Presentata oggi da me e dal vicepresidente del gruppo Pd alla Camera Andrea Martella un'interrogazione al Ministero per lo Sviluppo economico sulla questione del sequestro di alcune aree dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, destinate alla cernita e allo stoccaggio di rifiuti e prodotti da scarti di lavorazione a opera dei carabinieri del Noe di Udine in esecuzione di una ordinanza del tribunale di Gorizia. Il provvedimento sarebbe scattato a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione che ha dato ragione alla richiesta iniziale del pubblico ministero che, precedentemente , era stata rigettata dal giudice per le indagini preliminari. Come conseguenza, il Gruppo Fincantieri ha comunicato, in ottemperanza al provvedimento del Tribunale, di voler disporre a partire dal 30 giugno la sospensione dell'attività lavorativa di tutto il personale coinvolto nel ciclo produttivo del cantiere di Monfalcone, assicurando solo la manutenzione degli impianti e annunciando la volontà immediata di assumere tutte le opportune iniziative in sede giudiziaria al fine di ottenere la revoca della misura. Ricordiamo che nel cantiere di Monfalcone lavorano circa cinquemila persone tra dipendenti diretti della Fincantieri e operai delle società in appalto. Al cantiere sono poi in costruzione alcune importanti navi, grazie anche alla ripresa degli ordinativi, che sono tornati a livello pre-crisi del 2007. Quindi vi è forte preoccupazione tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali che chiedono di non mettere a repentaglio il futuro dell’impianto. La vicenda quindi pone nuovamente alla ribalta la necessità di ricercare un giusto equilibrio tra lavoro e tutela dell’ambiente: per questo si chiede di conoscere se e quali iniziative il Governo intenda assumere, nel più assoluto rispetto dell’autonomia dell’azione della magistratura, al fine di scongiurare che il blocco dell’attività industriale nel sito di Monfalcone determini conseguenze irreparabili alla capacità competitiva dei cantieri navali friulani e tutelando i cinquemila lavoratori e le loro famiglie.
In più, in aula ho sollecitato anche un intervento ispettivo del Ministero della Giustizia per chiarire la vicenda.
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mercoledì 1 luglio 2015
lunedì 16 settembre 2013
Incontro con Rsu Fincantieri: quale prospettive per Monfalcone?
Appalti e carico di lavoro, con la prospettiva della messa in cassa integrazione di 460 lavoratori entro dicembre e la scomparsa delle eccellenze industriali locali: su questi temi si è svolto l'incontro che ho avuto con i rappresentanti Rsu Fiom, Uil e Fim Fincantieri Moreno Luxich, Andrea Holjar e Michele Zoff, in continuazione della discussione sul futuro del cantiere iniziata prima delle elezioni. Avevo infatti chiesto alle Rsu un incontro per essere aggiornato sull'evolversi della situazione. «A oggi sono 230 le persone interessate alla cassa integrazione – hanno illustrato le Rsu – .Secondo l'accordo di luglio, la Cig è stata prolungata ad agosto 2014 con la possibilità di un altro anno. La verità è che però, stando alle notizie ufficiali, se ne sa l'inizio ma non la fine». In realtà, il fatto che lo stabilimento monfalconese sia la sede su cui Fincantieri ha maggiormente puntato nel piano degli investimenti lascia bene sperare per un futuro: le prospettive positive ci sarebbero, ma niente è ancora stato messo nero su bianco. Quello che invece rimane è il problema degli appalti, che coinvolgono oltre 1500 persone. «Ed è un problema non solo economico, ma soprattutto politico – hanno concordato le Rsu – legato alla questione della legalità ma anche della qualifica del sistema di appalti sul territorio». È troppo tempo, hanno fatto presente, che il problema è noto. «Avere centinaia di piccole ditte esterne, ognuna con le proprie regole contributive, crea una giungla. Quello a cui la politica dovrebbe puntare è favorire gli appalti con ditte locali che seguano le regole del contratto di lavoro nazionale». Il tutto per arrivare a un appalto ''qualificato''. L'anomalia del cantiere, secondo me, è che nel giro di pochi anni ha visto scomparire tutte le sue ditte storiche. Normalmente attorno alla grande fabbrica c'è sempre un indotto, ma quello che era nato in passato è ormai del tutto scomparso. E di questo la politica deve farsi carico, creando le condizioni affinché il territorio possa esprimere il lavoro più qualificato. E, contemporaneamente, si devono creare anche le basi per una diversificazione dell'attività del cantiere, per non puntare solo sulle navi passeggeri ma anche su produzioni alternative.
martedì 19 febbraio 2013
Incontro con Rsu Fincantieri
Aprire un discorso sulla questione degli appalti, per il quale
ormai non si può più rimandare la tutela dell'indotto locale. Fare
attenzione ai carichi di lavoro, che sono la linfa del cantiere. E
poi, riprendere in mano il discorso del Tavolo tra Regione, Comune,
sindacati e Inail, i cui provvedimenti sono rimasti lettera morta,
soprattutto il presidio Inail all'interno del cantiere, annunciato ma
mai concretizzato. Queste le tre priorità sottolineate dalla Rsu
Fincantieri (Moreno Luxich per la Fiom, Andrea Holjar per la Uilm e
Michele Zoff per la Fim) nel corso dell'incontro in cui abbiamo
discusso della situazione del cantiere. Anche in questa occasione,
infatti, mi è sembrato importante avere un dialogo continuo con le
rappresentanze sindacali per capire come è la situazione.
