Ho illustrato agli operatori portuali dello scalo monfalconese il provvedimento approvato lo scorso 13 dicembre 2017 e in vigore dal prossimo 24 febbraio, con il quale viene reso del tutto operativo il Decreto Legislativo 169/2016 sulle Autorità portuali, che comporterà modifiche importanti anche per il porto locale, presto inserito nell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.
Mercoledì alla Camera è infatti calendarizzata la discussione dello schema di DPR recante il regolamento per l'inserimento del porto di Monfalcone nell'Autorità Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. Io sarò il relatore.
E nel corso di una riunione nella sede della Compagnia Portuale ho ascoltato le richieste degli operatori ed elencato le azioni finora intraprese.
Nel corso della riunione si sono trattati i temi dell'escavo del canale di accesso, un tema che da troppo tempo è ormai solo un progetto, il trasferimento delle bramme - in partenza in questi mesi- e la necessità di reperire spazi per garantire l'operatività delle aziende.
Da parte mia ho fatto il punto su quanto finora portato avanti a livello regionale e nazionale (i fondi per lo sviluppo del trasporto su rotaia, la demolizione della ''casa del fanalista'', e ovviamente l'Autorità portuale). Abbiamo posto le fondamenta per costruire qualcosa di importante riuscendo a impostare almeno l'indirizzo prima della fine della legislatura.
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sabato 17 febbraio 2018
giovedì 21 agosto 2014
Accorpamento Autorità portuali: richiesto scorporo da Sblocca Italia
Non è così automatico che il decreto ''Sblocca Italia'' preveda l'accorpamento delle Autorità portuali, anche perché questo provvedimento, di enorme portata per le implicazioni che prevede, va accompagnato ad altre riforme nell'ambito della portualità, e non può essere pensato come ''autonomo''. È questo il succo dell'intervento che il Partito Democratico ha presentato in Commissione Trasporti della Camera, facendolo pervenire al Presidente del Consiglio, al sottosegretario alla Presidenza Del Rio e al ministro Lupi. Un documento che condivido e che ho sottoscritto pensando soprattutto alla situazione nella nostra regione.
Ciò che condividiamo è l’obiettivo e la necessità di intervenire per rafforzare l'integrazione delle piattaforme portuali e logistiche, per costruire condizioni di maggiore competitività del Sistema Paese, ma il processo di riforma deve poter avvenire all'interno di un disegno realmente innovativo, che individui obiettivi e strumenti (compresa la realizzazione di una significativa autonomia finanziaria) per l'adeguamento delle infrastrutture e per la semplificazione delle procedure.
Nella primavera 2014 l'ipotesi di accorpamento di Autorità Portuali veniva presentato in un documento elaborato dal Partito Democratico comprendente un ampio quadro di misure a sostegno della portualità italiana, e tenendo conto anche del lavoro fatto in Commissione Trasporti al Senato e condiviso ampiamente dai gruppi parlamentari, in cui venivano affrontate ad esempio questioni rilevanti ed urgenti quali dragaggi, prp, servizi tecnico-nautico. Peraltro in tale documento si affermava che ''si intendono incentivare le autorità portuali alla collaborazione orizzontale, ovvero alla fusione''. Il semplice accorpamento di autorità portuali non appare oggi una modalità appropriata ed efficace per perseguire realmente tali obiettivi. Per di più l’utilizzo del decreto legge non sembra lo strumento adeguato. Non vorremmo che l'esigenza giusta di fare in fretta andasse a discapito del fare bene. Per questo, con il documento presentato al Governo chiediamo che sia riconsiderata la decisione di intervenire per decreto su questa materia, così come auspicano anche le istituzioni, le realtà imprenditoriali, le rappresentanze del lavoro di molte realtà italiane. Il suggerimento dunque è stato quello di scorporare questo tema dal decreto "Sblocca Italia", optando per Disegno di Legge organico, che consenta di compiere, in tempi certi, un confronto stringente con le istituzioni locali e regionali per individuare modalità utili a realizzare quel cambiamento vero di cui i porti italiani hanno grande bisogno.
lunedì 3 giugno 2013
Porto: bene Autorità unica regionale, ma sul modello Lazio
Un'autorità unica regionale, sul modello della Regione Lazio che ha messo in rete Gaeta, Civitavecchia e Fiumicino aumentando la sinergia e quindi la produttività dei due scali: questo è il modello a cui il Friuli Venezia Giulia dovrebbe aspirare, in materia di portualità ma non solo, e che può essere la spinta a realizzare la ''mozione Fvg'' auspicata dall'onorevole Michele Meta (Presidente della Commissione Trasporti) nella sua recente visita al Porto di Monfalcone.
In questo senso, quindi, si può parlare di autorità unica: non un aumento di competenze del Porto di Trieste, non un asservimento di Monfalcone e San Giorgio di Nogaro allo scalo triestino, bensì un ragionamento che funzioni sulla base dell'Alto Adriatico, e che quindi non può che partire a livello nazionale (si è visto infatti, con il naufragio della legge Riccardi, a cosa porti il voler fare le cose basandosi solo sulla realtà regionale). Per questo ritengo che sia passato il momento delle guerre di campanile, e che sia giusto il discorso che la presidente Serracchiani sta portando avanti in queste settimane: un discorso che potrebbe andare a confluire appunto nella ''mozione Fvg'' di cui si parlava, che non riguarderà solo il sistema portuale, ma l'intero sistema di infrastrutture regionale.
