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giovedì 3 aprile 2014

Salvaseime: pronto il provvedimento!

Libertà ai Comuni di individuare aree, periodi e orari in cui sarà consentita la combustione controllata di materiale vegetale: è questo il contenuto dell'articolo 29 del Collegato Ambientale alla legge di Stabilità, presto in discussione alla Camera, rinominato il ''salvaseime'', in quanto ''salva'' il tradizionale falò epifanico e permette la combustione di residui provenienti da lavorazione agricola e forestale, pratica comune nei nostri campi. Mi sono attivato immediatamente, appena avuta la segnalazione del problema, presso il ministero dell'Ambiente.

L'articolo 29, ''Combustione controllata di materiale vegetale'', permetterà di salvaguardare queste antiche pratiche. Naturalmente, la combustione vedrà delle limitazioni, decise dai Comuni: aree e orari ben determinati, quantità giornaliere non superiori a tre metri/stero per ettaro, divieto nei periodi in c'è rischio di incendi boschivi. I Comuni avranno poi la facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale in tutti i casi di condizioni meteo sfavorevoli.

Con questo provvedimento riusciremo a sventare il pericolo di creare seri ostacoli all'attività agricola, senza per questo snaturare quell'importante azione di tutela del territorio che è la legge sulla Terra dei Fuochi.





mercoledì 19 marzo 2014

Chiusura Polfer Cervignano: interrogazione al Ministro Interni

Ho presentato in questi giorni al Ministero degli Interni un'interrogazione sulla chiusura del posto Polfer di Cervignano del Friuli. Nei giorni scorsi i giornali riportavano la notizia che il Ministero si appresterebbe a varare un piano di razionalizzazione delle Forze di Polizia in cui è prevista la soppressione di alcuni presidi territoriali, e tra questi  ci sarebbe chiusura del posto Polfer di Cervignano.

In particolare, da quanto si è appreso dalla circolare interna del Ministero degli Interni del 3.03.2014, il Ministero propone il taglio di un miliardo e 800 milioni di euro agli stipendi delle forze dell’ordine, la chiusura di undici commissariati, la soppressione di due compartimenti e 27 presidi della stradale e la cancellazione di 73 sezioni di polizia ferroviaria. Inoltre prospetta la chiusura di ben 73 sezioni provinciali della polizia postale, deputata a fronteggiare i reati telematici tra cui anche il cyberbullismo.

Questo piano di razionalizzazione non risparmia il nostro territorio. La ventilata chiusura del presidio Polfer di Cervignano  del Friuli ha suscitato grande allarme tra la cittadinanza già penalizzata dalla chiusura del commissariato di polizia. Inoltre, la stazione ferroviaria di Cervignano del Friuli è un nodo strategico per l’intera Bassa Friulana e  la Regione Friuli, e rimarrebbe senza alcun controllo da parte delle forze dell’ordine. Per garantire  la tutela dell’ordine pubblico rimarrebbero solo i pochi addetti di una stazione dei Carabinieri, con una microcriminalità in costante aumento.

Sarebbe invece opportuno potenziare il controllo con la possibilità di impiego del personale Polfer anche in compiti di pattugliamento nel territorio cittadino, in coordinamento con le altre forze di polizia. Da qui la richiesta di sapere dal governo se non sia possibile effettuare tagli alternativi senza intaccare importanti presidi di sicurezza che operano per la tutela del cittadino, con conseguente stralcio della ventilata soppressione del posto Polfer di Cervignano del Friuli, e nel caso in cui il taglio venga attuato, capire con quali criteri e modalità gli operatori della Polfer di Cervignano del Friuli verrebbero riassorbiti e riorganizzati nell’ambito delle Forze dell’Ordine.






venerdì 7 febbraio 2014

Alitalia: si deve tutelare il territorio

Benissimo il piano industriale Alitalia aperto e globale, auspicabile il rapporto con Etihad, giusto il piano industriale e di sviluppo dell'Aeroporto di Fiumicino, ma occorre ricordare ad Alitalia, la compagnia di bandiera del nostro paese, che esistono territori che hanno bisogno di lei, come il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte, con decisioni prese assieme e non affidate solo ed esclusivamente ai manager. Così ho replicato in aula al ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi in merito alla risposta data all'interrogazione a risposta immediata sulle ''linee portanti della possibile partnership finanziaria e industriale tra Alitalia ed Etihad''. 

Lupi ha spiegato che «Abbiamo presentato un Piano nazionale degli aeroporti che, per la prima volta, ragiona su aeroporti strategici e aeroporti di interesse nazionale. L'accordo tra privati deve essere funzionale a questo rilancio del piano industriale nel recuperare fette di mercato, dando nuova spinta all'occupazione e dando nuovo grande respiro». 