A parte i carichi di lavoro, credo che le urgenze siano due: lavorare sulla sicurezza, attivando finalmente le decisioni del Tavolo (primo tra tutte le presidio Inail) e soprattutto lavorare sugli appalti, dando la priorità, nei bandi, alle aziende locali: questo attuale sistema infatti non ha fatto altro che distruggere un tessuto locale di eccellenza e professionalità che sarà difficile recuperare. Tanto più in una realtà che fa 1.600 lavoratori diretti e oltre 3.000 in appalto divisi in oltre 300 ditte, con tutte le difficoltà di controllo e difesa della tutela dei lavoratori che è facile immaginare.
Questo è un discorso che deve essere affrontato a livello istituzionale, anche riprendendo i discorsi che sono stati avviati negli scorsi anni e portandoli a compimento.
A parte i carichi di lavoro, credo che le urgenze siano due: lavorare sulla sicurezza, attivando finalmente le decisioni del Tavolo (primo tra tutte le presidio Inail) e soprattutto lavorare sugli appalti, dando la priorità, nei bandi, alle aziende locali: questo attuale sistema infatti non ha fatto altro che distruggere un tessuto locale di eccellenza e professionalità che sarà difficile recuperare. Tanto più in una realtà che fa 1.600 lavoratori diretti e oltre 3.000 in appalto divisi in oltre 300 ditte, con tutte le difficoltà di controllo e difesa della tutela dei lavoratori che è facile immaginare.
Questo è un discorso che deve essere affrontato a livello istituzionale, anche riprendendo i discorsi che sono stati avviati negli scorsi anni e portandoli a compimento.
martedì 22 febbraio 2011
Incidente in Fincantieri: il momento della riflessione
Questo è il momento del silenzio. Della vicinanza alle famiglie, della riflessione. Il tempo per parlare verrà dopo. Al momento, quello che mi sento di fare, da figlio di operaio del cantiere, è rivolgere il pensiero alla famiglia e ai colleghi dell'operaio vittima del suo lavoro, e mandare loro le mie più sentite condoglianze.
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martedì 11 gennaio 2011
Fincantieri e la mancata firma
L'argomento principale delle vicende di questi ultimi giorni non può essere la critica a Fincantieri per la decisione di non rinnovare l'adesione alla Confindustria locale. Il vero punto focale della questione, a mio giudizio, è invece il dover constatare che l'organizzazione del lavoro pensata negli anni '80 e '90 (che vedeva gli operai schierati da una parte e la direzione aziendale dall'altra) è ormai tramontata, e che ci si dovrà muovere di conseguenza.
È inutile quindi agire ''per partito preso'', si deve iniziare a invece ragionare sul fatto che siamo tutti sulla stessa barca: quello che interessa alle aziende è continuare a lavorare, e quello che interessa alle persone è trovare un lavoro o mantenerlo. Invece di andare allo scontro, come invece si sta facendo, si dovrebbe superare la contraddizione sindacati-azienda. Questo, chiaramente, non significa che si deve derogare da diritti acquisti e sacrosanti che non vanno toccati, ma sicuramente significa che si dovrà riflettere sul modo di organizzare il lavoro anche a Monfalcone, non pensando magari solo alle garanzie dei lavoratori ma anche a chi nel mondo del lavoro non riesce più ad entrare, come i giovani.
Si tratta di un compito che non può essere della politica locale, bensì del governo nazionale, sulle orme di quanto hanno fatto altri esecutivi: mi viene in mente Ciampi con la ''nuova concertazione'', un sistema che adesso è passato e che si dovrà superare con altri interventi, magari trovando uno strumento più agile, che possa essere adattato alle esigenze dei vari territori. Un altro esempio, nel nostro piccolo, lo abbiamo con l'azione provinciale nell'ambito del Patto Territoriale, che puntava proprio a trovare delle risposte adatte alle esigenze locali, mettendo assieme tutti i soggetti interessati. Purtroppo il governo è invece immobile e delega agli imprenditori il compito di ripensare il lavoro: una cosa assolutamente inaccettabile.
È inutile quindi agire ''per partito preso'', si deve iniziare a invece ragionare sul fatto che siamo tutti sulla stessa barca: quello che interessa alle aziende è continuare a lavorare, e quello che interessa alle persone è trovare un lavoro o mantenerlo. Invece di andare allo scontro, come invece si sta facendo, si dovrebbe superare la contraddizione sindacati-azienda. Questo, chiaramente, non significa che si deve derogare da diritti acquisti e sacrosanti che non vanno toccati, ma sicuramente significa che si dovrà riflettere sul modo di organizzare il lavoro anche a Monfalcone, non pensando magari solo alle garanzie dei lavoratori ma anche a chi nel mondo del lavoro non riesce più ad entrare, come i giovani.