Da parte mia quindi condivido il discorso della Presidente regionale, garantisco la massima collaborazione all'amico e collega Paolo Maschio, nuovo presidente dell'Azienda Porto, e sono quindi a disposizione da subito per un ragionamento complessivo da portare poi a Roma.
In questo senso, quindi, si può parlare di autorità unica: non un aumento di competenze del Porto di Trieste, non un asservimento di Monfalcone e San Giorgio di Nogaro allo scalo triestino, bensì un ragionamento che funzioni sulla base dell'Alto Adriatico, e che quindi non può che partire a livello nazionale (si è visto infatti, con il naufragio della legge Riccardi, a cosa porti il voler fare le cose basandosi solo sulla realtà regionale). Per questo ritengo che sia passato il momento delle guerre di campanile, e che sia giusto il discorso che la presidente Serracchiani sta portando avanti in queste settimane: un discorso che potrebbe andare a confluire appunto nella ''mozione Fvg'' di cui si parlava, che non riguarderà solo il sistema portuale, ma l'intero sistema di infrastrutture regionale.
Da parte mia quindi condivido il discorso della Presidente regionale, garantisco la massima collaborazione all'amico e collega Paolo Maschio, nuovo presidente dell'Azienda Porto, e sono quindi a disposizione da subito per un ragionamento complessivo da portare poi a Roma.
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giovedì 30 maggio 2013
Visita al Porto dell'on. Meta (presidente Commissione Trasporti)
Una ''mozione Fvg'' per portare all'attenzione nazionale la nostra regione, le sue potenzialità e le problematiche nel settore dei trasporti: questa la proposta dell'onorevole Michele Meta, presidente della Commissione Trasporti e Infrastrutture della Camera, in visita oggi al Porto di Monfalcone dove ha incontrato i vertici dell'Azienda Porto (il presidente dimissionario Emilio Sgarlata e il neo presidente Paolo Maschio), nonché il presidente della compagnia portuale Riccardo Scaramelli e gli operatori del porto.
Dopo una breve introduzione sulla situazione del porto di Monfalcone da parte dell'ex presidente Sgarlata («Solo adesso stiamo tornando lentamente ai livelli di traffico del 2006, stiamo lavorando per l'accesso al canale del porto e per rendere sempre più strategico lo scalo monfalconese»), è toccato al neo presidente Maschio elencare le cose di cui il Porto ha bisogno: l'escavo, per cui si deve velocizzare la procedura, e la ridefinizione della mission e del piano regolatore del porto. Presente anche l'assessore regionale Mariagrazia Santoro, che dopo aver ringraziato l'on. Meta per l'attenzione data al nostro territorio, ha ricordato che il porto di Monfalcone rientra nelle strategie dell'Unione Europea, evidenziando però il timore che l'attenzione rimanga alta solo fino a Venezia, e che la nostra regione rimanga schiacciata tra questo scalo e quelli di Fiume e Capodistria.
«Abbiamo la responsabilità di mettere al centro dell'attenzione la questione dei porti - ha esordito Meta – in un quadro che chiarisce la competenze dello Stato e quelle della Regione. La legge 84 ha funzionato, l'errore è stato quello di rimanere poi con le mani in mano». Come fare quindi? «Due sono le azioni possibili: un decreto che ponga al centro la sburocratizzazione, l'autonomia finanziaria e le concessioni (cosa che si può fare a breve), e una riforma organica che avrà tempi più lunghi». Il Fvg ha pagato un prezzo alto alla redditività delle infrastrutture, ed è ora di chiedere il conto. «Ecco quindi le mie proposte - ha concluso Meta - .Prima, una ''mozione Fvg'' che impegni il Governo a intervenire sui temi cari a questa regione. Seconda, una delegazione per verificare e velocizzare l'iter del Via al canale di escavo al Ministero dell'Ambiente».
Dopo una breve introduzione sulla situazione del porto di Monfalcone da parte dell'ex presidente Sgarlata («Solo adesso stiamo tornando lentamente ai livelli di traffico del 2006, stiamo lavorando per l'accesso al canale del porto e per rendere sempre più strategico lo scalo monfalconese»), è toccato al neo presidente Maschio elencare le cose di cui il Porto ha bisogno: l'escavo, per cui si deve velocizzare la procedura, e la ridefinizione della mission e del piano regolatore del porto. Presente anche l'assessore regionale Mariagrazia Santoro, che dopo aver ringraziato l'on. Meta per l'attenzione data al nostro territorio, ha ricordato che il porto di Monfalcone rientra nelle strategie dell'Unione Europea, evidenziando però il timore che l'attenzione rimanga alta solo fino a Venezia, e che la nostra regione rimanga schiacciata tra questo scalo e quelli di Fiume e Capodistria.
«Abbiamo la responsabilità di mettere al centro dell'attenzione la questione dei porti - ha esordito Meta – in un quadro che chiarisce la competenze dello Stato e quelle della Regione. La legge 84 ha funzionato, l'errore è stato quello di rimanere poi con le mani in mano». Come fare quindi? «Due sono le azioni possibili: un decreto che ponga al centro la sburocratizzazione, l'autonomia finanziaria e le concessioni (cosa che si può fare a breve), e una riforma organica che avrà tempi più lunghi». Il Fvg ha pagato un prezzo alto alla redditività delle infrastrutture, ed è ora di chiedere il conto. «Ecco quindi le mie proposte - ha concluso Meta - .Prima, una ''mozione Fvg'' che impegni il Governo a intervenire sui temi cari a questa regione. Seconda, una delegazione per verificare e velocizzare l'iter del Via al canale di escavo al Ministero dell'Ambiente».
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