Ho replicato dicendo che tutte queste sono ottime premesse. Non dobbiamo però dimenticarci che Alitalia è la nostra compagnia di bandiera, e quindi deve prevedere particolare attenzione per i territori nazionali, specialmente quelli non toccati dall'offerta ''concorrenziale'' delle ferrovie. Penso alle isole, che hanno la necessità di collegamenti con il resto del paese e il mondo, ma anche il nord, come il Piemonte e il Friuli Venezia Giulia, e quindi mi auguro che si possa ben utilizzare le opportunità di Expo 2015.





lunedì 15 aprile 2013

Incontro con Rsu Selex

Lo stabilimento Selex di Ronchi dei Legionari non è attualmente compreso nel piano di ristrutturazione dell'azienda, ma questo comunque non evita le preoccupazioni, che son state espresse dalle Rsu aziendali nel corso del nostro incontro. «Siamo una realtà industriale all'eccellenza per i simulatori di volo – hanno spiegato – e, almeno per il momento, non colpiti in modo pesante dai piani di ristrutturazione». I tredici dipendenti identificati come esuberi, infatti, sono già destinati alla pensione. «Ma quello che preoccupa – hanno continuato – è il futuro: nonostante il carico di lavoro che non manca, è possibile che non ci siano richieste da parte dello Stato di prodotti che sono all'eccellenza nel mondo?» . Il riferimento è al fatto che il Ministero della Difesa, invece di sostenere aziende italiane che assicurano un elevato standard, si muova su altri mercati esteri. Proprio in tale senso è stato richiesto il mio impegno.  E io farò tutto il necessario perché tale situazione sia portata all'attenzione di chi di dovere. E' un obbligo dello Stato sostenere, nelle modalità a esso consone, realtà come questa, che sono fondamentali sia per l'occupazione che per l'economia locale».

mercoledì 7 novembre 2012

Il Pgt approvato in giunta deve tornare in discussione!

La Giunta regionale ha adottato il 31 ottobre la delibera riguardante l'adozione del Piano di Governo del Territorio (PGT), ma senza che nessuno abbia esaminato il documento nel suo aspetto finale. Quella esaminata in IV commissione del Consiglio regionale, infatti era solo una bozza ampiamente incompleta!


Non posso certo nascondere la contrarietà per l'adozione ultra rapida del Piano che in sede di parere del Consiglio delle Autonomie Locali e della IV Commissione era stato portato come bozza, mancante di parti fondamentali come il Documento Territoriale Strategico Regionale, la Carta dei valori e le norme tecniche di attuazione.Chiedo quindi all’assessore Riccardi di mantenere le promesse fatte in in occasione della discussione sulla bozza e quindi di riportare nella stessa commissione il PGT appena adottato per il parere definitivo, nonchè al Cal per un altro parere.».

Va da sé che una risposta negativa a tale richiesta configurerebbe un vulnus non da poco in una procedura già alquanto raffazzonata, a partire dalle prime inconcludenti mosse della riforma urbanistica dell’assessore Seganti seguite poi dal frettoloso iter imposto dell’assessore Riccardi. E faccio appello all’intera comunità regionale organizzata affinché faccia proprie queste mie preoccupazioni e richieda anch’essa a gran voce di essere protagonista nella riforma del Governo del Territorio.

venerdì 26 ottobre 2012

Osoppo: la zona industriale invade la Cimpello Sequals Gemona e la Regione che fa?

Il Comune di Osoppo prevede l'ampliamento della zona industriale proprio in corrispondenza del tracciato della viabilità strategica Cimpello-Sequals-Gemona, creando le condizioni di un serio conflitto con la previsione contenuta nel recente Piano regionale delle infrastrutture. E la Regione che fa? Sta a guardare. Questo il senso dell'interpellanza che i consiglieri regionali Giorgio Brandolin e Sandro della Mea (Partito Democratico) hanno presentato alla Giunta regionale, per capire come ci si sta muovendo nell'intricata vicenda della variante 11.


Ancora nel 2008, infatti, la Giunta regionale aveva deciso di sollevare delle riserve vincolanti sulla variante 7 del piano regolatore del Comune di Osoppo, che prevedeva l'ampliamento di 427.000 metri quadrati nella zona industriale di Rivoli. La variante non era poi entrata in vigore perchè la Giunta regionale non aveva mai deliberato la conferma di esecutività.

Nel dicembre del 2011, però, il Comune di Osoppo ha adottato la variante 11, che ripropone l'ampliamento della medesima zona industriale, senza però verificare il superamento delle riserve disposte dalla Giunta. Entro il termine di legge non sono però pervenute riserve vincolanti su tale variante da parte della Regione.

«Ecco perchè – affermano i consiglieri Brandolin e Della Mea – chiediamo i motivi per la mancata esecutività della variante 7, e quelli della mancata riserva sulla variante 11 (oppure la conferma della sua esecutività), e infine se la Giunta ritenga saggio e sensato confermare una variante urbanistica al Prg di un Comune quando le sue previsioni urbanistiche stridono in maniera oggettiva e più che evidente con uno degli atti di programmazione della viabilità più rilevanti, mettendo così in crisi la stessa scelta strategica infrastrutturale regionale».

giovedì 25 ottobre 2012

Traffico pesante: per la Regione è colpa dei Comuni!

Il traffico pesante sulle strade del mandamento? Secondo la Regione, è tutta colpa dei Comuni. Almeno così pare dalla risposta fornita dall'assessore Riccardi alla mia interrogazione, nella quale prima si afferma che il via vai di camion è positivo, poi si nega che il problema esista, e infine si sostiene che dovrebbero essere i sindaci a vietarlo!

Secondo quanto sostenuto da Riccardi nella risposta, infatti, il traffico pesante nelle città è un ''aspetto positivo'': «Occorre preliminarmente sottolineare che la segnalazione dell'intenso traffico di bramme siderurgiche è correlata ad un'attività del Porto di Monfalcone che si connota, in questo particolare momento economico, come un elemento positivo» scrive l'assessore, che continua: «Desta meraviglia che l'asserito intenso traffico su viabilità ordinaria incida sulla tenuta delle opere stradali, in quanto è nella responsabilità dei soggetti gestori delle arterie stradali garantire condizioni di sicurezza e stabilità delle infrastrutture e, in tal senso, non si hanno segnalazioni tali da ritenere che vi sia inadempienza da parte delle istituzioni deputate».



