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martedì 9 ottobre 2012

Disegno di legge sull'energia e carburanti: la Regione Ponzio Pilato

Chi sperava che il nuovo disegno di legge riguardante l’energia e la distribuzione dei carburanti, appena approvato in consiglio regionale, risolvesse i problemi del territorio su questi temi, è rimasto deluso: il documento infatti che non affronta le questioni strategiche in materia di energia, rinviando tutte le scelte importanti al futuribile Piano regionale dell’energia che non è dato sapere quando vedrà la luce. La maggioranza quindi si comporta come Ponzio Pilato: nel testo sui rigassificatori, ad esempio, ha abrogato dal testo inizialmente presentato la previsione che fosse la Regione a dare l'autorizzazione alla realizzazione di questi impianti, e quindi lasciando al Governo nazionale la decisione e rinunciando così a svolgere le proprie competenze. Una vera ‘’volontà di non scegliere’’.
Il Gruppo regionale del PD ha manifestato con forza la propria contrarietà anche sulla frammentazione delle competenze tra Comuni, Province e Regione e sugli eccessivi strumenti, piani e programmi che dovrebbero regolare la materia.
C’è da registrare però almeno un risultato positivo raggiunto dal gruppo del PD: grazie ad una nostra proposta, l’aula ha votato quasi all’unanimità, escluso la Lega Nord, un emendamento che elimina la possibilità del commissario ad acta per le amministrazioni comunali resesi inadempienti per il rilascio di autorizzazioni per nuovi impianti energetici, prevedendo invece un meccanismo di coinvolgimento attivo per il Consiglio regionale e il Consiglio delle autonomie locali per gli impianti ritenuti di pubblica utilità e quindi strategici dalla Giunta regionale. In questo modo si è evitato che la Giunta regionale decida sulla testa dei comuni e delle loro comunità senza che questi possano opporsi.
Questa piccola ma importante vittoria dimostra che è fattibile trovare una strada democratica e partecipativa per fare bene le cose, basta poi aver voglia di farle.
 

mercoledì 1 agosto 2012

Porto: il governo impugna la legge regionale

E così, il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale sulla Portualità. E lo ha fatto proprio in merito all'articolo che, secondo noi, rendeva la legge inapplicabile. Lo dice lo stesso comunicato stampa del Consiglio pubblicato oggi sul sito ufficiale: «Il Consiglio dei Ministri ha esaminato ventotto leggi regionali e delle province autonome su proposta del Ministro per gli affari regionali. Nell’ambito di tali leggi, il Consiglio ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale della legge Regione Friuli Venezia Giulia n. 12 del 31 maggio 2012 recante “Disciplina della portualità di competenza regionale” in quanto contiene una norma che, prevedendo la possibilità per la Regione di stipulare convenzioni con i privati in deroga alla disciplina statale in materia d’uso dei beni pubblici».


Bene. È questa l'ennesima figuraccia del Fvg, causata stavolta dalla testardaggine dell'assessore Riccardi, che nonostante le riunioni, gli avvisi e le nostre avvertenze ha voluto proseguire una strada che tutti sapevamo essere errata (bastava leggere quanto scriveva Sergio Bartole sul Piccolo deloo scorso maggio). Adesso saranno contenti tutti quelli che nella Provincia di Gorizia, a cominciare dal leghista Razzini per finire con il presidente della Provincia Gherghetta, avevano applaudito questa norma. Una norma che, come si vede, non solo non porterà alcun vantaggio al porto, ma è stata solo un malriuscito spot elettorale.

Non è bello, in questi frangenti, dire ''noi l'avevamo detto''. E non perchè non sia la verità (sia come segreteria regionale che come gruppo consiliare avevamo più volte contestato proprio questo punto della legge), ma perchè questa vicenda andrà a significare altri problemi per lo scalo monfalconese, di cui certo non si sentiva il bisogno.

L'augurio che ci facciamo, a questo punto, è che la Giunta responsabile di questo pasticcio vada a casa, e che la Regione, e chi di dovere negli enti locali, si adoperino veramente per le azioni necessarie al nostro porto, ovvero l'escavo del canale di accesso e le opere retroportuali (in particolare il collegamento ferroviario). Basta con le pagliacciate, e pensiamo alle cose serie.

lunedì 28 maggio 2012

Disinteresse sul Porto? Tutto del centrodestra!

Come gruppo consiliare,abbiamo lavorato a fondo alla nuova legge sul Porto: ci siamo impegnati nellecommissioni e nelle audizioni, abbiamo incontrato i lavoratori, le imprese e gli operatori degli scali, ci siamo fatti portatori delle loro esigenze. Quando però ci siamotrovati di fronte a un netto rifiuto alla discussione, specialmente su duepunti per noi pregiudiziali, non abbiamo potuto soprassedere. Ecco il perchè del nostro ''no'' alla nuova legge.


