fertile per una più efficace integrazione nel tessuto sociale e di prevenire eventuali tensioni». I flussi migratori verso l'Italia si sono intensificati molto dalla fine del 2013, con la conseguenza che oggi ogni provincia italiana ospita un numero importante di cittadini extracomunitari, molti dei quali richiedenti asilo o in attesa delle definizione del ricorso contro il diniego dello status di rifugiato da parte della commissione territoriale competente. Per loro, una delle criticità segnalate, che si riflette negativamente sull'esperienza dell'accoglienza, è l'inattività durante il periodo di permanenza legato alla conclusione dei procedimenti. Insomma, a molti dà fastidio vedere i profughi senza nulla da fare? Anche a loro pesa essere costretti all'immobilità. Risolviamo quindi questo problema approvando dei progetti che portino i richiedenti asilo a essere elementi attivi nella nostra società, per il bene di tutti.
venerdì 13 febbraio 2015
Immigrazione: no al ''palleggio'' tra Triton e mare Nostrum
La nota congiunta inviata da me, Micaela Campana (responsabile Welfare, Terzo settore, Immigrazione, Diritti della segreteria del Pd) Marco Pacciotti del Forum Immigrazione e i deputati Paolo Beni, Giuseppe Guerini, Antonino Moscatt, Marilena Fabbri, Delia Murer, Chiara Scuvera, Vanna Iori, Kalid Chaouki e Sandra Zampa sulla tragedia di Lampedusa.
«La tragedia di Lampedusa non puo' essere ridotta a un palleggio tra Triton e Mare Nostrum. Il punto dirimente e' il caos che regna sovrano in Libia. Triton e' un'operazione sotto il controllo dell'Europa e dell'agenzia Frontex. Grazie a Mare Nostrum che e' stata una straordinaria operazione italiana abbiamo spinto l'Europa a intervenire: Triton e' insufficiente con i suoi mezzi logistici e con il suo profilo per evitare altre tragedie in mare. Il pattugliamento a 30 miglia dalle coste e il rispetto del codice della navigazione non bastano. Servono mezzi adeguati, personale addestrato e risorse tecnologiche per garantire il pattugliamento e le operazioni umanitarie. Ma soprattutto serve un impegno di tutta la comunita' sulla Libia. Serve che l'Europa si impegni sul tema dell'immigrazione sia rispetto agli sbarchi sia in un'ottica di lungo termine. Nessun Paese puo' essere lasciato solo e l'Italia, il governo e soprattutto quegli amministratori locali che si sono impegnati a rispettare quanto deciso nella Conferenza Stato - Regioni in termini di accoglienza».
«La tragedia di Lampedusa non puo' essere ridotta a un palleggio tra Triton e Mare Nostrum. Il punto dirimente e' il caos che regna sovrano in Libia. Triton e' un'operazione sotto il controllo dell'Europa e dell'agenzia Frontex. Grazie a Mare Nostrum che e' stata una straordinaria operazione italiana abbiamo spinto l'Europa a intervenire: Triton e' insufficiente con i suoi mezzi logistici e con il suo profilo per evitare altre tragedie in mare. Il pattugliamento a 30 miglia dalle coste e il rispetto del codice della navigazione non bastano. Servono mezzi adeguati, personale addestrato e risorse tecnologiche per garantire il pattugliamento e le operazioni umanitarie. Ma soprattutto serve un impegno di tutta la comunita' sulla Libia. Serve che l'Europa si impegni sul tema dell'immigrazione sia rispetto agli sbarchi sia in un'ottica di lungo termine. Nessun Paese puo' essere lasciato solo e l'Italia, il governo e soprattutto quegli amministratori locali che si sono impegnati a rispettare quanto deciso nella Conferenza Stato - Regioni in termini di accoglienza».
mercoledì 3 dicembre 2014
Immigrazione: Governo invita all'impiego nei lavori socialmente utili
Il capo del dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione Mario Morcone ha invitato le prefetture italiane a stringere accordi con gli enti locali per favorire «lo svolgimento volontario, da parte degli immigrati ospitati, di attività socialmente utili, che avrebbero il doppio vantaggio di creare un terreno fertile per una più efficace integrazione nel tessuto sociale e di prevenire eventuali tensioni».
Sono soddisfatto che si sia arrivati a questo provvedimento. Così la società potrà essere utile a chi arriva da fuori, e chi arriva da fuori potrà essere utile alla società. E sarà più facile arrivare alla vera integrazione.
I flussi migratori verso l'Italia si sono intensificati molto dalla fine del 2013, con la conseguenza che oggi ogni provincia italiana ospita un numero importante di cittadini extracomunitari, molti dei quali richiedenti asilo o in attesa delle definizione del ricorso contro il diniego dello status di rifugiato da parte della commissione territoriale competente. Per loro, una delle criticità segnalate, che si riflette negativamente sull'esperienza dell'accoglienza, è l'inattività durante il periodo di permanenza legato alla conclusione dei procedimenti.