Nella risposta quindi Riccardi nega che il problema esista solo perché non ci sono segnalazioni di danni alla Regione, ma è proprio di questi giorni, guarda caso, il rifacimento di ampi tratti di via Colombo/via Boito a Monfalcone, ovvero la strada che esce dal Porto verso via Grado.

E la revisione del sistema di agevolazioni per chi sceglie la ferrovia, che penalizza il tratto Monfalcone-Porto Nogaro? Nessun accenno. Riccardi ricorda solo che l'Amministrazione regionale «ha da sempre privilegiato lo spostamento via ferrovia», ricordando i «130.000 euro a favore del Consorzio industriale dell'Aussa Corno per interventi di adeguamento strutturale della linea ferroviaria di collegamento tra il Porto di Monfalcone e Porto Nogaro».
 
C'è stato solo un debole impegno a verificare il regolamento contributivo, fatto a braccio senza esplicitarlo nella risposta ufficiale. Forse perchè ci si è resi conto che il solo adeguare l’infrastruttura non basta, evidentemente, a convincere le aziende a spostarsi su ferro.

Riccardi infine conclude ricordando che «il Consiglio regionale aveva autorizzato l'Amministrazione regionale a sostenere i traffici pesanti attraverso la rete autostradale quale viabilità alternativa al passaggio nei centri urbani. Le verifiche istruttorie del competente Servizio regionale hanno però evidenziato come con singole ordinanze degli Organi delle Autonomie Locali, sia stato inibito il passaggio dei mezzi pesanti all’interno del centro abitato da parte di convogli potenzialmente pericolosi, eliminando di fatto le criticità».

Scaricare sui sindaci la responsabilità di fermare il traffico pesante con una loro ordinanza, come suggerisce Riccardi, non mi sembra corretto. In primo luogo, perché la Regione ha la possibilità di intervenire, come detto sopra, e poi perché così facendo le aziende trasportistiche non vedrebbero risolti i problemi dei costi di passaggio, gomma o ferro che sia.

giovedì 18 ottobre 2012

I nostri dieci ''no'' al PGT

Perchè abbiamo detto ''no'' al Piano di Governo del Territorio? Perchè la giunta regionale pretendeva una sorta di "firma in bianco“ su una cambiale che non si sa chi riempirà di contenuti chiari, concreti e coerenti. Il progetto attuale, frutto del lavoro svolto dagli uffici con il supporto delle Università di Udine e Trieste, rappresenta solo una base di partenza analitica e di proposizione di argomenti. Con il parere negativo espresso alla fine della IV commissione, si è inteso evidenziare le molte incongruenze sulle modalità, sui tempi e sui contenuti del progetto.

Tutti i soggetti auditi finora hanno criticato il modo semplicistico di coinvolgimento (assemblee al posto delle conferenze di pianificazione). La Regione, poi, non considera nè “lo scenario di riferimento” (sviluppo euroregionale?), nè gli obiettivi e i tempi in cui raggiungerli. Anzi, nel documento si legge che la Regione non intende operare con la copianificazione per realizzare il passaggio delle decisioni assunte a livello statale ed europeo: parla di ''Sistemi territoriali locali'' senza precisare quali siano i criteri di riconoscimento, se la loro costituzione sia obbligatoria, nè entro quali limiti temporali dovranno essere operativi e con che funzioni. Non si specifica neppure chi approva l'accordo di pianificazione (i sindaci? La giunta o i consigli comunali dei comuni facenti parte dei sistemi?). Infine, nel progetto di PGT si afferma che “nell’area vasta si studiano le compensazioni”, ma non si chiarisce con quali fondi e con quali meccanismi. E sono solo alcuni dei punti critici....
In sintesi, il progetto di PGT risulta del tutto in contrasto con le Linee guida tuttora vigenti e approvate nel 2010, con tali e tanti punti di domanda e nodi irrisolti da aver portato la maggioranza del CAL ad esprimere pare negativo.

martedì 9 ottobre 2012

Disegno di legge sull'energia e carburanti: la Regione Ponzio Pilato

Chi sperava che il nuovo disegno di legge riguardante l’energia e la distribuzione dei carburanti, appena approvato in consiglio regionale, risolvesse i problemi del territorio su questi temi, è rimasto deluso: il documento infatti che non affronta le questioni strategiche in materia di energia, rinviando tutte le scelte importanti al futuribile Piano regionale dell’energia che non è dato sapere quando vedrà la luce. La maggioranza quindi si comporta come Ponzio Pilato: nel testo sui rigassificatori, ad esempio, ha abrogato dal testo inizialmente presentato la previsione che fosse la Regione a dare l'autorizzazione alla realizzazione di questi impianti, e quindi lasciando al Governo nazionale la decisione e rinunciando così a svolgere le proprie competenze. Una vera ‘’volontà di non scegliere’’.
Il Gruppo regionale del PD ha manifestato con forza la propria contrarietà anche sulla frammentazione delle competenze tra Comuni, Province e Regione e sugli eccessivi strumenti, piani e programmi che dovrebbero regolare la materia.
C’è da registrare però almeno un risultato positivo raggiunto dal gruppo del PD: grazie ad una nostra proposta, l’aula ha votato quasi all’unanimità, escluso la Lega Nord, un emendamento che elimina la possibilità del commissario ad acta per le amministrazioni comunali resesi inadempienti per il rilascio di autorizzazioni per nuovi impianti energetici, prevedendo invece un meccanismo di coinvolgimento attivo per il Consiglio regionale e il Consiglio delle autonomie locali per gli impianti ritenuti di pubblica utilità e quindi strategici dalla Giunta regionale. In questo modo si è evitato che la Giunta regionale decida sulla testa dei comuni e delle loro comunità senza che questi possano opporsi.
Questa piccola ma importante vittoria dimostra che è fattibile trovare una strada democratica e partecipativa per fare bene le cose, basta poi aver voglia di farle.
 

venerdì 5 ottobre 2012

Dopo la bocciatura del Cal, si ritiri la bozza di Piano del Territorio!