Non è, come afferma ilconsigliere Razzini, un ''tradimento'' del territorio, anzi. Avevamo chiestodue cose a questa giunta: primo, che ci fosse un confronto con il Governo perevitare future conflittualità tra la legge regionale e nazionale (cosa fattasolo in parte). Secondo, e importantissimo (anche perchè su richiesta deisindaci di Monfalcone e San Giorgio di Nogaro) prevedere la partecipazione, enon solo la consultazione, degli enti locali nella progettazione delle opereinfrastrutturali attrraverso lo strumento dell'intesa. Qui da Riccardi è arrivato un secco no, e anche Razzini non ha voluto sostenere la richiesta: di conseguenza, ha votato contro gli interessi del Comune in cui è consigliere comunale.

Con i nostri emendamenti, votati all'unanimità, abbiamo inserito due importanti modifiche. La prima all'articolo 1, dove viene ribadita la necessità di coordinare lo sviluppo dell'intero sistema portuale regionale, Monfalcone, Porto nogaro e Trieste (ovviamente dopo la modifica della legge nazionale, ed ecco l'importanza di un confronto con lo Stato). La seconda, all'articolo 13, dove per evitare speculazioni e monopoli sulle strutture portuali, abbiamo inserito un comma (votato all'unanimità) che nel progetto di finanza salvaguardia imprese, lavoratori ed operatori degli scali. Razzini e il centrodestra non hanno proposto alcuna modifica sostanziale, a dimostrazione non solo di una mancata analisi approfondita del tema, ma anche della sudditanza all'autoritarismo dell'assessore regionale.

Adesso, che dire? Speriamo. Speriamo che la legge favorisca e non ostacoli le due opere di cui lo scalo di Monfalcone ha bisogno, ovvero il piano regolatore e l'escavo del canale (che sicuramente, però, questa legge non accelererà). Noi il nostro lavorol'abbiamo fatto, speriamo di non dover adesso fare quelli che dicono «Ve l'avevamo detto».

mercoledì 20 luglio 2011

abolire le Province? Meglio unire i piccoli comuni...

L'abolizione delle Province proposta da Romoli? Solo una 'discussione ''estiva'', che serve a prendere un po' in giro gli elettori e lascia il tempo che trova. Come anche la proposta di Razzini di unire Trieste e Gorizia. Quello che la Regione potrebbe fare, invece, è unificare i piccoli Comuni e non per risparmiare sui costi della politica, bensì sulla burocrazia.



Romoli dovrebbe infatti ben saperlo che la Regione non può abolire le Province: serve una legge costituzionale, e l'occasione c'era la scorsa settimana in Parlamento con la proposta bocciata dal centrodestra (Pdl e Lega) e con l'astensione – discutibile - anche del Pd. Quindi si finisca di parlare a vanvera e ci si occupi di cosa concretamente si può fare per venire incontro ai cittadini.
E questo vale anche per il consigliere Razzini: sa benissimo che la soluzione per il territorio di Trieste dovrebbe essere una grande città metropolitana, e basta. Quindi parlare di unione tra provincie non ha nessun senso.



E allora non c'è niente da fare? No. Una cosa la Regione potrebbe farla: prevedere l'accorpamento tra i piccoli Comuni, magari non mettendo la soglia dei 18mila abitanti di cui ha parlato il presidente Napolitano bensì una più bassa, ma comunque facendo in modo di rendere i servizi più efficienti: per esempio nella Provincia di Gorizia basterebbero cinque Comuni(ovvero Monfalcone, Gradisca, Cormons, Grado e Gorizia) così da garantire i servizi a un costo minore. Ci sono infatti piccole amministrazioni che non riescono più neppure a pagare il personale. E alcuni Comuni questa strada la stanno già percorrendo: penso ad esempio all'unione tra le Polizie municipali, che ha permesso di creare economie di scala notevoli.
Ecco quindi la mia proposta: invece di puntare all'obiettivo impossibile di abolire le Provincie, si cominci con il creare Comuni più grandi invece di tante piccole amministrazioni, non solo per risparmiare i posti di sindaco e consigliere, ma soprattutto per evitare, ai cittadini, le lungaggini della burocrazia.

mercoledì 13 aprile 2011

Codice per l'edilizia: basta lungaggini!