Si tratta di un compito che non può essere della politica locale, bensì del governo nazionale, sulle orme di quanto hanno fatto altri esecutivi: mi viene in mente Ciampi con la ''nuova concertazione'', un sistema che adesso è passato e che si dovrà superare con altri interventi, magari trovando uno strumento più agile, che possa essere adattato alle esigenze dei vari territori. Un altro esempio, nel nostro piccolo, lo abbiamo con l'azione provinciale nell'ambito del Patto Territoriale, che puntava proprio a trovare delle risposte adatte alle esigenze locali, mettendo assieme tutti i soggetti interessati. Purtroppo il governo è invece immobile e delega agli imprenditori il compito di ripensare il lavoro: una cosa assolutamente inaccettabile.
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venerdì 4 dicembre 2009
Il cantiere: risorsa o no?
Tutti soddisfatti per la nuova maxi-commessa Fincantieri. Anche io, certo. Spero però che il cantiere di Monfalcone venga ritenuto una risorsa non solo quando le cose vanno bene, ma sempre.
Diciamo questo: si deve decidere se il cantiere è una risorsa per Monfalcone oppure no. Se lo è, lo è sempre. Altrimenti è inutile che qualcuno festeggi quando le cose vanno bene e sia in prima linea con le critiche quando le cose vanno male.
Da parte mia, come detto, ritengo che il cantiere di Monfalcone sia una risorsa e basta. A breve, peraltro, avrò un incontro con la dirigenza Fincantieri per capire la situazione.
Diciamo questo: si deve decidere se il cantiere è una risorsa per Monfalcone oppure no. Se lo è, lo è sempre. Altrimenti è inutile che qualcuno festeggi quando le cose vanno bene e sia in prima linea con le critiche quando le cose vanno male.
Da parte mia, come detto, ritengo che il cantiere di Monfalcone sia una risorsa e basta. A breve, peraltro, avrò un incontro con la dirigenza Fincantieri per capire la situazione.
martedì 17 novembre 2009
Incontro con i sindacati Fincantieri
Forte preoccupazione: questo il sentimento espresso da Fim-Fiom-Uilm nel corso dell'incontro che le rappresentanze Fincantieri hanno avuto, questa mattina a Monfalcone, con il consigliere regionale Giorgio Brandolin, componente della IV commissione (lavori pubblici, edilizia, viabilità, trasporti) e in stretto contatto con la II commissione regionale (industria, artigianato, commercio interno ed estero, turismo e terziario, sostegno all’innovazione nei settori produttivi, formazione professionale). La preoccupazione di Fim, Fiom e Uil si è indirizzata verso due elementi in particolare: la possibile perdita di tre commesse a favore dei cantieri tedeschi (che pure rappresentano, diversamente da Fincantieri che ne è il leader incontrastato del mercato, il 20% del settore) e le immediate conseguenze sull'occupazione, con la possibilità che, da gennaio 2010, scatti la Cassa Integrazione Ordinaria per centinaia di lavoratori. «A preoccupare, in particolare, sono due fattori – hanno spiegato le rappresentanze - .La prima, è che parrebbe che a orientare la decisione dell'armatore verso la Germania siano state delle carenze riscontrate dal punto di vista della qualità. Questo comporterebbe la perdita anche dell'incarico di realizzazione dei prototipi, che avrebbe gravi conseguenze anche sul settore della progettazione. La seconda, è che mentre per i lavoratori diretti di Fincantieri sono garantiti gli ammortizzatori sociali, se si riuscirà a ottenere la tutela per mille dei tremila lavoratori dell'appalto sarà un grande successo». E questo potrebbe trasformarsi in una grande emergenza sociale per il territorio monfalconese. «Si rischia per Monfalcone una vera e propria ''bomba sociale'', anche per via della situazione critica che è ormai cronica nel settore degli appalti esterni. Per questo quello che chiediamo all'azienda è di avere, quando prima, delle notizie certe sulla situazione, visto che i dati in nostro possesso derivano unicamente da ''voci di corridoio''. A giorni dovremmo quindi avere una convocazione da parte della direzione» hanno spiegato Fim, Fiom e Uilm. Da parte del consigliere Brandolin, l'impegno preso è stato quello di coinvolgere nel problema tutti i soggetti interessati: il problema ''lavoro'' è infatti uno degli elementi cardini del programma del nuovo segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani. «In primo luogo riferirò le osservazioni che mi sono state portate al gruppo del Pd e alla commissione regionale – ha detto - .In secondo luogo, ho già provveduto a chiedere un incontro con la direzione aziendale. Sarà poi necessario coinvolgere anche gli enti locali, il presidente della Regione Tondo e gli assessori regionali». Il 19 novembre, intanto, le rappresentanze sindacali hanno già in programma un incontro a livello provinciale.
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