Facciamo appello a questa maggioranza di centrodestra affinchè blocchi questa bozza di Piano del Governo del territorio, bocciata dagli enti locali che sono i primi soggetti a doverla applicare.


Come volevasi dimostrare, infatti, l'arroganza e il voler fare le cose da solo e in tutta fretta dimostrati dall'assessore Riccardi sono state smascherati dalla volontà della maggioranza del Cal che ha bocciato la bozza di progetto del Pgt.

Come PD regionale sosteniamo che questo importantissimo strumento che andrà a modificare dopo 35 anni il governo del territorio non può essere fatto a colpi di maggioranza e assemblee ''pseudopartcipate''. Deve invece essere un percorso che coinvolgerà non solo i Comuni ma anche le realtà organizzate come quelle imprenditoriali, i sindacati e le categorie interessate. Già in sede di audizioni tutte le categorie (imprenditori, professionisti, costruttori e ambientalisti, per citarne alcuni) hanno espresso la necessità di avere tempo e luoghi per discutere di questo fondamentale strumento. Lo dimostrano le memorie da essi presentate al Consiglio Regionale. Invitiamo quindi con forza la maggioranza di centrodestra a non seguire il vergognoso comportamento dell'assessore Riccardi, dimostrando invece il rispetto che meritano le istituzioni della nostra regione che, al di là di chi è al momento al governo, necessitano di uno strumento urbanistico partecipato e condiviso, e non creato in modo raffazzonato e con contenuti poco comprensibili.

venerdì 28 settembre 2012

Aeroporto e Save.. qualche dubbio.

Nella seduta di ieri del Consiglio regionale ho interrogato l’Assessore regionale ai trasporti Riccardi per cercare di far luce sulla vicenda del bando che la Regione ha emesso per cedere parte delle quote della società di gestione “Aeroporto FVG SpA”.


In data 15/09/2012, infatti, è scaduto il termine per la presentazione della Manifestazione di interesse della “Procedura ad evidenza pubblica per la ricerca di un socio tramite permuta di quote azionarie della società Aeroporto FVG SpA”, e due giorni dopo, il 17, l’assessore Riccardi già annunciava che SAVE, unico partecipante, sarà il nuovo partner della Regione per gestire l’aeroporto.

A parte i dubbi sul dichiarare già che SAVE entrerà, visto che la manifestazione di interesse è la prima fase della procedura, perchè è nelle successive fasi 2 e 3 che si entra nei dettagli delle caratteristiche dell’offerta, tra cui il piano industriale, e nel caso in cui l’offerta non corrisponda alle aspettative può non essere aggiudicata, ma è anche un altro aspetto a destare dubbi.

Requisito essenziale già per l’ammissione alla procedura è il possesso di “azioni proprie”, il cui acquisto e costituzione di “azioni proprie in portafoglio” richiede un iter procedurale lungo e complesso. Cosa che potrebbe aver escluso di fatto da principio eventuali altri partecipanti, visto che il bando dava solo un mese di tempo per presentare l’offerta.

E poi la Regione ha scelto di procedere alla cessione con la permuta di quote del pacchetto azionario, come si capisce dalla risposta di Riccardi, rinunciando all’incasso immediato del valore delle quote cedute, per entrare in SAVE con una quota che potrebbe essere attorno al 3% ed un posto in consiglio di amministrazione.

Riccardi ha scelto di eludere la domanda, invece di rispondere puntualmente, parlando anche giustamente del tentativo di individuare un partner strategico per creare un network aeroportuale sinergico con Ronchi dei Legionari, cosa condivisibile, ma non ha spiegato come mai la procedura scelta ha di fatto escluso potenziali concorrenti visto che nessuno, tranne SAVE, ha presentato un’offerta. Probabilmente anche perché era difficile avere in breve tempo i requisiti per partecipare alla gara.

Non ci resta, ora, che aspettare in concreto cosa propone SAVE, con la fase due, sperando che lo spirito “piratesco” che ha animato le scorribande dei veneziani nei secoli scorsi sia scomparso.

mercoledì 19 settembre 2012

Cento sindaci ed esperti a Palmanova chiedono la Road Map per il Pgt

Che fine ha fatto la Road Map della giunta regionale sul Piano di Governo del Territorio? Elaborata lo scorso febbraio proprio per raggiungere l’obiettivo di condivisione e il recepimento di tutte le peculiarità del territorio e della comunità regionali, è stata stravolta dall’accelerazione improvvisa dell’assessore Riccardi che, smentendo se stesso a distanza di pochi mesi, per arrivare ad una approvazione definitiva del PGT in periodo pre-elettorale, ha tagliato il processo di coinvolgimento riducendolo all’ascolto di un “pseudo” tavolo tecnico.