Il problema segnalato dal Collegio geometri di Udine in merito al regolamento del Codice regionale dell'edilizia non è il solo problema di questo settore. Un'altra questione è quella delle lungaggini delle gare di appalto, che in momenti come questi di crisi andrebbero velocizzate quanto possibile.

E questo è stato il tema affrontato in un'interrogazione presentata dal mio collega Colautti, relativa alla decisione del Governo di alzare a un milione e mezzo il limite degli appalti non più soggetti a gara europea, e quindi passabili di rito abbreviato. L'adeguamento a questo decreto, a giudizio di Colautti e anche mio, dovrebbe essere l'occasione per la Regione Fvg di riformare l'intero sistema dei bandi, supportando tecnicamente e giuridicamente l'attività delle società appaltanti. Molto spesso infatti in questo argomento c'è stata una certa ''carenza di regia amministrativa''.

La risposta di Riccardi? Che l'intenzione di rinnovare c'è, in quanto «l'impianto legislativo in questo momento è superato dal vero di nuovi strumenti sia nazionali che di direttive comunitarie». Riccardi rassicura che è sua intenzione «accompagnare il settore in un percorso che veda tutti protagonisti». Quindi si dovrebbero avviare dei tavoli di consultazione per arrivare a una norma che «metta chiarezza e consenta, alle singole stazioni appaltanti, l'applicazione dettagliata di norme» e possa «consentire alla Regione di esercitare la funzione di strumento di consulenza».

Di tempi precisi non si parla, ma le intenzioni messe finalmente nero su bianco sono già un passo avanti.

giovedì 3 febbraio 2011

E un'altra legge viene rimandata al mittente...

Ancora una volta il governo nazionale “amico” presenta ricorso alla Corte Costituzionale per la dichiarazione di illegittimità di una norma appena approvata dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia con i voti della sola maggioranza di centrodestra. C’era da aspettarselo!

Del resto, durante la discussione sia in IV Commissione che in Aula, il gruppo del PD aveva messo in guardia i saccenti legislatori di maggioranza sul dubbio che alcune parti della Legge di manutenzione 2010 corressero qualche rischio di illegittimità. Bisogna ricordare che tutto l’iter della norma è stato a dir poco farraginoso e superficiale, e questo alla fine è il bel risultato di una politica annunciata e mai praticata.

Sulle parti di norma oggetto di riscorso già in passato il governo aveva sollevato dubbi e presentato ricorsi che la Corte aveva accolto. Pertanto, anziché modificare le normative sulla base della sentenze della Corte costituzionale e quindi chiudere le questioni aperte ormai da troppo tempo, la maggioranza ha preferito giocare col fuoco e sfidare una volta in più i fini giuristi romani. Le materie oggetto di ricorso riguardano tanto per cambiare la disciplina della caccia, le concessioni idrauliche e la valutazione di impatto ambientale.

In particolare, per quanto riguarda la materia della caccia, è stata giustamente contestata la disposizione vergognosa, voluta dalla Lega Nord, che prevede la registrazione sul tesserino a fine giornata degli esemplari abbattuti e che quindi non consente il necessario controllo durante l’azione di caccia. Appare incredibile perciò come questa maggioranza continui a produrre leggi raffazzonate, inconcludenti e che portano danno all’intera comunità regionale.

martedì 30 novembre 2010

Consiglio regionale: tre giorni di vergogna!

Tre giorni di ''lavori'' in cui non è stato fatto niente, salvo qualche interrogazione, interpellanza question time. E tutto per via delle liti interne alla maggioranza, che non è capace neppure di portare a casa quanto lei stessa propone.

Lo voglio denunciare con forza: in tre giorni, il consiglio regionale non ha fatto praticamente niente. Il primo giorno era in programma, dopo le mozioni e interpellanze, la discussione su Sappada, sull'obbligo di segnalazione per il soggiorno illegale, e sull'elezione dei componenti di due comitati. Seguivano norme sulla circoscrizione e gli obiettivi di finanza pubblica.
Il secondo giorno, dopo il questione time, si doveva discutere delle norme sull'ordinamento degli enti locali, dei costi della Cimpello Gemona e della discarica di Trivignano Udinese.
Il terzo giorno, la discussione avrebbe dovuto riguardare il piano delle attività estrattive.

Che cosa è stato fatto? Il voto su Sappada, il voto sul reato di ingresso voluto dalla Lega (che peraltro è stato respinto), le nomine nei comitati (durate entrambe un quarto d'ora), e basta. Niente norme di circoscrizione, niente finanza pubblica, niente ordinamento enti locali, niente Cimpello-Gemona, niente discarica, niente Piano delle attività estrattive. In pratica, il Pdl e la Lega si sono arenati, per tre giorni, sulle circoscrizioni. E lì è finita la discussione, dal momento che non hanno trovato un accordo.

