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mercoledì 8 ottobre 2014

Lunedì 13 ottobre a Gorizia: riflessione sul delitto Moro e le sue conseguenze sulla storia d'Italia.


Siete tutti invitati per una riflessione su cosa ha comportato quell'evento negli anni a venire....








mercoledì 5 febbraio 2014

Norma Rc Auto: ha vinto il buon senso!

Ha vinto il buonsenso: questo il mio commento alla notizia che il governo stralcerà l'articolo 8 del decreto di Destinazione Italia, ovvero le controverse norme che penalizzavano le piccole imprese e vantaggio delle compagnie assicurative prevedendo l'obbligo di far riparare l'auto dopo un sinistro solo nelle carrozzerie convenzionate con le assicurazioni auto. La decisione è stata presa nell'incontro tra governo e capigruppo di maggioranza, questa mattina a Palazzo Chigi, per garantire il superamento dell'ingorgo che metteva a rischio l'approvazione stessa del provvedimento e degli altri decreti. E' una buona notizia, anche perché adesso si provvederà a elaborare un provvedimento ad hoc su questo punto sentendo le parti interessate, in particolar modo consumatori e artigiani.

martedì 4 febbraio 2014

Banca d'Italia: le domande-risposte per capire la vicenda

 Una interessante sintesi della vicenda Banca d'Italia, domande. risposte chiare.


SINTESI DELLE FAQ SU RIFORMA ASSETTO PROPRIETARIO BANCA D’ITALIA

Chi possiede Banca d’Italia? La Banca d’Italia non è mai stata statale, ma proprietà degli istituti bancari e assicurativi.

Qual è oggi la compagine azionaria? Oggi più del 50 per cento è in mano a Intesa San Paolo e Unicredit.

C’è quindi il pericolo che i controllati (le banche) controllino il controllore (la Banca d’Italia esercita la vigilanza sui mercati del credito e delle assicurazioni)? No, perché la Banca d’Italia è e resta un Istituto di diritto pubblico e i soci proprietari delle azioni non hanno alcun potere sulla governance dell’istituto e sulla gestione delle attività istituzionali della Banca.

Cosa succede con la riforma? Nessuno potrà possedere più del 3 per cento delle azioni di Banca d’Italia. Gli azionisti che oggi ne possiedono di più dovranno vendere.

Qual è la regola per la rivalutazione? La nuova regola è che agli azionisti verrà riconosciuto un rendimento non superiore al 6 per cento del capitale investito (non più, quindi, delle riserve). Il valore del capitale viene portato a 7,5 miliardi. Quindi, il massimo dei dividendi attribuibili in futuro è di 450 milioni, una cifra inferiore al massimo oggi raggiungibile.

Qual è il beneficio “di sistema” di questa operazione? Finora le azioni di Banca d’Italia non potevano far parte del capitale di vigilanza dei soggetti che le possedevano, appunto perché non stavano sul mercato e non c’era un criterio univoco di valutazione. Grazie alla riforma, potranno essere inserite nel capitale di vigilanza.

E allora? C’entrano forse Basilea 3 e i nuovi criteri prudenziali dell’Unione bancaria? Sì. Le banche sono limitate, nel credito che possono erogare, dalla quantità del loro patrimonio. I requisiti di patrimonializzazione richiesti alle banche sono molto aumentati dopo la crisi del 2008-2009. Tutti gli organismi internazionali, e per ultima l’Unione Europea, hanno introdotto metodi più stringenti di valutazione dei rischi e requisiti patrimoniali più elevati. E questo è, insieme alla crisi dell’economia reale, una delle cause della restrizione del credito bancario di cui soffrono soprattutto le imprese piccole e medie.

Quindi i 7,5 miliardi derivanti dalla rivalutazione rafforzano il patrimonio del sistema bancario? Sì. E si ottiene questo risultato senza spendere neanche un euro del bilancio pubblico. I proprietari delle azioni rivalutate le venderanno sul mercato per scendere al 3 per cento: i soldi che andranno alle banche verranno dal mercato, non dallo Stato.