Spesso poi questo fatto va a fomentare chi accusa gli immigrati di vivere alle spalle degli italiani .Con questo provvedimento invece si toglierà ogni alibi: sia a chi non ha intenzione di integrarsi, sia a chi è contro l'integrazione.
L'attività di volontariato deve essere, appunto, volontaria, gratuita e di utilità sociale, quindi senza 'scopi di lucro', e preceduta da un'adeguata formazione. Il cittadino immigrato interessato deve aderire a un'associazione o organizzazione e avere copertura assicurativa, non a carico dell'amministrazione dell'Interno.
La possibilità di aderire a questi percorsi di volontariato è limitata ai richiedenti asilo e a coloro in attesa di definizione del ricorso, spiega il dipartimento, perché chi è titolare di protezione internazionale viene coinvolto in altri percorsi di inserimento, finalizzati al lavoro.
lunedì 1 dicembre 2014
richiedenti asilo: la soluzione c'è, manca volontà politica
Il modo di superare da ora, in attesa dell'attivazione della seconda commissione per l'esame delle richieste di asilo, il ''sovraffollamento'' di Gorizia, c'è: basterebbe aplicare una semplice clausola. Il fatto è stato spiegato nel corso dell'ultima audizione del Comitato per l'applicazione dell'accordo di Schengen, con protagonista il sottosegretario alle politiche comunitarie Sandro Gozi, a cui ero presente assieme alla collega Maria Chiara Gadda.
Chiediamo e stiamo lavorando a una condivisione di responsabilità in Europa, che comporti una condivisione di decisioni e di modalità operative, oltre che di risorse. Innanzitutto, bisogna rendere più efficace il sistema di asilo Ue regolato dall’accordo di Dublino 3, entrato in vigore da gennaio 2014 ma concepito negli anni ‘90, in un contesto politico e sociale molto diverso e con una logica ormai obsoleta. Tuttavia, vi sono alcune norme dello stesso regolamento rimaste inapplicate come le clausole di salvaguardia all’articolo 17, quella umanitaria e quella di sovranità.
Infatti applicandole sarebbe possibile già ora superare la rigidità di Dublino, evitando il rinvio degli immigrati richiedenti asilo al primo paese di arrivo nel caso di ricongiungimenti familiari, minori o altri casi particolari (malattie, gravidanze). Applicando le clausole, i richiedenti asilo potrebbero rimanere nel paese dove hanno avanzato richiesta invece di venire rinviati in Italia. Facile capire come questo cambierebbe le cose in aree sottoposte a forti pressioni come Gorizia o Udine. E il Governo sta lavorando proprio per il raggiungimento di tale obiettivo. Lo strumento c’è, serve la volontà politica di ogni stato nell’applicarlo.
È necessario inoltre rafforzare i paternariati tra l’Europa e i paesi africani, per verificare direttamente nei paesi di transito lo status degli immigrati e dei richiedenti asilo. Il Governo italiano ha posto con forza questo tema in occasione degli ultimi consigli europei e nella conferenza tra Europa e Stati Nord Africani svoltasi a Roma. E’ questa la strada da percorrere.
Chiediamo e stiamo lavorando a una condivisione di responsabilità in Europa, che comporti una condivisione di decisioni e di modalità operative, oltre che di risorse. Innanzitutto, bisogna rendere più efficace il sistema di asilo Ue regolato dall’accordo di Dublino 3, entrato in vigore da gennaio 2014 ma concepito negli anni ‘90, in un contesto politico e sociale molto diverso e con una logica ormai obsoleta. Tuttavia, vi sono alcune norme dello stesso regolamento rimaste inapplicate come le clausole di salvaguardia all’articolo 17, quella umanitaria e quella di sovranità.
Infatti applicandole sarebbe possibile già ora superare la rigidità di Dublino, evitando il rinvio degli immigrati richiedenti asilo al primo paese di arrivo nel caso di ricongiungimenti familiari, minori o altri casi particolari (malattie, gravidanze). Applicando le clausole, i richiedenti asilo potrebbero rimanere nel paese dove hanno avanzato richiesta invece di venire rinviati in Italia. Facile capire come questo cambierebbe le cose in aree sottoposte a forti pressioni come Gorizia o Udine. E il Governo sta lavorando proprio per il raggiungimento di tale obiettivo. Lo strumento c’è, serve la volontà politica di ogni stato nell’applicarlo.