La situazione non può che causare una grande indignazione. E non è colpa nostra: come centrosinistra, eravamo pronti a dare battaglia sulla questione delle attività estrattive. Non siamo neppure arrivati a discuterne. E questo è l'unico elemento positivo, dal momento che il Piano è era una cosa assurda e vergognosa,e molto pericolosa per il saccheggio del territorio.

lunedì 22 novembre 2010

Case ater? Più piccole e più care per chi non vive a Trieste e Tolmezzo

Case più piccole, e che chi avrà la fortuna di essere costruirle a Trieste e Tolmezzo potrebbe pagarle anche meno. Sono i due aspetti del nuovo regolamento per l'edilizia convenzionata che hanno suscitato la nostra protesta, come consiglieri del Partito Democratico, in quarta commissione dove il documento è stato illustrato dall'assessore Riccardo Riccardi. Due le assurdità: il fatto che chissà perchè si considera che costruire una casa costi di più a Trieste che a Gorizia, e il fatto che si prevedano appartamenti con un numero di stanze pari al numero dei richiedenti: e se poi questi hanno dei figli?
Punto primo: si è voluto dividere il territorio regionale in diverse aree con diversi contributi. Così, per un casa in edilizia convenzionata realizzata a Trieste il contributo è più alto che per una realizzata a Gorizia, sebbene lo stesso prezziario dei lavori pubblici redatto dalla Regione indica che, in realtà, il costo è uguale ovunqu». Il documento prevedeva infatti in origine per il contributo alle Ater (alzato dall'attuale 35% al 45%) importi massimi per alloggio variabili a seconda della provincia: 52.500 euro a Udine, 55mila a Gorizia e Pordenone e 60mila nella provincia di Trieste. A questo abbiamo opposto una nostra osservazione , che vede il mantenimento a 60mila euro per tutti o, almeno, l'accorpamento di tutte le Ater ai 55mila euro, salvo Trieste e Tolmezzo, considerate zone montane, che salgono a 60mila. Adesso deciderà la giunta.
Secondo punto contestato dal Pd: il numero delle camere. Finora, gli appartamenti erano assegnati con il criterio del numero di stanze, che doveva essere pari al numero dei richiedenti più uno. Adesso, si prevede che il numero delle stanze sia pari a quello dei richiedenti. Per stanze si intendono gli spazi che non sono bagno o atrio. Così, se una coppia fa richiesta di una casa, ne avrà una con due stanze sole: e se poi ha un figlio? E un single che farà? Vivrà in un monolocale?. Il Pd aveva quindi chiesto lo stralcio di questo articolo, trovando però il ''no'' della maggioranza. E quindi, al momento del voto, si è astenuto. Ci siamo astenuti perchè possiamo anche condividere il concetto di adeguare le case alla richiesta, ma non in questo modo.

mercoledì 17 novembre 2010

Le proposte del Pd sui costi della politica

Sono tre le proposte di legge avanzate dal Partito Democratico per limitare i costi della politica. Vediamo di illustrarle, brevemente, nei loro punti principali.

1)La prima proposta riguarda la riduzione del numero di consiglieri regionali. L’attuale Statuto di autonomia prevede che il numero dei consiglieri sia di uno ogni 20.000 abitanti o frazioni superiori a 10.000 abitanti. Il censimento del 2001 certificava che gli abitanti del Friuli Venezia Giulia erano poco più di 1.180.000, per cui nelle elezioni regionali del 2008 sono stati eletti 59 Consiglieri. Poiché però in questi ultimi anni si è verificato un aumento della popolazione della Regione, è possibile che il censimento del 2011, confermando questo dato, dia la possibilità di eleggere ben 62 Consiglieri. Sia che i Consiglieri restino 59, sia che diventino 62, comunque si tratta di una rappresentanza ridondante.
In concreto, dunque si propone la riduzione dei Consiglieri regionali a 48 (e cioè 1 rappresentante ogni 25.000 abitanti circa), fissando tale numero direttamente nello Statuto, svincolandolo quindi dalle risultanze del censimento generale della popolazione. Questa proposta consente oltretutto di ottenere consistenti risparmi, quantificabili in un importo che varia, secondo una valutazione prudenziale, dai 2.750.000 ai 3.500.000 euro annui.

2)La seconda proposta ha l’ obiettivo di limitare la possibilità di scegliere gli Assessori regionali al di fuori del Consiglio regionale, prevedendo che gli Assessori esterni possano essere al massimo un terzo di quelli da nominare. La riduzione degli Assessori esterni comporta anche un certo risparmio, il che non guasta, in tempi di dibattito sulla riduzione dei costi della politica.