Di questo si è parlato nell'incontro svoltosi a Palmanova su invito del consigliere regionale PD Giorgio Brandolin e del responsabile forum territorio PD FVG Maurizio Ionico che ha riunito più di cento amministratori locali, operatori e tecnici pubblici, esperti e professionisti di urbanistica, per parlare della bozza di progetto di Piano del Governo del Territorio approvata il 2 agosto scorso dalla Giunta regionale.

Il Piano di Governo del Territorio è, per il PD, uno strumento importante per la tutela dei patrimoni ambientali del Friuli Venezia Giulia, utile a limitare lo spreco e il consumo incontrollato del suolo, e dovrebbe rappresentare, nelle migliori intenzioni, lo strumento di condivisione per il futuro del FVG superando così il PUR (Piano Urbanistico Regionale) del 1978.

Con la decisione della Regione di non rispettare la Road Map, non solo non vengono minimamente coinvolti, ad esempio, gli enti locali, ma viene completamente tagliata fuori la comunità regionale formata dal mondo delle imprese, delle categorie economiche e delle professioni, che si ritroverà un pacchetto preconfezionato senza possibilità di partecipazione e condivisione. È inaccettabile che gli interessi elettorali prevalgano sulle ragioni del confronto, attraverso l'adozione quanto prima possibile di un PGT purchessia. E la bozza adottata, aldilà di alcuni principi enunciati e alcune idee di massima sull’applicabilità del Piano, non fornisce agli interessati, soprattutto i Comuni che sono in prima linea poi per applicare il Piano, le “ricette” per raggiungere gli obiettivi, togliendo loro di fatto la possibilità di entrare nel merito dei problemi prima dell’approvazione definitiva del Piano.

C'è da chiedersi, poi, se il Piano ha valore e può funzionare anche in assenza di una nuova legge sull'urbanistica e di una sul riordino degli Enti Locali (basti pensare all'area vasta). Tutti gli interventi hanno ieri messo in evidenza, quindi, la necessità di fare le cose meglio e con più tempo per riflettere e raccogliere il contributo di tutti. Perciò, indipendentemente dai Tavoli Tecnici e dalla prossima assemblea di pianificazione del 24 settembre, il PD avvierà un approfondimento senza rinunciare, al di là delle procedure amministrative coercitive messe in campo dall’assessore Riccardi, a mettersi in relazione con l’intera comunità regionale, sentendo anche il mondo delle imprese, delle categorie economiche e delle professioni.

lunedì 3 settembre 2012

Villa Russiz: di chi la responsabilità?

La giunta regionale condivide l'operato di chi dirige Villa Russiz e di fatto, come dichiarato dall'ex direttrice della Casa famiglia, ha allontanato le religiose che la gestivano ''mettendo a rischio le competenze educative''? É questa la domanda contenuta nell'interrogazione a risposta immediata con la quale chiedo una presa di posizione sulla vicenda. Non si tratta di difendere le suore, bensì di chiedersi se un'ente come Villa Russiz, che dovrebbe essere orientato alla formazione e sostegno dei giovani in difficoltà, non avrà delle ripercussioni da questa vicenda.

La Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice - Don Bosco è l’ultima, in ordine di tempo, congregazione religiosa di suore ad occuparsi dell’attività educativa dei minori ospiti di Villa Russiz, e la convenzione in essere tra la Fondazione e la congregazione avrebbe termine il prossimo anno, ma abbiamo appreso che la Congregazione si appresta a lasciare già ora l’Istituto, giustificando l’anticipato abbandono con il clima di sfiducia che sarebbe venuto a crearsi con i componenti del Cda, dopo che, invece, lo scorso mese di luglio si era palesata una soluzione perlomeno temporanea per scongiurare questo evento.

L'odierno istituto "A. Cerruti" Villa Russiz è un Ente Pubblico retto da un Consiglio di Amministrazione di sette membri che viene nominato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che tra l’altro indica il Presidente, e da altri Enti Territoriali (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Fondazione Carigo, Bcc), sovrintendente l'attività di assistenza ai minori e la gestione del patrimonio agricolo che consta tra l'altro di 35 ettari di vigneti Doc Collio.

La storia della presenza delle religiose a Villa Russiz è ormai centenaria e l’attività delle stesse si è anche aperta alla comunità locale con l’organizzazione di progetti diversi. Chiedo quindi al Presidente della Regione Renzo Tondo se sia a conoscenza del problema ed abbia individuato eventuali responsabilità in merito all’allontanamento delle religiose da Villa Russiz all’interno del Cda della Fondazione, e come intenda eventualmente intervenire nei confronti di chi ha permesso che ciò sia avvenuto.

venerdì 27 luglio 2012

Traffico pesante nei Comuni del mandamento: che cosa farà la Regione?

Un'azione unitaria tra Province e Comuni interessati per fare pressing sulla Regione Fvg per arginare l'intenso traffico di mezzi pesanti che trasportano bramme siderurgiche negli abitati dei Comuni interessati dalla viabilità ordinaria tra il Porto di Monfalcone e la zona industriale di San Giorgio di Nogaro: questa è la mia proposta, contenuta anche nell'interpellanza presentata ieri in consiglio regionale per sapere che cosa intenda fare l'Assessore regionale per arginare e bloccare tale condotta impropria, che mette a repentaglio la sicurezza del traffico normale negli abitati interessati e la “tenuta” delle opere stradali.


Il traffico di mezzi pesanti, che occupa in maniera costante strade diverse (comunali, provinciali, regionali) impegnate da tante tipologie di traffico (locale, compreso il ciclo-pedonale, turistico e di scorrimento), incida pesantemente anche sulla “tenuta”, appunto, della sede stradale e delle opere connesse (incroci, rotonde, ponti, ecc) alcune di esse appena rifatte.