Le riserve della Banca d’Italia potrebbero essere usate per altri scopi, ad esempio per finanziare investimenti pubblici o altre forme di spesa pubblica? No, assolutamente no. Non si tratta di un “tesoretto” a cui liberamente attingere, ma appunto di un attivo che garantisce l’intero paese all’interno dell’Unione Economica e Monetaria. Oggi, dopo la crisi finanziaria e con l’Italia soggetta alla crisi del suo debito pubblico, è impensabile anche solo ipotizzarlo. In realtà, le riserve non vengono spese neppure con l’operazione effettuata dal decreto 133, perché esse cambiano semplicemente collocazione all’interno dello stato patrimoniale della Banca d’Italia, spostando 7,5 miliardi da riserve a capitale sociale. Abbiamo però ottenuto il massimo possibile nelle condizioni date: utilizzarle come volano per il rafforzamento del patrimonio del sistema finanziario (bancario e assicurativo) italiano, con effetti indirettamente positivi sulla crescita tramite riduzione delle restrizioni sul credito.

 Perché la riforma di Banca d’Italia è stata legata all’IMU? Perché la copertura finanziaria per l’abolizione della rata IMU prima casa di dicembre è stata messa a carico del settore creditizio, finanziario e assicurativo, nonché della stessa Banca d’Italia, con l’aumento degli acconti IRES e IRAP e con un’addizionale straordinaria alle aliquote IRES, per un totale di 2,163 miliardi nel 2013 e 1,5 nel 2014. Mentre, da un lato, si chiede questo sforzo al settore, dall’altro gli si concede il beneficio indirettamente derivante dalla rivalutazione delle azioni della Banca centrale. Peraltro, dalla rivalutazione emergerà un introito fiscale aggiuntivo di circa un miliardo per il bilancio dello Stato.





sabato 12 ottobre 2013

Per i diritti di chi assiste i disabili

Attivare delle disposizioni di legge per andare incontro concretamente al problema degli esodati creato dalla riforma Fornero; ampliare la salvaguardia ai lavoratori che assistono persone disabili (attualmente limitata solo all'assistenza ai figli, con l'esclusione quindi di parenti e congiunti); risolvere il problema del computo ai fini pensionistici dei giorni che il lavoratore dedica ad un'alta finalità sociale, come ad esempio la donazione del sangue. Questo il contenuto dell'interrogazione bipartisan presentata con Sandra Savino (Pdl) che chiede la disponibilità del Governo a recepire queste integrazioni nel Decreto Legge sull'Imu che comprende anche le disposizioni relative ai trattamenti pensionistici. Si tratta di cogliere l'opportunità di questo decreto, appena uscito dalla Commissione parlamentare, per dare delle risposte concrete a tutta una fascia di cittadini che meritano un'attenzione particolare per la loro condizione o per il tipo di impegno che sono chiamati a svolgere dal punto di vista sociale. In particolare abbiamo pensato a chi deve assistere un parente, che non sia un figlio, e al quale non viene riconosciuta alcuna misura di salvaguardia per il tempo sottratto al lavoro. Una visione restrittiva che va corretta. L'attenzione ai problemi sociali è e deve continuare a essere il primo obiettivo della nostra azione e anche in questo caso abbiamo ritenuto doveroso intervenire per correggere delle ''storture'' della normativa che andavano a colpire proprio chi si trova in maggiore difficoltà. Ora c'è la concreta speranza che prossima settimana il problema sia già risolto.





martedì 1 ottobre 2013

Chi lavora di meno e di più in Parlamento?

Da Giornalettismo.it :

Chi ha lavorato di meno in Parlamento? di Donato De Sena - 27/09/2013 - I dati di Openpolis rivelano: Berlusconi e Santanché tra gli scansafatiche di Senato e Camera. Tutte le classifiche di assenteisti e stakanovisti Silvio Berlusconi e i falchi del Pdl minacciano la caduta del governo Letta (per il rischio di decadenza del Cavaliere dalla carica di senatore) nello stesso momento in cui il leader del centrodestra detiene il record di assenteismo in Parlamento. E’ questo uno dei tanti paradossi della vicenda giudiziaria e politica che tiene sotto scacco il Paese nelle ultime settimane. A parlare chiaro sono i dati elaborati dalla piattaforma Openpolis e relativi alla legislatura in corso.