3)La terza proposta, infine, ha come base la discussione sui compensi, considerati iperbolici rispetto al servizio reso, dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Il Gruppo del PD ha voluto affrontare queste tematiche, senza cedere a spinte demagogiche e a pulsioni populiste. Il risultato è stata una proposta di legge in tre articoli.
a) L’articolo 1 prevede che l’assegno vitalizio “di reversibilità” venga reso facoltativo mediante l’accettazione o meno, da parte del Consigliere, della trattenuta del 5% sulla indennità di presenza (attualmente la trattenuta è del 2%); che l’ età di godimento dell’assegno vitalizio venga elevata dagli attuali 60 a 65 anni; che venga eliminata la possibilità, per i Consiglieri con almeno 8 anni di mandato, di chiedere l’anticipo del 50% dell’indennità di fine mandato maturata; e infine che la possibilità di versare i contributi volontari per ottenere l’assegno vitalizio venga limitata ai Consiglieri che abbiano una contribuzione superiore a 54 mesi ma inferiore a 5 anni: per chi ha una contribuzione inferiore a 54 mesi, c’è il diritto alla restituzione dei contributi versati.
b) L'articolo 2 prevede che vengano estese agli Assessori le innovazioni introdotte con l’articolo 1.
c) L'articolo 3 infine definisce un nuovo criterio per la individuazione del contingente di personale spettante alle segreterie dei Gruppi. In particolare si prevede che ad ogni gruppo spetti, oltre al Caposegreteria, un numero di addetti pari al numero dei Consiglieri senza incarico appartenenti al Gruppo (ovvero quelli che non ricoprono incarichi di Giunta, di Presidente e Vice Presidente del Consiglio, e di Presidente di Commissione). Inoltre si prevede che il finanziamento sostitutivo (assegnato ai Gruppi che non si avvalgono interamente del contingente di personale loro assegnato) debba essere utilizzato esclusivamente nell’ambito di rapporti di consulenza o collaborazione.

martedì 12 ottobre 2010

Un'assurda proposta

Una modifica che rischia di vanificare la tutela ambientale sul territorio regionale: è la mia denuncia del riguardo ai provvedimenti proposti dalla Lega Nord in materia di norme regionali sulla caccia. Una modifica che rischiava di passare sotto silenzio e che invece sarà prossimamente oggetto di incontri e verifiche del Pd con le associazioni di cacciatori che si dicono veramente interessate a tutelare la natura del Fvg.

Quali le modifiche proposte dalla Lega? Innanzitutto la modifica alle quote massime di prede per ciascun cacciatore. Prima, infatti, se un cacciatore di una regione limitrofa veniva a cacciare assieme a uno del Fvg sul territorio regionale, veniva incluso nella sua quota di prede. Ora, invece, conserva la sua quota che viene quindi sommata a quella del cacciatore regionale. In pratica, se prima un cacciatore del Fvg, anche in compagnia di uno di un'altra regione, poteva cacciare per esempio cinque fagiani, ora se ne potranno uccidere cinque a testa, con un raddoppio quindi delle prede cacciabili.

Altra modifica prevista, il fatto che il libretto di conteggio delle prede possa venire compilato non più dopo ogni animale ucciso, com'era finora, bensì alla fine della giornata. Di fatto, rendendo vani i controlli delle forze dell'ordine. Ecco quindi che il gruppo del Pd ha in mente, nelle prossime settimane, la mobilitazione delle associazioni di categoria a protesta contro le modifiche alla normativa. Modifiche assurde volute dal gruppo consigliare della Lega Nord.

lunedì 26 aprile 2010

Unica università regionale

Un'unica università regionale, con un unico Erdisu e una Fondazione che riunisca tutte le principali realtà economiche del territorio. Ecco a cosa dovrebbe mirare una vera riforma del sistema universitario regionale, di cui la bozza che si sta discutendo ora dopo l'esame della commissione al massimo rappresenta un primo passo.

La verità, infatti, è che una vera riforma dovrebbe essere a base regionale, superando il duopolio Udine-Triesce che di fatto esclude Gorizia e Pordenone. Anche perchè non se ne vede il motivo: Gorizia e Pordenone non sono forse capoluoghi di Provincia come Udine? I Consorzi non contribuiscono con il 50% ai fondi previsti dalla normativa? E allora perchè si ha tanta paura di ascoltare le richieste del territorio?