I punti di partenza e arrivo (Porto di Monfalcone e comune di San Giorgio di Nogaro) sono collegati comodamente da viabilità autostradale con relative bretelle di collegamento, e oltretutto in passato sono stati effettuati investimenti di milioni di euro per collegare i porti anche con la rete ferroviaria sia a Monfalcone che a San Giorgio di Nogaro!

Inoltre, i mezzi pesanti sono stati anche visti utilizzare l’autostrada A4, come giustamente dovrebbe essere, dato che il traffico pesante sulla viabilità locale dovrebbe essere, tra l’altro, anche vietato ai non autorizzati.

Per questo, in conclusione, chiedo che la Regione si muova per risolvere una situazione divenuta ormai insostenibile.

mercoledì 25 luglio 2012

Raccordo Schiavetti-Ronchi Sud: la regione Fvg condivide le nostre preoccupazioni


«Non condivido la linea di Rfi: non può essere un mero calcolo ricavi/costi, ma è necessaria anche una valutazione di generazione di traffico». Questa la risposta che l'assessore Riccardo Riccardi ha dato alla mia interrogazione sul futuro del raccordo Schiavetti allacciato a Ronchi Sud dopo gli annunci di dismissione da parte di Rfi. Una risposta che ho apprezzato, perchè condivide le mie preoccupazioni, e che adesso però vogliamo passi dalle parole ai fatti. Per questo continueremo a vigilare.

Nella mia interrogazione, avevo ricordato che per il raccordo sono stati spesi nel tempo svariati milioni di euro (parte con contributi regionali) sia per ammodernamenti sia per manutenzioni, e che la fornitura via rotaia è la principale previsione di approvvigionamento della costruenda centrale a biomasse in località Bistrigna (il principale attuale fruitore del raccordo, ovvero Mulini De Franceschi, rinuncia però all’utilizzo per gli alti costi imposti da Trenitalia). Esiste inoltre una volontà, supportata dagli enti locali, di prolungare il raccordo, per raggiungere altri insediamenti produttivi ancora non serviti (Ansaldo, Fincantieri). La dismissione, quindi, vanificherebbe tutti gli sforzi compiuti per la infrastrutturazione delle aree del Consorzio Industriale e sarebbe un altro duro colpo per la delicata situazione dell’economia del monfalconese.

La risposta fornitami dalla Giunta Regionale riconosce che Rfi non ha investito risorse proprie nel raccordo, e nonostante ciò ha richiesto un canone di 50.000 euro non sostenibile al confronto con la gomma.

Sul tema è in corso un confronto serrato, e la Regione Fvg sta da tempo tentando una mediazione con Rfi: nei giorni scorsi, ha comunicato l'assessore, c'è stato un confronto «dai toni duri», di cui si relazionerà ai raccordati il prossimo lunedì.

venerdì 20 luglio 2012

Elettrodotto: la Regione ha abbandonato i Comuni

«Che fine ha fatto il lavoro del consulente, pagato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che aveva individuato alcune ipotesi alternative al tracciato dell'elettrodotto Redipuglia-Udine proposto da Terna, contraddistinto da un forte impatto ambientale? Che fine hanno fatto gli impegni assunti dal Presidente Tondo e dalla Lega in Consiglio Regionale solo un paio di mesi fa per individuare una soluzione progettuale condivisa?»


Queste le domande che ho posto, assieme al Segretario Provinciale del PD udinese Andrea Simone Lerussi, dopo la comunicazione dell'avvio delle procedure per l'approvazione definitiva del progetto proposto da Terna nella costruzione dell'elettodotto Redipuglia-Udine e le sollecitazioni delle imprese.

Con la decisione di procedere con il progetto, la Giunta Regionale e la Lega, dopo quattro anni di inerzia e di impegni al dialogo e alla valutazione delle ipotesi alternative, hanno preso in giro il territorio e le istituzioni locali. La Giunta ha quindi preso in giro il territorio e le istituzioni locali rinunciando al governo della Regione limitandosi a fare il passacarte.

Non si discute la necessità di rafforzare la rete per trasferire elettricità e a gestire i picchi o le cadute energetiche, ma ciò deve e può essere fatto con la partecipazione e condivisione delle amministrazioni locali. La Regione, paralizzata per 4 anni, ha dapprima garantito che l’opera non sarebbe stata fatta (!) e, successivamente, si è svegliata dimenticandosi del proprio ruolo e del dovere di valutare correttamente i progetti che le competono.

Va poi ricordato che la Giunta, oltre a non avere formulato il Piano Energetico Regionale, non ha affrontato le modalità di coinvolgimento delle due centrali che producono energia, a Monfalcone e a Torviscosa, al fine della fornitura di elettricità alle imprese nell'ambito delle liberalizzazione del mercato.
Per il PD la soluzione doveva e poteva essere presa due anni fa, senza sprecare tempo come colpevolmente ha fatto la Giunta Regionale, dando il via libera a un tracciato che utilizzasse corridoi o dorsali esistenti e l'interramento della linea a doppia terna laddove le circostanze lo richiedevano.

lunedì 9 luglio 2012

Abolite con un blitz le conferenze di pianificazione: Comuni esclusi dalla gestione del territorio!