È necessario inoltre rafforzare i paternariati tra l’Europa e i paesi africani, per verificare direttamente nei paesi di transito lo status degli immigrati e dei richiedenti asilo. Il Governo italiano ha posto con forza questo tema in occasione degli ultimi consigli europei e nella conferenza tra Europa e Stati Nord Africani svoltasi a Roma. E’ questa la strada da percorrere.
giovedì 20 novembre 2014
Commissione richiesta asilo: buone notizie per Gorizia
Le buone notizie arrivate dal Comitato Schengen (riunitosi ieri) sono due: 1) che entro la primavera 2015 (in tempi non brevissimi ma accettabili) saranno operative le commissioni di Verona e Padova che affiancheranno quella di Gorizia per l'esame delle domande di riconoscimento del diritto di asilo (finora quella di Gorizia era l'unica del Triveneto). Nel giro di qualche mese quindi la commissione di Gorizia sarà sgravata di parte del carico (sono necessari i tempi tecnici per i controlli della Corte dei Conti e del provvedimenti operativi). 2) Con una circolare, il ministro Alfano ha stabilito che la commissione di Gorizia, che finora doveva giudicare collegialmente le domande (quindi alla presenza di tutti e 7 i membri) ora potrà farlo anche senza la compresenza dei componenti. Questo velocizzerà notevolmente le procedure, e quindi avremo meno persone in stazionamento sul territorio in attesa della risposta. Sono soddisfatto perché erano due provvedimenti che personalmente avevo chiesto al ministro Alfano, insistendo sulla loro importanza, e ad entrambi il ministro mi ha dato risposta dando personalmente garanzia della loro realizzazione.
giovedì 30 ottobre 2014
Richieste asilo: necessario un nuovo sistema europeo
Ho ufficialmente chiesto al ministro Alfano che nel corso del semestre europeo si lavori all'elaborazione un unico sistema di accoglienza europeo in materia di immigrazione, che sia concertato tra gli stati membri, per la ripartizione dei flussi legata a quote ancorate a elementi demografici ed economici certi e condivisi, modello che poi potrebbe essere applicato via a via alle realtà minori come Regioni e Comuni.
In pratica, a decidere in che modo i singoli stati membri dell'Unione Europea devono garantire l'accoglienza sarebbe la valutazione delle singole condizioni economiche e demografiche. Per fare questo, servirebbe riformare il regolamento di Dublino III che stabilisce i criteri di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno qualsiasi degli Stati membri. Ma credo che sia un atto necessario, vista la situazione. Tanto più che poi questo modello potrebbe essere applicato anche nel ''piccolo'', ovvero nella ripartizione delle quote tra Regioni e Comuni, passando da un modello europeo a uno nazionale e regionale. In questo modo i criteri economici e demografici sarebbero la linea da seguire per determinare le quote di richiedenti asilo che le singole realtà, anche territoriali, dovrebbero ospitare.
In pratica, a decidere in che modo i singoli stati membri dell'Unione Europea devono garantire l'accoglienza sarebbe la valutazione delle singole condizioni economiche e demografiche. Per fare questo, servirebbe riformare il regolamento di Dublino III che stabilisce i criteri di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno qualsiasi degli Stati membri. Ma credo che sia un atto necessario, vista la situazione. Tanto più che poi questo modello potrebbe essere applicato anche nel ''piccolo'', ovvero nella ripartizione delle quote tra Regioni e Comuni, passando da un modello europeo a uno nazionale e regionale. In questo modo i criteri economici e demografici sarebbero la linea da seguire per determinare le quote di richiedenti asilo che le singole realtà, anche territoriali, dovrebbero ospitare.
giovedì 23 ottobre 2014
Richiedenti asilo: tempi lungi per la seconda commissione.....
Avvio rapido della
seconda commissione per esaminare le istanze dei richiedenti asilo?
Magari, ma non sarà così. È vero che il decreto legge del 22
agosto 2014 è stato convertito, ma di nuove commissioni non se ne
parla prima del 2015.
La questione è
stata esaminata nell'ultima seduta del Comitato, dove ho interrogato
il ministro Alfano su tre questioni: in quanto tempo saranno attive
le altre commissioni previste (e dove saranno collocate), con che
fondi si pensa di attivarle, e quanti fondi sono disponibili per il
piano nazionale e regionale sull'Immigrazione ma non ho ottenuto
risposte. Il ministro infatti si è riservato di verificare tutto. Le
domande sono state rivolte nel corso dell'incontro che illustrava il
passaggio dall'operazione Mare Nostrum a Triton. Nell'occasione ho
quindi posto il problema di Gorizia, Trieste e Udine, che si trovano
alle prese con l'immigrazione cosiddetta ''di ritorno'', ovvero
persone che arrivano a Gorizia proprio per le richieste di asilo,
chiedendo anche quando si passerà ad affrontare situazioni come
quella di Gorizia considerandole come strutturali, e non di
emergenza.Il problema è che
quando un provvedimento viene convertito in legge, c'è poi bisogno
dei regolamenti attuativi per renderlo efficace. E in questo caso la
strada è ancora lunga: il piano deve essere condiviso tra Governo,
Anci e Conferenza delle Regioni. Il 30 ottobre in audizione al
Comitato ci sarà il sindaco di Udine Furio Honsell. A fine novembre
avremo l'audizione del presidente della Conferenza Sergio
Chiamparino. Solo dopo aver sentito tutti i pareri e determinato le
risorse si deciderà dove andrà collocata una seconda commissione.
Quindi, seppur mantenendo la notizia positiva della conversione in
legge, non dobbiamo farci troppe illusioni sulla velocità di
creazione di un'altra commissione.
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