Se la riforma sarà portata in aula il 4 maggio, la voterò (solo se conterrà l'emendamento di inclusione dei due Consorzi) solo perchè rappresenterebbe il primo passo verso quello che dovrebbe essere la vera rivoluzione del sistema universitario. Ovvero un sistema unico regionale, con un'unica Università che eviti le spese inutili e i doppioni, e che possa fare base su una Fondazione a cui contribuiscono le principali realtà economiche del territorio, che potrebbero così contribuire attivamente all'eccellenza regionale.

Naturalmente non saranno i territori a ''mettere becco'' nelle questioni didattiche, che dovranno essere di esclusiva competenza del sistema Universitario. Ma realizzare un sistema unico sarebbe la sola vera rivoluzione di cui questa Regione sente il bisogno.

giovedì 4 marzo 2010

Allarme fondi all'Università di Gorizia

Di seguito, il mio intervento sul problema fondi all'Università di Gorizia:

Un appello a tutti i consiglieri del territorio goriziano per difendere l'Università di Gorizia.: viene lanciato dal consigliere regionale del Partito Democratico Giorgio Brandolin in vista della discussione sul nuovo disegno di legge per la revisione del Sistema Universitario Regionale. La minaccia che pesa su Gorizia è infatti la soppressione del finanziamento diretto dei Consorzi universitari.

«Il disegno di legge sulla revisione del sistema, che di fatto prevede la distribuzione dei fondi a seconda dei risultati e l'inserimento anche dei conservatori, è anche condivisibile – spiega Brandolin - . Quello che temiamo però è l'abrogazione dell'articolo che, nella precedente legge, prevedeva il finanziamento anche dei Consorzi Universitari, di fatto gli enti che gestiscono le sedi staccate di Pordenone e Gorizia». Il ddl infatti prevede il finanziamento alle cinque università che poi si occuperanno di smistare i fondi ai consorzi. «Il timore – spiega Brandolin – è che con i tempi di ''vacche magre'' come questi si vada verso una riduzione dei finanziamenti per le sedi staccate a favore della sede centrale».

Brandolin ricorda che già a fine anno c'era stato un tentativo di ''storno'' dei fondi per la sede goriziana, poi sventato grazie a un ''blitz'' dei consiglieri regionali del Pd, che erano riusciti a scongiurare il pericolo. «Se però si deciderà non l'assegnazione diretta dei fondi, ma il passaggio tramite le Università di Udine e Trieste, allora sarà difficile riuscire a intervenire, e la sede di Gorizia, come quella di Pordenone, rischierebbe di essere penalizzata».

Ecco quindi l'appello di Brandolin a tutti i consiglieri regionali dell'Isontino, di maggioranza e opposizione. «Faccio appello ai miei colleghi affinchè sostengano la battaglia per il mantenimento del canale diretto di finanziamenti per i Consorzi universitari – conclude infatti Brandolin - .Cerchiamo di fare il possibile, in sede di commissione e di discussione in consiglio regionale, per modificare lo stato dei fatti». La proposta sarà infatti in discussione il 5 marzo in Commissione e a fine mese approderà in consiglio regionale.

martedì 2 marzo 2010

Pd: «Un flop il piano casa, in tre mesi nessuna domanda»

Dal Piccolo del 2 marzo 2010:

TRIESTE Ancora nessun effetto per il Piano casa, nonostante siano passati oltre tre mesi dalla sua entrata in vigore e nonostante fosse stato annunciato «che le norme al Capo VII dovevano avere effetto immediato per creare un rilancio del settore edilizio in questo periodo di crisi economica». È l'accusa lanciata tramite interrogazione a risposta immediata dal consigliere regionale Pd Giorgio Brandolin: nonostante siano passati mesi da quando il Piano casa è stato approvato a fine 2009, ancora non ci sono state domande da parte dei cittadini per ampliare le proprie case o effettuare interventi straordinari né, quindi, effetti pratici del provvedimento sul mercato dell'edilizia. Il Pd, peraltro, aveva immediatamente criticato il provvedimento sia perchè non concedeva possibilità ai Comuni di decidere in merito alle domande, sia per la sua validità: cinque anni invece dei tre previsti nelle altre regioni italiane. «Premesso che il 18 novembre 2009 è stata pubblicata sul Bur del Fvg la legge regionale ''Codice regionale dell’edilizia'', dove all’articolo 2 viene stabilito il termine di 90 giorni per l’emanazione del relativo regolamento di attuazione e all’articolo 9 viene istituito l’Osservatorio regionale della pianificazione territoriale e urbanistica – scrive Brandolin - e atteso che al Capo VII vengono normate le “Disposizioni straordinarie per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente”, aventi effetto dal giorno successivo alla pubblicazione, si deve prendere atto che all'avvenuta scadenza del termine non si ha notizia della pubblicazione sul sito web della Regione dei risultati dell’attività dell’Osservatorio». Quindi, nessun risultato concreto del provvedimento nonostante fosse stato sostenuto che «le norme al Capo VII (cosiddetto Piano Casa) dovevano avere effetto immediato per creare un rilancio del settore edilizio in questo periodo di crisi economica». Ecco quindi che Brandolin chiede «se alla data odierna risultano applicate in qualche comune della regione le norme previste dal Capo VII e quindi qualche impresa o cittadino stia fruendo del cosiddetto Piano Casa». Le accuse di lentezza sono però respinte dall'assessore all'Edilizia, Federica Seganti. «E' chiaro che un provvedimento così complesso come questo non può avere ricadute pratiche importanti entro tre mesi dall'approvazione, quando per realizzare una casa serve avere un progetto, chiedere le autorizzazioni, e così via. Proprio per questo abbiamo previsto che il Codice avvia valenza cinque anni invece di tre: per dare maggior tempo a chi ne ha bisogno. Diciamo dunque che gli effetti del provvedimento si possono prevedere dopo metà 2010. Sicuramente da parte nostra porteremo avanti un monitoraggio: i Comuni devono infatti registrare tutte le richieste dei cittadini, e questo ci permetterà di avere un quadro completo».