Ancora una volta l'Assessore Riccardo Riccardi ha compiuto una scorrettezza istituzionale: con la Legge di Assestamento di Bilancio 2012 è riuscito a demolire l'impostazione condivisa sull'elaborazione del nuovo strumento regionale di governo del territorio (PGT), che garantiva la più ampia partecipazione dei Comuni e dei soggetti che operano alla scala locale.


Nottetempo, l'Assessore ha imposto un emendamento per la soppressione delle Conferenze di copianificazione, introducendo invece le assemblee di pianificazione che sono la solita passerella dell’Assessore con i sindaci ridotti a spettatori. E questo nonostante la Giunta regionale, adottando lo scorso 25 marzo lo specifico Regolamento attuativo, avesse affermato testualmente, "la pianificazione territoriale non sarà più "gestita a cascata", con competenze discendenti dalla Regione (…) sarà la Conferenza di copianificazione a determinare le scelte sul territorio".

Invece, dopo che il Consiglio delle Autonomie e Anci avevano chiesto ed ottenuto dalla Regione delle modifiche con particolare riferimento alla fase di coinvolgimento degli enti locali, si è fatto quello che si è voluto, di fatto sacrificando l'utilità del provvedimento alla necessità di avere qualche risultato, sia pur solo formale, da mostrare a fine legislatura.

Le Conferenze di copianificazione rappresentano uno strumento di coinvolgimento e confronto fra una pluralità di attori locali e la Regione, e sono necessarie per l'approfondimento sia degli obiettivi da raggiungere, cioè per riflettere sulfuturo del Friuli Venezia Giulia, sia dei contenuti concreti del nuovo PGT.

Riccardi, con la scusa di fare presto dopo aver perso la bellezza di tre anni a fare niente, cancellando le Conferenze dimostra come il centrodestra abbia fatto perdere cinque anni alla comunità regionale, nel campo della gestione del territorio come in altri campi. Senza contare, poi, la scorrettezza istituzionale di discutere di pianificazione e di governo del territorio nell'ambito di un provvedimento che si occupa di Bilancio e soldi.

lunedì 28 maggio 2012

Disinteresse sul Porto? Tutto del centrodestra!

Come gruppo consiliare,abbiamo lavorato a fondo alla nuova legge sul Porto: ci siamo impegnati nellecommissioni e nelle audizioni, abbiamo incontrato i lavoratori, le imprese e gli operatori degli scali, ci siamo fatti portatori delle loro esigenze. Quando però ci siamotrovati di fronte a un netto rifiuto alla discussione, specialmente su duepunti per noi pregiudiziali, non abbiamo potuto soprassedere. Ecco il perchè del nostro ''no'' alla nuova legge.


Non è, come afferma ilconsigliere Razzini, un ''tradimento'' del territorio, anzi. Avevamo chiestodue cose a questa giunta: primo, che ci fosse un confronto con il Governo perevitare future conflittualità tra la legge regionale e nazionale (cosa fattasolo in parte). Secondo, e importantissimo (anche perchè su richiesta deisindaci di Monfalcone e San Giorgio di Nogaro) prevedere la partecipazione, enon solo la consultazione, degli enti locali nella progettazione delle opereinfrastrutturali attrraverso lo strumento dell'intesa. Qui da Riccardi è arrivato un secco no, e anche Razzini non ha voluto sostenere la richiesta: di conseguenza, ha votato contro gli interessi del Comune in cui è consigliere comunale.

Con i nostri emendamenti, votati all'unanimità, abbiamo inserito due importanti modifiche. La prima all'articolo 1, dove viene ribadita la necessità di coordinare lo sviluppo dell'intero sistema portuale regionale, Monfalcone, Porto nogaro e Trieste (ovviamente dopo la modifica della legge nazionale, ed ecco l'importanza di un confronto con lo Stato). La seconda, all'articolo 13, dove per evitare speculazioni e monopoli sulle strutture portuali, abbiamo inserito un comma (votato all'unanimità) che nel progetto di finanza salvaguardia imprese, lavoratori ed operatori degli scali. Razzini e il centrodestra non hanno proposto alcuna modifica sostanziale, a dimostrazione non solo di una mancata analisi approfondita del tema, ma anche della sudditanza all'autoritarismo dell'assessore regionale.

Adesso, che dire? Speriamo. Speriamo che la legge favorisca e non ostacoli le due opere di cui lo scalo di Monfalcone ha bisogno, ovvero il piano regolatore e l'escavo del canale (che sicuramente, però, questa legge non accelererà). Noi il nostro lavorol'abbiamo fatto, speriamo di non dover adesso fare quelli che dicono «Ve l'avevamo detto».

giovedì 19 aprile 2012

la Cantina Produttori Cormons messa a rischio dall'inerzia della Regione


Non bastano l'impegno, non bastano gli investimenti per milioni di euro fatti dai Produttori di Cormons: l'inerzia della regione mette a rischio una realtà importante per il nostro territorio come la Cantina produttori di Cormons. Lo denuncio in un'interrogazione a cui ho avuto risposta oggi.

Perchè? Perchè il ddl  Disposizioni per la cessione dei beni trasferiti alla Regione con decreto legislativo 10 dicembre 2010, n. 255 …" posto come odg all'aula a febbraio del 2012, da allora è scomparso dall'agenda di discussioni. La motivazione è il timore di una possibile procedura di infrazione europea. «Si stanno svolgendo gli opportuni approfondimenti per evitare che il testo normativo, così come licenziato dalla II commissione consiliare, possa provocare l'avvio di una procedura di infrazione» è la risposta fornita dalla giunta regionale.