I SENATORI INATTIVI – Berlusconi, candidato premier e capo di partito, è primo nella classifica relativa all’inattività dei senatori e che prende in considerazione sia il tasso di presenze in aula che la mole di lavoro svolto. Il Cavaliere è risultato presente a Palazzo Madama in occasione di una sola delle 1.402 votazioni svolte al Senato fino ad oggi dal 15 marzo, data di insediamento degli eletti alle elezioni Politiche. Berlusconi è seguito in classifica dalla collega di partito Mariarosaria Rossi e dal coordinatore Pdl Denis Verdini (entrambi con un tasso di assenze del 99,93%, stessa cifra del leader azzurro). Si piazza al quarto posto il senatore Pd Marco Minniti, che fa registrare solo 29 presenze, seguito nell’ordine dall’avvocato del Cavaliere Niccolò Ghedini (una sola votazione), dall’ex Movimento 5 Stelle Fabiola Antinori (13,55% di presenze), dall’ex portavoce azzurro Paolo Bonaiuti (29,53%), da Claudio Zin (eletto nella circoscrizione estero nelle liste del Maie), Alfredo Messina (Pdl) e dal Democratico Renato Taurano. All’undicesimo posto spunta poi l’ex premier Mario Monti (13,55% di presenze). Al 14esimo, invece, compare l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, eletto nelle fila della Lega Nord ed iscritto oggi al gruppo Grandi Autonomie e Libertà.

I SENATORI ASSENTEISTI – Openpolis propone una classifica simile relativa esclusivamente al tasso di assenze dall’aula di Palazzo Madama. Nella top ten dei senatori meno presenti alle votazioni spuntano ancora Berlusconi, Ghedini, Rossi, Verdini (partecipanti solo al voto di fiducia al governo Letta). Minniti risulta poi quinto con 29 presenze su 1.402, seguito da Tremonti (156), Antinori (190) e Monti (190). Nei primi posti spuntano anche gli ex ministri dei governi Berlusconi Maurizio Sacconi (22,40% di presenze) e Altero Matteoli (23,61%). E’ undicesimo, infine, l’ex presidente del Senato Renato Schifani (27,82%). I

SENATORI STAKANOVISTI – Il record di presenze in Senato spetta a Federico Fornaro (Pd) e Andrea Mandelli (Pdl), che hanno partecipato finora al 100% delle votazioni (1.402 su 1.402). Si fermano ad un soffio Carlo Pegorer (Pd), Paola Pelino (Pdl) e Pasquale Sollo (Pd), che possono vantare una sola assenza. E’ sesto Riccardo Mazzoni (Pdl) con 1.400 presenze su 1.402, seguito dal Democratico Giuseppe Cucca (1.398) e da Lucio Barani (1.395), leader del Nuovo Psi eletto nelle liste del Pdl e iscritto al gruppo Gal. Al nono posto, infine, Openpolis segnala appaiati con 1.395 votazioni Franco Conte (Pdl), Mario Morgoni (Pd) e Pamela Orrù (Pd).

I SENATORI PIÙ ATTIVI – Nella classifica Openpolis dei senatori più attivi conquista la vetta la capogruppo di Sel Loredana De Petris, seguita dal ministro della Giustizia dell’ultimo governo Berlusconi Nitto Palma, dalla leghista Erika Stefano, e dai Democratici Stefano Esposito e Salvatore Tomaselli. E’ poi sesta Patrizia Bisinella (Lega Nord). Dopo di lei, nell’ordine, Filippo Bubbico (Pd), Salvatore Sciascia (Pdl), Domenico De Siano (Pdl) e Giovanni Mauro (Gal).