venerdì 5 febbraio 2010

Dei dialetti...

E' un testo un po' lungo, ma vale la pena. Il perchè della legge di tutela dei dialetti.


Il testo unificato delle Proposte di Legge n. 20, n. 21 e n. 47 “Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia” porta a compimento quel importante lavoro che il Consiglio regionale ha svolto, in questi ultimi anni, nell’ottica di valorizzazione di tutte le identità linguistiche e culturali presenti nella nostra regione (…) .La norma oggi in discussione si pone comunque come obiettivo, in armonia con i principi internazionali di rispetto della diversità culturali e linguistiche, la valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nel Friuli Venezia Giulia, nelle loro diverse espressioni. In particolare il testo fa esplicito riferimento al triestino, al bisiaco, al gradese, al maranese, al muggesano, al liventino, all’istroveneto, al dalmatico e al veneto goriziano, pordenonese e udinese.

Dopo aver individuato i principi e le finalità, la norma, al suo Capo II, prevede interventi specifici nel settore studi e ricerche, in quello della attività culturali e dello spettacolo, nel settore della comunicazione, in quello dell’istruzione e infine nel settore toponomastica e cartellonistica.

Al Capo III vengono, poi, definiti i compiti e le responsabilità della Regione, da una parte, e degli Enti Locali, dall’altra, definendo e programmando le varie attività sul territorio regionale, anche attraverso un Comitato regionale specifico per la valorizzazione dei dialetti di origine veneta. (…).

Parlando in generale a come si è giunti alla formulazione di questo testo unificato, è importante dire che le Proposte di Legge di partenza e specialmente la n. 21, a firma dei colleghi della Lega Nord, è stata depositata in Consiglio regionale oltre un anno fa. Questa tempistica, com’è del tutto evidente, sgombera il campo dall’idea che il presente testo sia, in qualche modo, il frutto di quelle dichiarazioni della Lega Nord, fatte questa estate, secondo le quali la difesa della storia e della cultura passa attraverso l’insegnamento dei dialetti nelle scuole. (...)

È giusto ricordare come illustri personaggi, nel secolo scorso, si erano già impegnati con la loro attività di ricerca storica e filologica (...). In particolare sono onorato di ricordare due grandi uomini: l’autorevole storico e linguista prof. Silvio Domini, di Ronchi dei Legionari, realizzatore, tra le altre cose, del monumentale "Vocabolario fraseologico del dialetto 'bisiàc”, nonché socio fondatore dell’Associazione culturale bisiaca, del Consorzio culturale del monfalconese e dell’Istituto giuliano di storia, cultura e documentazione e il poeta gradese Biagio Marin, che nella sua poesia ha sempre mantenute vive le radici che lo legavano alla sua terra alla sua cultura marinara, al suo dialetto.