Il ddl è infatti urgente per una struttura come la Cantina Produttori di Cormons, che ha visto oltre 17 milioni di euro di investimenti da parte dei produttori, a fronte di solo un milione e 200mila euro di fondi statali per la sua realizzazione. Senza l'approvazione del ddl, è di fatto impossibile l'accesso ai fondi di sostegno. E non si tratta di pochi spiccioli: la disciplina comunitaria in materia di aiuti di stato per il settore agricolo, per gli investimenti connessi alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti agricoli, prevede percentuali di sostegno importanti.

Si ricorda che l'impianto è in in gestione alla Cantina Produttori di Cormons, ma l’ultima proroga è scaduta il 14 di aprile. L’affidamento è a titolo gratuito, ma la Cantina deve provvedere alla manutenzione, ordinaria e straordinaria. Migliorie e ampliamenti sarebbero invece a carico dello Stato: essendo quest'ultimo senza fondi, a provvedervi è stata la stessa Cantina, preventivamente autorizzata.

E invece di sostenere queste attività che cosa fa la Giunta? Affermando di temere una possibile procedura d'infrazione europea, invece di inviare il documento a Bruxelles per un parere che avrebbe fugato ogni dubbio in pochi mesi, ha richiesto un parere alla Direzione Finanze e adesso all'Avvocatura, con il risultato di impantanare la discussione di un provvedimento così importante per una delle principali realtà produttive della nostra regione.



lunedì 31 ottobre 2011

Il mistero della variante 56

Chi sta bloccando i lavori della variante alla SR56 sul territorio comunale di Gorizia? Chi è che frena l’attuazione di questa importante ed atteso svincolo stradale già finanziato da anni? Sono queste le domande che ho posto all’assessore regionale alle infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale e lavori pubblici Riccardo Riccardi con una interrogazione urgente. La risposta di Riccardi non ha chiarito nulla: pare infatti che nessuno sappia niente di questo iter, anche se dalle parole dell'assessore regionale si intuisce che a non aver adempiuto ai suo obblighi sia il Comune di Gorizia.

E’ una situazione che ormai rasenta il paradossale. E’ dal 2006 che esiste un progetto ed un accordo tra Regione, Provincia e i Comuni di Gorizia e Mossa per attuare la variante alla SR56. Un tratto importantissimo per la vivibilità della gente di Mossa e Lucinico e per una prospettiva di sviluppo della destra Isonzo.
Le ragioni per attuare questo svincolo stradale erano, e sono, almeno tre, una più importante dell’altra:

1. Alleggerire la portata del traffico che letteralmente soffoca le comunità di Lucinico e Mossa.

2. Creare una direttrice per il flusso pesante sulla Udine-Gorizia indirizzata verso la rete autostradale e la rete stradale slovena, escludendo gli abitati.

3. Porre in essere una struttura per il collegamento tra la Zona Industriale di Gorizia (ormai satura), e quella di Mossa, in una prospettiva di ampliamento operativo del Consorzio Zona Industriale e Artigianale goriziano e, nondimeno, di area adeguata ad un'auspicabile attività logistica di retro-porto.

La Giunta Regionale (con DGR 919 del 05/05/2006) ha assegnato al Comune di Mossa 1.600.000 euro e al Comune di Gorizia 1.800.000 euro, mentre la Provincia di Gorizia parallelamente si era impegnata per la costruzione di una rotonda in Comune di Mossa (opera già realizzata). Successivamente la giunta regionale ha stornato il finanziamento di 1.800.000 euro a favore del Comune di Gorizia a fronte di un riconoscimento finanziario pari a 3.250.000 euro per maggiori oneri previsti nel tratto di competenza di detto Comune.

«I lavori in argomento – ha spiegato Riccardi – sono stati assegnati al Comune di Gorizia con atto di delegazione amministrativa l'11.08.1999, ma il finanziamento previsto non copriva tutti gli oneri per la realizzazione delle opere, quindi con successiva delibera la Giunta ha assegnato uno stanziamento integrativo di 3.250.000 euro».

Al momento quindi la rotonda è fatta, il Comune di Mossa ha esperito la gara di appalto per i lavori di sua competenza, mentre quello di Gorizia è ancora al progetto definitivo, come si legge sul sito web ufficiale del Comune stesso. Manca ancora l’approvazione del progetto esecutivo e tutta la procedura d’appalto e assegnazione lavori. Se tutto va bene se ne riparla a fine 2012, ma saranno tempi certi? Non credo. Tanto è vero che ho invitato Riccardi a convocare, per la la prossima settimana, una riunione con il Comune per definire tempi e fondi.

È del tutto evidente che l’anello debole di questa storia infinita è il Comune di Gorizia. Probabilmente il sindaco Romoli, che è anche assessore ai lavori pubblici, non ritiene prioritaria quest’opera, al pari di altre, la quale invece ha una rilevante valenza sia per il vivere quotidiano della gente, sia per le prospettive di sviluppo economico. Questo in dispregio di quanto aveva più volte affermato al consiglio di quartiere di Lucinico. Voglio capire, inoltre, perché la Regione, che è l’ente finanziatore, non si è adoperata tempestivamente per sollecitare il Comune capoluogo a stare al passo con gli altri soggetti attuatori.

Tra l’altro, con questo andazzo c’è il notevole rischio di un ulteriore incremento dei costi di realizzo dell’opera. Spero veramente che ci sia un sussulto di responsabilità perché c’è l’assoluta necessità di questa struttura, la cui vicenda è ormai vergognosamente simile a una telenovela senza fine.