 I DEPUTATI INATTIVI – Spuntano i falchi del Pdl anche ai primi posti della classifica dei deputati meno impegnati. Openpolis segnala al primo posto la presidente della Camera Laura Boldrini (che per prassi non partecipa alle votazioni dell’aula). Il tasso di inattività, dunque, premia l’editore di Libero e re delle cliniche romane Antonio Angelucci (eletto nelle liste del Pdl e partecipante a due sole votazioni su complessive 1.348). Seguono i pidiellini Piero Longo e Rocco Crimi. Poi Guido Galperti (Pd), Daniela Santanchè (Pdl), Marco Martinelli (Pdl), Alberto Bombassei (Scelta Civica), Carmelo Lo Monte (Centro Democratico) e Francantonio Genovese (Pd).

 I DEPUTATI ASSENTEISTI – La Santanchè si fa notare anche nella top ten degli assenteisti. Angelucci batte tutti con 1.346 assenze su 1.348 votazioni, insieme all’onorevole di Scelta Civica Stefano Quintarelli, che ha però avuto un grave incidente il 29 aprile e da allora è stato ricoverato in vari ospedali da dove è uscito a metà settembre (aggiungiamo questo edit per segnalare questa informazione prima non presente nell’articolo e ci scusiamo con l’interessato). Sono 21 invece le presenze di Longo. Mentre Galperti si ferma a quota 59. La pitonessa del Pdl a 107, stesso dato fatto registrare dall’ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla. Martinelli viene segnalato a 121 votazioni. Crimi a 237. Bombassei a 268. Umberto Marroni (Pd) a 299. Ai primi posti nella classifica dei deputati meno presenti a Montecitorio compaiono, infine, anche Umberto Bossi (12esimo) e Pier Luigi Bersani (15esimo).

 I DEPUTATI STAKANOVISTI – Alla Camera dei deputati il record di presenza spetta a ben 5 onorevoli. Marco Carra (Pd), Cinzia Maria Fontana (Pd), Giuseppe Guerini (Pd), Tino Iannuzzi (Pd), Achille Totaro (Fratelli d’Italia) e Mario Tullo (Pd) hanno preso parte al 100% delle votazioni in aula. Piergiorgio Carrescia (Pd) e Luigi Lacquaniti (Sel) hanno fatto registrare una sola assenza. Sono due invece le votazioni saltate da parte di Simone Baldelli (Pdl), Giorgio Brandolin (Pd), Vittoria D’Incecco (Pd), Daniele Marantelli (Pd) e Giovanni Mottola (Pdl).

 I DEPUTATI PIÙ ATTIVI – Dulcis in fundo l’indice di attività di Montecitorio. I dati di Openpolis premiano Marco Causi (Pd), seguito in ordine sparso da Francesco Sisto (Pdl), Donatella Ferranti (Pd), Massimiliano Fedriga (Lega Nord), Giulio Marcon (Sel). Tra i primi dieci spuntano 5 deputati del Movimento 5 Stelle: Danilo Toninelli, Claudia Mannino, Davide Crippa, Andrea Colletti e Laura Castelli. NOTA – Il sito Openpolis spiega che per assenza si intendono i casi di non partecipazione al voto in aula, sia quello in cui il parlamentare è fisicamente assente (e non in missione) sia quello in cui il deputato o senatore è presente ma non vota.


Aggiungo: risulto assente perchè per due volte il sistema di voto automatico non ha funzionato...





mercoledì 26 dicembre 2012

Primarie del 30 dicembre: partecipiamo!


Solo un mese fa siamo stati chiamati a scegliere, tramite le primarie, il nostro segretario nazionale. Più di quattro milioni di persone si sono recati ai seggi tenuti da migliaia di volontari per esprimere la loro preferenza: una mobilitazione che, in questi momenti di ''antipolitica'', ci ha fatto capire che la voglia di partecipare c'è ancora. Dopo la sua elezione, Bersani ha mantenuto le aspettative e ha veramente ''aperto'' il partito alla gente.



Per questo, domenica prossima avremo la possibilità di scegliere il nostro rappresentante in parlamento. Un ruolo che porta grandi responsabilità in quanto rappresenta il collegamento diretto tra il nostro territorio e il governo nazionale. Mi auguro quindi che la partecipazione a questo momento sia ampia quanto (o più) di quella delle precedenti primarie. Rispondiamo ancora un volta numerosi, vi invito a coinvolgere quante più persone perchè si tratta di una scelta che riguarda il nostro futuro.