Concludendo, è del tutto evidente che, nella situazione economica e sociale che sta vivendo la comunità regionale, le priorità d’intervento dell’Amministrazione regionale sono rivolte, e non potrebbe essere altrimenti, al superamento della crisi economica, di quella occupazionale e alla tutela delle fasce più deboli. Ciononostante il presente testo, può aiutare la comunità regionale a mantenere vive queste realtà storiche, culturali e linguistiche e, insieme alle altre comunità storico linguistiche presenti sul territorio, trovare quella coesione per superare l’attuale difficile fase congiunturale.

mercoledì 2 dicembre 2009

Sismica: migliora la legge grazie al Pd

Che la Regione Fvg avesse bisogno di una nuova normativa sulla sismica era evidente; ma si doveva proprio far tutto di fretta, con il rischio di trovarsi senza copertura finanziaria? E' la domanda che mi ha mosso nel presentare le osservazioni, come relatore di minoranza, al Ddl sulla Sismica voluto dalla Giunta Tondo. Ecco quindi le osservazioni avanzate a nome del gruppo del Partito Democratico:
1) Prima di procedere con l'approvazione, era meglio verificare l’impatto che avranno le nuove norme per la costruzione: questo avrebbe richiesto alcuni mesi e lo spostamento a fine anno dell’approvazione della legge. La Giunta e la Maggioranza hanno invece ritenuto di andare ad una rapida approvazione.


2) Ancora: come sarà coperto, finanziariamente, l'impegno che i Comuni si andranno ad assumere sia per quanto riguarda le costruzioni in zona sismica che per la definizione dei piani di tutela del territorio? Se infatti il Consiglio delle Autonomie Locali ha dato il suo ok, l’Anci ha invece reiterato la richiesta di risorse di personale e finanziarie. Anche qui, da Giunta e Maggioranza ben poca udienza.

3) Infine, il Ddl originario prevedeva procedure che sicuramente appesantivano il percorso di presentazione, verifica ed autorizzazione. Quindi si vuole semplificare o piuttosto complicare la vita dei cittadini?


Ecco perchè il Pd ha chiesto di far parte del gruppo ristretto tecnico di commissari della IV Commissione che esamineranno il Ddl.
Risultato? Sono state apportate modifiche ed emendamenti che hanno semplificato le procedure, dato certezza ai tempi di approvazione della verifica, e dato la possibilità alla Regione di individuare all’interno delle zone a bassa sismicità territori dove sarà possibile semplificare ulteriormente la procedura.

martedì 17 novembre 2009

Piano Casa all'esame del Pd

Piano casa all'esame di sindaci e consiglieri regionali: per chiedere un'importante modifica al documento appena approvato della Regione, ovvero introdurre la possibilità di un parere delle amministrazioni locali, che ora come ora possono solo accettare le decisioni che vengono imposte dell'alto. Questo il motivo per cui i consiglieri regionali del Partito Democratico hanno chiamato raccolta a Palmanova tutti i sindaci della regione (di destra e sinistra) e anche i consiglieri regionali di ogni schieramento. «Questo perchè la nostra posizione non è di ostacolo al Piano Casa – spiega il consigliere Giorgio Brandolin, relatore di minoranza del provvedimento – .Quello che però vogliamo fare, assieme ai diretti interessati, è riflettere sui miglioramenti che si possono proporre». Due essenzialmente le critiche rivolte al piano: la principale è appunto quella di non prevedere la possibilità di un intervento da parte di sindaci e Comuni, che sono invece gli enti più vicini al territorio e che quindi lo conoscono meglio di chiunque altro. «Messo così com'è – spiega Brandolin – il Piano non prevede che i Comuni possano intervenire nel processo decisionale: devono solo accettare quello che viene deciso a livello regionale. E questo potrebbe anche essere una via aperta alla cementificazione, in una regione che finora si era sempre tenuta al riparo da questi eccessi». La controproposta è quindi di prevedere almeno un silenzio-assenso, dando ai Comuni un determinato lasso di tempo entro cui poter intervenire, dopodichè verrà applicato quanto deciso a livello regionale. La seconda osservazione riguarda il fatto che si è voluto per forza mettere assieme due provvedimenti (Piano Casa e Codice dell'edilizia) che in realtà sono due cose completamente differenti: la prima infatti può essere di validità continuata, l'altra deve essere giocoforza legata al presente. «Solo dopo una dura battaglia siamo riusciti almeno a prevedere una temporizzazione del primo elemento – spiega ancora Brandolin – facendo sì che venisse introdotto un limite di cinque anni sulla sua validità. Altrimenti, questo regole avrebbero potuto entrare in vigore per sempre senza alcuna considerazione della situazione contingente». Sul provvedimento, poi, potrebbe anche pendere, secondo i consiglieri del Partito Democratico, una minaccia di incostituzionalità, visto che la Regione «va a toccare elementi che non sarebbero di sua competenza». Ecco perchè il Pd ritiene che una riflessione sul documento sia urgente, e debba vedere coinvolti i principali protagonisti, ovvero appunto i Comuni e i sindaci.